Sezione Wellness
WELLNESS

 

 

 

GENNAIO 2008:

 

OSTEOPOROSI:

La malattia che consuma le donne. Colpisce 20 milioni di italiane, influendo sul normale svolgimento della vita quotidiana. Diagnosi precoce, alimentazione ed attività fisica possono aiutare a combattere l'osteoporosi. Il “tarlo silenzioso” affligge la maggioranza delle donne durante e dopo la menopausa. Un dato significativo in un’Italia che detiene la più alta percentuale di anziani in Europa. La diminuzione di calcemia, mineralizzazione, e massa ossea, che caratterizza l’insorgere della malattia, aumenta il rischio di fratture. “L’osteoporosi colpisce le donne rispetto agli uomini in un rapporto pari all’80-20%, per via delle alterazioni ormonali che in età post-menopausale incidono sul metabolismo osseo”.  Ma è la stessa conformazione scheletrica più esile a renderle soggetti ad alto rischio”, dichiara il Dott. Stefano Salvatori responsabile del “Centro Osteoporosi” di Villa Valeria a Roma.

Il fenomeno si distingue dal naturale e fisiologico indebolimento dello scheletro umano che coinvolge tutti gli individui col passare degli anni. “Il fattore che determina la differenza da chi è affetto da osteoporosi e chi no, è il rischio di frattura in condizioni in cui non dovrebbe esserci”, spiega Salvatori. “Se una donna cade stando in piedi o da seduta provocandosi una frattura, vuol dire che la qualità dell’osso non è normale”.

Tuttavia il “British Medical Journal” classifica l’osteoporosi come disturbo e non come malattia. “Io la considero una patologia. È un’alterazione della matrice ossea ed il trattamento è farmaceutico. Non è da trascurare, soprattutto per l’impatto che può avere sulla società. Anche nelle forme non gravi (cioè non associate a patologie concomitanti) influenza gravemente la vita quotidiana”, continua lo specialista.

Ma quali sono, oltre a sesso ed età, gli altri fattori di rischio? “Scarsa attività fisica, alimentazione povera di calcio, fumo, alcool, obesità, perdite di peso incontrollato ed appartenenza alla razza bianca, unico elemento ereditario della malattia”. In una donna già abituata ad un’alimentazione corretta e all’attività fisica il rischio è notevolmente minore. In caso contrario è consigliabile un approccio dolce allo sport, che riattivi la mineralizzazione e renda l’osso più forte, “Ideali, la ginnastica in acqua o l’aerobica leggera, perchè annullano il pericolo di caduta e portano la paziente a collaborare e a non smettere in breve tempo”.

Malattia subdola, l’osteoporosi, soprattutto per il suo carattere asintomatico, “La diagnosi è quasi sempre tardiva e spesso emerge da esami occasionali”. L’assoluta importanza della prevenzione è come al solito evidente e, nel caso di questa patologia, “Non è poi così gravosa. Basterebbero dei regolari controlli ematoclinici, dai 45 anni, ed una MOC, ripetuta periodicamente a seconda del rischio riscontrato”. Riconosciuta a fini terapeutici tra i più efficaci esami strumentali, la MOC è rimborsabile dal Ministero della sanità.

Ma cosa fare quando la patologia si è già sviluppata? “L’osteoporosi si può bloccare e, soprattutto, curare. Esistono farmaci per via orale o endovenosa che, stimolando il metabolismo osseo, riducono il rischio di frattura”, assicura Salvatori. “Il progetto del Centro Osteoporosi di Villa Valeria si basa proprio sulla visita al paziente e sulle cartelle che, inserite in specifici database, ci danno la possibilità di mantenere un controllo sistematico a distanza e prescrivere gli esami adeguati in vista di prevenzione e terapie”. Essendo le alterazioni ormonali post-menopausa la causa principale di osteoporosi è, inoltre, consigliabile una adeguata terapia ormonale sostitutiva da concordare con il vostro ginecologo.

Di osteoporosi non si muore,dunque, ma se lasciata inosservata, può peggiorare enormemente il vissuto quotidiano proprio nell’età in cui essere socialmente attivi è condizione necessaria per godersi le conquiste di una vita.

  

crew AISS "Il nuovo modo di intendere lo Sport"


CELIACHIA? Cosa è...

 

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale.L’incidenza di questa intolleranza in Italia è stimata in un soggetto ogni 100/150 persone. I celiaci potenzialmente sarebbero quindi 400 mila, ma ne sono stati diagnosticati intorno ai 65 mila. Ogni anno vengono effettuate cinque mila nuove diagnosi ed ogni anno nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo del 9%. Per curare la celiachia, attualmente, occorre escludere dalla dieta alcuni degli alimenti più comuni, quali pane, pasta, biscotti e pizza, ma anche eliminare le più piccole tracce di farina da ogni piatto. Questo implica un forte impegno di educazione alimentare. Infatti l’assunzione di glutine, anche in piccole dosi, può causare danni. La dieta senza glutine, condotta con rigore, è l’unica terapia che garantisce al celiaco un perfetto stato di salute.

Elenco Esercizi Informati nel Salento (Ristoranti/ Pizzerie/Hotel):

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News Associazione Istruttori Sportivi Salento (21/03/2008)

 

 

SOFFRI DI FITNESS FOBIA? Ecco la cura:

 

E' possibile convincere un'amica affetta da pigrizia cronica a fare un po' di movimento? Lo abbiamo chiesto a Viviana Ghizzardi, personal trainer fondatrice e anima della nota agenzia milanese specializzata nel benessere a domicilio Incorporesano. di Valentina CaianiQuali sono le caratteristiche di una ''fitness fobica''?
<<Sotto questa etichetta ironica possiamo raggruppare diversi tipi umani che confluiscono in due gruppi fondamentali: i vorrei, ma non posso e quelli totalmente convinti che lo sport non sia affar loro. Entrambi, messi davanti alla necessità di cominciare un qualsiasi tipo di attività fisica, accampano scuse. I primi, in genere, rispondono di non avere tempo. I secondi, più difficili da convincere, rifiutano l'idea di muoversi, di sudare, di fare fatica.>>Qual è l'approccio ideale?
<<Sempre molto morbido perché in fondo si tratta di far fare a queste persone una cosa che a loro non piace. Il messaggio che deve assolutamente arrivare a chi ha una visione stressante dello sport e lo considera non consono al proprio modo di essere, è che il vero motivo per cui occorre muoversi non è tanto il raggiungimento di obiettivi estetici, ma una questione di rispetto nei confronti del proprio corpo, il raggiungimento di un reale stato di benessere psico-fisico e una migliore percezione di sè. Ed è un messaggio valido in generale. Tanti si rivolgono ai personal trainer per perdere tot centimetri in una zona specifica, ma la risposta è sempre la stessa: l'importante non è come sarai, è come ti sentirai.>>Qual è l'attività più indicata per una ''fitness fobica''?
Un allenamento che richieda un forte coinvolgimento mentale: yoga, pilates, tai-chi... Le persone di questo tipo, infatti, tendono a prendere lo sport 'di testa': vogliono capire, capirlo e capirsi. Queste discipline, oltre ad avere una parte meccanica, permettono ai "fitness fobici" di ampliare le proprie conoscenze. Le conoscenze generali perché vantano una lunga tradizione, una storia, e sono specchio di culture lontane. E le conoscenze personali perché, di lezione in lezione, oltre a dare una sensazione di maggiore benessere (con osservazioni che vanno dal "cammino meglio" al "mi è passato il mal di schiena"), aumentano la percezione del proprio corpo dalla respirazione ai muscoli (qui, la frase tipo è "finalmente mi sento").

E per chi, invece, lamenta il poco tempo a disposizione?
<<Sicuramente un personal trainer: permette di eliminare quelli che il "fitness fobico" considera i tempi morti della palestra (andata e ritorno, doccia in loco, etc.). Inoltre, non esige un calendario: un personal trainer è disponibile quando e dove vuoi. Basta un'ora fatta bene alla settimana.>>
E se uno replicasse: oltre al poco tempo, non ho spazio?
<<E' la domanda più frequente. E la risposta è: hai un tappeto in casa? Per una lezione con il personal trainer è sufficiente uno spazio di 1,80 x 0,70 metri.>>

 

crew AISS


News AISS (2008-04-04;20:21:29)

 LA POSTURA:

La postura, che può essere intesa come la posizione del corpo nello spazio sia in condizioni statiche che dinamiche, si caratterizza per l'esigenza del mantenimento dell'equilibrio in una condizione, come quella umana, di continue sollecitazioni dovute alla forza di gravità. La postura rappresenta infatti la risposta dell'organismo a tale forza, il che si traduce nella necessità di continui adattamenti del corpo alle condizioni statiche e dinamiche, in rapporto con l'ambiente che ci circonda e con gli obiettivi del movimento.
Le caratteristiche della postura si basano su un sistema estremamente complesso, al quale concorrono fattori neuorifisiologici e biomeccanici, ma anche emotivi e relazionali. La postura è infatti il risultato dell'interazione tra cervello, organi sensoriali, stati emotivi: al cervello arrivano continuamente informazioni dagli organi di senso; l'integrazione e l'elaborazione di questi dati consente la regolazione della postura grazie e specifici comandi del sistema nervoso centrale. Una postura corretta e funzionale è caratterizzata da assenza di tensioni muscolari asimmetriche e anormali e corretti rapporti tra i vari segmenti corporei.
Una postura scorretta o "disfunzionale" tende a determinare alterazioni nello stato di tensione muscolare, articolare, fasciale. Ogni disequilibrio delle catene muscolari provoca asimmetrie e cambiamenti nelle funzioni di movimento, con conseguenti alterazioni posturali che portano ad adattamenti e compensi di tutta la struttura.

I problemi posturali: origine e conseguenze


Ogni possibile problema ai diversi sistemi percettivi può causare variazioni posturali più o meno importanti.
Gli esempi possono essere molteplici: un problema visivo potrà comportare immediate alterazioni nella tensione dei muscoli sottonucali e, di conseguenza, adattamenti nella tensione delle catene muscolari collegate. Allo stesso modo, se pensiamo agli effetti di una distorsione alla caviglia, un alterato recupero della funzionalità dei recettori articolari comporterà delle variazioni nell'appoggio del piede, con conseguenze verso le ginocchia, il bacino, la colonna.
Problemi al bacino potranno condizionare le modalità di appoggio degli arti inferiori quando siamo in piedi: se fate attenzione noterete spesso che molte persone nella posizione eretta rimangono in appoggio solo su una gamba, di solito sempre la stessa. Come mai? E con quali conseguenze?
Ma avete provato ad osservare la postura di una persona allegra e felice? E a confrontarla con quella di una persona triste o depressa? Il collegamento tra postura e personalità rappresenta una ulteriore chiave di lettura da utilizzare rispetto alle cause dei possibili problemi posturali.
Una postura non corretta può essere all'origine di una molteplicità di problemi: asimmetrie e alterazioni delle tensioni comportano un aumento del tono muscolare in alcune parti del corpo; se questo si protrae nel tempo si determinano fibrosi, problemi vascolari, indolenzimento locale, riduzioni di movimento a livello osteoarticolare.
A loro volta muscoli e tessuti fibrotici non consentono un ritorno fisiologico alla postura equilibrata. Mal di schiena o cervicalgie hanno spesso questo tipo di origine, ma se pensiamo che posture errate e mantenute nel tempo possono comportare un aumento delle compressioni sui dischi intervertebrali, si può facilmente comprendere come posture scorrette siano da mettere in relazione con la formazione di ernie discali o con processi degenerativi quali l'artrosi.
Infine, mentre in condizioni di equilibrio il dispendio energetico è minimo, uno stato continuo di tensione muscolare ne comporta un aumento costante.

La postura a scuola


Come sta uno studente a scuola? Nella maggior parte dei casi rimane seduto per ore e ore. Ma con quali posture e con quali conseguenze?
Spesso le posture scorrette non vengono osservate, né vengono considerate le conseguenza negative che queste, soprattutto a lungo termine, possono procurare.
Questo succede, ad esempio, quando si mantiene una posizione lateralizzata, o molto curva in avanti per leggere o scrivere, il che comporta una maggiore sollecitazione di una serie di muscoli e una diminuzione della loro elasticità, determinando con il passare del tempo un funzionamento non equilibrato delle catene muscolari e fasciali. Di qui, ad esempio la crescente diffusione del mal di schiena anche a livello giovanile.

Per una corretta postura


Il percorso didattico che si propone intende sviluppare negli studenti la consapevolezza del valore di una corretta postura per il benessere globale della persona. Gli esercizi che si consigliano vanno ripetuti periodicamente ma eseguiti ogni volta per un tempo adeguato alla capacità di concentrazione dei ragazzi e, comunque, fatti seguire da giochi.

Le fasi del percorso


a. L'osservazione della postura
L'insegnante, in via preliminare, pone in essere una serie di attività che forniscano agli alunni strumenti per una attenta osservazione della propria e dell'altrui postura.
Per osservare in modo da rilevare informazioni è infatti indispensabile la conoscenza degli elementi da osservare… (si può osservare, infatti, solo ciò che si conosce).
Il riferimento di base per l'osservazione potrebbe essere rappresentato dal confronto con un modello "ideale" di postura corretta, sarebbe pertanto opportuno approntare una scheda che evidenzi le caratteristiche di una postura corretta sia frontalmente che lateralmente.
L'osservazione potrebbe essere preceduta da un gioco, come quello proposto dalla scheda "Il contorsionista", o da altri (vedi sezione precedente) che, costringendo gli alunni a focalizzate l'attenzione sulle singole parti del corpo, consenta agli stessi di prenderne piena consapevolezza.
Successivamente, per aiutare gli alunni a focalizzare l'attenzione sugli elementi che caratterizzano una corretta postura, si potrebbe loro proporre la seguente attività.
Così, anche se in modo grossolano, l'alunno riesce facilmente a comprendere che se un suo compagno di classe trascorre molto tempo "sdraiato" lateralmente sul banco o decisamente curvo quando legge, questa postura è da considerare errata.
Può essere affidato ad ogni alunni il controllo della postura di un compagno durante un determinato periodo di tempo dedicato ad una normale lezione curricolare e chiedere se sono stare rispettate le regole di una salutare posizione. Tale lavoro di osservazione, per produrre effetti duraturi, dovrebbe essere ripetuto periodicamente.
Da questa osservazione empirica iniziale, attuata su foto e successivamente su tutti gli alunni della classe a coppie, l'insegnante può sollecitare interpretazioni dei risultati e può proporre o far emergere, dal confronto con il modello ideale presentato in precedenza, indicazioni e azioni su come modificare la propria postura.
b. Il controllo della propria postura
Sulla base delle osservazioni emerse nella precedente fase di lavoro, che avranno fatto prendere consapevolezza dei più comuni errori di postura ed in particolare dei propri, gli alunni sono invitati a mettere in pratica alcuni utili consigli forniti tramite apposita scheda.

Lo zaino: amico o nemico?

 

Sarebbe molto utile, per ovviare ad un problema molto sentito anche dalle famiglie, insegnare agli alunni, fin dai prima anni di scuola, un corretto uso dello zainetto.  L'insegnate fornirà alcune nozioni essenziali sulle caratteristiche che uno zaino deve possedere per non creare danni ( Bretelle larghe, schienale imbottito, maniglia per sollevarlo, cintura per allacciarlo alla vita…) e darà indicazioni su come usarlo correttamente. Perché dalla consapevolezza della necessità di un corretto uso dello zaino i bambini passino all'interiorizzazione di un comportamento coerente, da mettere rigorosamente in pratica quotidianamente, sarà opportuno coinvolgere anche le famiglie, in modo che esse, di sera, condividano con i figli il momento della preparazione, di mattina, li osservino e li guidino mentre indossano lo zaino.

 

crew Associazione Istruttori Sportivi Salento

" Il nuovo modo di intendere lo Sport "


News AISS (2008-04-27;17:00:01)

 

CELLULITE E SPORT: i vero e i falso

Un medico sportivo e un chirurgo estetico rispondono ad alcuni quesiti comuni su come la cellulite possa essere evitata o, al contrario, favorita attraverso una vita dinamica e sportiva. di Cristiana Gentileschi

 

L'aerobica, se lenta e protratta, aiuta la lotta ai cuscinetti
 

VERO: «Quindici minuti di aerobica a ritmi serrati fanno surriscaldare il corpo che brucia gli zuccheri, ma non smaltisce massa grassa. Per eliminare l'adipe e attenuare gli accumuli di cellulite, bisogna mantenere la frequenza cardiaca bassa, al massimo centotrenta battiti al minuti. E l'attività fisica va ripetuta almeno tre volte alla settimana per mezz'ora-quaranta minuti», spiega Lorenzo Somenzini, medico sportivo.

Contro la cellulite non bastano 20 minuti di allenamento al giorno

VERO: «I meccanismi metabolici responsabili dello smaltimento dei grassi si attivano dopo venti-trenta minuti di attività fisica. Questa regola però non vale per la bicicletta, dove l'organismo inizia a bruciare dopo un'ora di pedalate», spiega il medico sportivo Lorenzo Somenzini.

L'aqua-gym è perfetta per contrastare la cellulite

VERO E FALSO: «E' efficace in quanto è un'attività aerobica ma meno faticosa di altre svolte fuori dall'acqua:infatti, in acqua, i tempi di resistenza raddoppiano. Inoltre l'acqua riossigena i tessuti ed esercita un benefico massaggio sui», dice il medico sportivo Lorenzo Somenzini.
«Esistono però attività fisiche altrettanto efficaci, come il nuoto, le camminate in salita o la bicicletta».

 

Fare molto sport da giovane contrasta la comparsa della cellulite in età matura

FALSO: «Dopo i quarant'anni, il problema è legato soprattutto al sistema endocrino femminile. La cellulite può comparire quando la donna subisce alterazioni ormonali. Chi ha sempre fatto molto sport ha un corpo più tonico e scattante, e, quindi, una migliore circolazione e tessuti più ossigenati», spiega Lorenzo Somenzini, medico sportivo.

Si dice che dopo i 30 anni, senza un pregresso di sport e dieta equilibrata, non si può contrastare la cellulite, ma solo peggiorarla.

FALSO: «Il consiglio, in questo caso, è la Fitfood therapy», dice Pierantonio Bacci, chirurgo estetico. «E' un programma intensivo da seguire, tutti i giorni, per almeno tre mesi e far diventare, poi, una buona abitudine. Il primo step è il "fit": attività sportiva leggera da eseguire in palestra con un trainer che stabilisce gli esercizi più indicati.
Poi, il "food": alimentazione varia, ricca di frutta e verdura e integrata con bioflavonoidi, vitamine del gruppo P che proteggono l'elasticità dei vasi capillari.
Dove trovarli? Ne sono ricchi gli agrumi, l'uva, i mirtilli, le prugne, le ciliegie, le more, il melone, l'ananas e i pomodori. Per assumerne una dose importante, inserire nell'alimentazione integratori a base di Centella Asiatica e Ginkgo Biloba».

 

crew AISS "Il nuovo modo di intendere lo Sport"

 

News AISS (2008-05-04;20:03:19)

 

STRESS - Combattere lo stress

 

Che cos’è? Come nasce?

 

È l’insieme dei problemi, delle preoccupazioni e delle emozioni che quotidianamente dobbiamo affrontare, relativamente al lavoro, alla famiglia, al denaro, ai traumi, alle malattie e a tutto ciò che può addurre tensioni.

Il corpo umano, per affrontare i molteplici attacchi di stress, mette in moto un meccanismo di autodifesa, ereditato dai tempi preistorici, che comporta il rilascio di una sostanza di natura ormonale: l’adrenalina. L’adrenalina, prodotta dalle ghiandole surrenali, determina tra l’altro: un effetto tonico sul cuore, la dilatazione della pupilla oculare, l’allargamento dei bronchioli, l’innalzamento della glicemia nel sangue e l’aumento della pressione arteriosa. Uno stimolo esterno, che ne provoca l’immissione nel circolo sanguigno, è costituito, come appena descritto, da una situazione di pericolo e minaccia a cui veniamo esposti. Il corpo umano, con l’adrenalina, otterrà un aumento del livello di energia da cui poter attingere per battersi con il nemico o per fuggire. Si pensi per esempio ad un uomo primitivo costretto a fronteggiare un grosso animale. Il problema dei giorni nostri è che, il rilascio di adrenalina, in genere, non è seguito dallo scarico di tutto questo surplus energetico, infatti, per esempio, nell’ambiente di lavoro, non si può certo rispondere ad un attacco verbale con la violenza, e nemmeno con la fuga, come del resto, anche nelle altre situazioni in cui si è soggetti a forte pressione: vedi traffico cittadino e particolari condizioni familiari ed economiche. Ecco spiegato l’importante ruolo dell’attività fisica per combattere gli effetti negativi dello stress, infatti, il lavoro muscolare quotidiano risulta essere di notevole aiuto per migliorare il livello di tolleranza e per scaricare le tensioni. Tutto ciò che mantiene attivi corpo e mente può servire a tollerare meglio lo stress quotidiano. Attenzione, però, a non eccedere nell’agonismo, la competizione può trasformare un’attività ricreativa in un lavoro faticoso e stressante, in ogni caso è sempre utile mantenere un atteggiamento mentale sereno nei confronti di una eventuale sconfitta. La capacità di tollerare una certa quantità di stress è prettamente soggettiva, varia da individuo ad individuo. I sintomi dovuti all’accumulo sono: - una costante stanchezza, - una condizione di facile irritabilità, - l’insorgere dell’insonnia, - l’insorgere di disturbi digestivi (per esempio ulcera e colite) - la tachicardia, - un persistente mal di testa, - la pressione alta, - la lombalgia, - un indebolimento del sistema immunitario, che può portare a malattie virali, allergie, infiammazioni e altro. Quando si parla di accumulo si fa riferimento ad una specie di memoria dell’organismo rispetto ai fattori di stress. Il superamento di una problematica, che ci aveva indotto stress superiore alla nostra capacità di adattamento, con risvolti patologici annessi, porta alla scomparsa di tali effetti negativi sull’organismo, ma lascia comunque una traccia. Il manifestarsi di un nuovo fattore di stress causerà problemi sia per la situazione presente, sia per le tracce rimaste in memoria, ne consegue che l’esaurimento fisiologico sarà sempre più facile a mano a mano che si allunga la catena degli eventi che determinano stress. Ecco l’importanza di una eliminazione quotidiana degli effetti dello stress e quindi dell’attività sportiva.Inizialmente i problemi legati allo stress possono essere o fisici o psichici, con il perdurare e con l’accumulo, si arriva ad una coesistenza dei due tipi di sintomi, che si influenzeranno a vicenda, costituendo un vero proprio circolo vizioso. I fattori che determinano stress possono essere suddivisi, in base alla tipologia di attacchi che apportano, in: - cause mentali, sia emotive che psicologiche; - cause fisiche, come il sovrallenamento o l’utilizzo non omogeneo ed armonico dei muscoli; - cause chimiche, da imputare ai problemi derivanti dal degrado dell’ambiente, dall’uso sconsiderato di farmaci e dall’abuso di alcol; - cause termiche, come, per esempio, i repentini sbalzi di temperatura.

 

crew AISS


News Associazione Istruttori Sportivi Salento (2008-05-20;22:37:25)

Il grande abbaglio del colesterolo

 

 

Nell'articolo sui grassi saturi abbiamo mostrato come la loro demonizzazione sia stata frutto di interessi commerciali e scientifici che hanno "lavato il cervello" alla popolazione e ai medici. Oggi le cose stanno cambiando ed è giunto il momento di confessare il grande abbaglio del colesterolo.
Nessuno vuole mettere in dubbio che un colesterolo totale di 300 mg/dl o un colesterolo HDL di 30 mg/dl possano causare dei problemi, ma è una falsa soluzione individuare il colesterolo come responsabile primo del rischio cardiovascolare.
L'interpretazione delle più importanti ricerche è stata per decenni frutto di errori logici grossolani. Il grave è che gli errori sono stati ripresi senza spirito critico da moltissime fonti. Vediamo perché parliamo di errori logici con un esempio molto importante. 
Dal sito (in corsivo verde) del Programma nazionale Linee Guida (Istituto Superiore di Sanità). 
Lo studio di Framingham ha dimostrato che ogni incremento dell'1% della colesterolemia è associato ad un aumento di incidenza di cardiopatia ischemica del 2-3%.
Cioè, se io passo da 180 mg/dl a 252 mg/dl ho un aumento del 40%. Ammesso (e non concesso) che a 180 mg/dl l'incidenza sia zero, un aumento del 40% indica un aumento della cardiopatia del 40*2,5=100% (2,5 è il 2-3%). Cioè sono morto. Come almeno il 30% degli italiani. Come spiegato nell'articolo sui grassi saturi, il famoso studio Framingham mostrò che non c'è nessuna significativa differenza nel rischio cardiovascolare fra individui i cui livelli di colesterolo variano da 204 a 294 mg/dl. Nonostante ciò, il dott. Kennel, direttore dello studio, sentenziò che il livello di colesterolo totale plasmatico è un potente indicatore del rischio cardiovascolare. Fu solo dieci anni dopo che i dati dello studio Framingham furono pubblicati senza enfasi sull'
Archives of Internal Medicine. Purtroppo le parole di Kennel avevano già fatto il giro del mondo. Citiamo Castelli, autore della pubblicazione dello studio e successore di Kennel: "In Framingham, Massachusetts, the more saturated fat one ate, the more cholesterol one ate, the more calories one ate, the lower people's serum cholesterol. . . we found that the people who ate the most cholesterol, ate the most saturated fat, ate the most calories weighed the least and were the most physically active…". Molte fonti citano ancora oggi lo studio Framingham con le tesi di Kennel riportando la bibliografia di Castelli!


Ulteriori evidenze, che nel dettaglio hanno valutato l'andamento del rischio della colesterolemia in popolazione, sono emerse dall'analisi osservazionale della coorte di uno degli studi più grandi, il Multiple Risk Factor Interventional Trial (MRFIT). L'analisi della mortalità a 6 anni su 361.662 uomini, tra 35 e 57 anni di età, ha dimostrato una relazione tra colesterolemia e rischio di malattie cardiovascolari di tipo lineare, vale a dire l'assenza di valori soglia, al di sopra (o al disotto) dei quali sia possibile rilevare variazioni rilevanti della condizione di rischio.


Non si citano i dati e cioè che a 200 mg/dl il rischio è lo 0,14% e che a 250 è lo 0,17%!!!! Sempre dallo stesso articolo sui grassi saturi: l'altro famosissimo studio (Multiple Risk Factor Intervention Trial, MRFIT) cercò di correlare il rischio cardiovascolare al livello di colesterolo di 362.000 uomini e trovò che le morti annuali erano leggermente inferiori allo 0,1% con livelli di colesterolo sotto ai 140 mg/dl e circa lo 0,2% per livelli sopra i 300 mg/dl. Questo bastò per far dire al dott. La Rosa dell'American Heart Association che la curva di rischio inizia a flettersi decisamente a 200 mg/l, mentre in realtà la "curva" è una retta che non mostra nessun punto critico. Matematicamente ciò significa che abbassare di 32 mg/dl i livelli di colesterolo (forse il massimo di quello che si riesce a ottenere con l'alimentazione!) abbassa il rischio di morte dello 0,02%!


Anche uno studio di confronto cross-culturale, come il Seven Countries Study (condotto su 12.467 uomini, di età compresa tra 40 e 59 anni, negli USA, in Giappone ed in cinque paesi europei – Italia, Iugoslavia, Grecia, Finlandia, Olanda) ha confermato che un incremento della colesterolemia di 20 mg/dL, lungo tutta la sua distribuzione nella popolazione, corrispondeva ad un aumento del 12% del rischio di mortalità coronarica. All'interno delle popolazioni dei singoli paesi, la colesterolemia era correlata in maniera lineare alla mortalità coronarica e l'aumento dell'incidenza di mortalità coronarica era identico per pari incrementi della colesterolemia. La minor incidenza di mortalità per cardiopatia ischemica si osservava in Giappone e nei paesi dell'Europa meridionale, la cui popolazione presentava valori medi di colesterolemia basale (125-150 mg/dL) corrispondenti ai quartili inferiori della distribuzione generale dello studio, ma che comunque mostravano un aumento dell'incidenza di eventi all'aumentare della colesterolemia.

 

Il 12% è un dato risibile che si spiega con il grande abbaglio del colesterolo. Un conto sarebbe stato dire che il rischio raddoppiava o triplicava. Il 12% di aumento del rischio vuol dire che passare da 200 a 240 di colesterolemia può far aumentare un rischio di morte dell'1% all'1,24%. Notevole! 
Nonostante ciò, è corretto ammettere che esistono studi che correlano un alto livello di colesterolo LDL al rischio cardiovascolare, anche se le interpretazioni di tali studi hanno amplificato i risultati. Ma allora perché parlare di abbaglio? Spieghiamolo con un esempio. 
C. La Vecchia (Istituto Mario Negri) e altri ricercatori dell'università di Vaud (Svizzera) hanno studiato lo stile di vita di 300 pazienti affetti da tumori al colon o al retto, confrontandolo con un gruppo di controllo di 500 elementi.
Si è scoperto che il rischio per questo tipo di tumori aumenta linearmente con le calorie assunte, raddoppiando per chi assume troppe calorie.
Secondo La Vecchia, ''questi dati confermano l'importanza della dieta e, in particolare, di alcuni tipi di grassi, nell'insorgenza dei tumori al colon e al retto. E mettono in guardia dai pericoli di un'alimentazione che fornisce un'energia superiore al necessario''
Peccato poi che molti giornalisti che hanno ripreso i risultati arrivino a dire che "il capo d'accusa relativo ai veri nemici del colon è da restringere dunque ai grassi saturi che aumentano la probabilità di questi tumori del 40%. Gli studiosi italo-svizzeri sembrano dunque puntare il dito, ad esempio, sui tanti alimenti preconfezionati contenenti grassi vegetali idrogenati".
Possibile che non si riesca a interpretare correttamente la ricerca?
1) Un conto è parlare di sovrappeso e alimentazione ipercalorica e un conto è parlare di grassi saturi
2) Un conto è parlare di grassi saturi e un conto di grassi trans che sono saturati chimicamente.

Riportiamo uno dei molti studi che assolvono il colesterolo:
C. Römer-Lüthi, Dr. Phil. nat. d'après S.C. Renaud, D. Lanzmann-Petithory dans "Fatty acids and lipids-new findings". World Rev. nutr. diet. Bâle, Karger 2001, vol. 88
Lo studio condotto in doppio cieco nel Minnesota ha dimostrato che il tasso di colesterolo può essere abbassato del 15% sostituendo la metà dei grassi saturi con grassi polinsaturi, senza avere però né una diminuzione delle malattie cardiovascolari, né una diminuzione del tasso di mortalità. Altri studi dimostrano come gli acidi grassi essenziali omega-3 possono ridurre il numero di decessi per patologie cardiovascolari (fino al 30%) senza influenzare il tasso di colesterolo.
L'errore logico del grande abbaglio consiste nel fatto che tutte le ricerche sul colesterolo non hanno considerato il vero fattore di rischio primario: il sovrappeso.
L'errore si sviluppa così:

mangio male -> vado in sovrappeso -> il mio colesterolo sale -> la colpa è del colesterolo!

La causa dell'aumentato rischio cardiovascolare non è tanto il colesterolo quanto il mangiare male, cioè l'assumere troppo calorie. Siccome storicamente le troppe calorie venivano assunte tramite grassi animali (in particolare saturi) e usando alimenti ricchi in colesterolo, ecco l'errore
Spesso poi l'errore è stato usato da governi, medici, associazioni per smuovere psicologicamente le persone: anziché dire loro la verità (mangia meno o sei spacciato!), si è seguita una linea più morbida (mangia meno grassi ed evita gli alimenti ricchi di colesterolo, sono loro il pericolo!). La politica è stata ovviamente fallimentare perché la gente si è buttata sugli zuccheri con eguali risultati! 
Un appello ai ricercatori: se volete dare la colpa la colesterolo, escludete dal campione i soggetti in sovrappeso (cosa mai fatta negli studi precedenti!!!) e i fumatori. E per sovrappeso non si intende quello definito con i parametri ottimistici dell'IMC a 25, ma quello definito dalla dieta italiana:

UOMINI
IMC non superiore a 22 oppure massa grassa non superiore al 12%
DONNE
IMC non superiore a 20 oppure massa grassa non superiore al 20%

Poiché la misurazione della massa grassa può essere problematica, sostituitela con l'indicazione: trigliceridi inferiori a 110.

 

 

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News AISS (2008-06-25;19:23:09)

 

 

Come fare soldi con i personal trainer

 

di roberto bonafini

 

 

Per fare business con il personal trainer è necessario affrontare anzitutto alcune questioni: la principale è quella di individuare nel proprio club quanti clienti vogliono potenzialmente usufruire di questo servizio personalizzato, per quanto tempo se ne vogliono servire, ma anche quanto vogliono spendere, ovverosia qual è la percezione e il valore attribuiti. È bene precisare che molto spesso i clienti non sanno rispondere quanto sarebbero disposti a spendere, di certo sanno invece che vogliono avere il meglio spendendo il meno possibile. Per questo motivo accade quindi che nei club i proprietari mettano sotto pressione i Pt perché il business non risulta così redditizio quanto si sarebbero aspettati. Perché allora avviene tutto questo? In Inghilterra solo cinque club su 8.000 guadagnano quello che vogliono. Attenzione, non si è detto che gli altri non guadagnano, stiamo parlando di risultati anche superiori alle aspettative. Voi pensate che il management di queste realtà abbiano una ricetta particolare?Cominciamo ad entrare nel merito della questione e quindi: cosa dovremmo fare perché il Pt svolga un'attività soddisfacente in grado di apportare benefici per sé e per la palestra in cui lavora. Innanzitutto due domande che spesso vengono ignorate: il Pt sa quanto vuole guadagnare? E in caso affermativo se i risultati sono deludenti, ne conosciamo le cause?Quando si affronta in ogni istante della vita i grandi o i piccoli problemi, si cerca generalmente di affrontarli partendo sempre da priorità di problem solving analizzando i fatti in un'ottica di causa/effetto. Sono in molti a pensare, in particolare nel fitness, che in presenza di un'attività fino a quel momento fallimentare, la causa venga immediatamente individuata in fattori esterni. L'esempio classico è: perché così poche persone vengono nei nostri club? La risposta frequente che si sente dire in Gran Bretagna è che la gente è troppo pigra oppure che è colpa del Governo che non prevede sufficienti incentivi ecc. Non è che tutto questo non sia vero. Semplicemente è solo una parte del tutto. Negli ultimi anni abbiamo perso 53.000 clienti e addirittura la metà del personale tecnico abbandona il proprio posto di lavoro dopo tre anni. È solo colpa della pigrizia e della politica, o c'è dell'altro, visto che esistono cinque club che super guadagnano e gli altri meno?

Voglio tutto e subito

 

Si è detto fino ad oggi che il target obbligato dei frequentatori degli health club sono gli arcinoti babyboomers, i figli dell'abbondanza nati nel dopoguerra. Essi -emerge da una ricerca che è stata svolta nel Regno Unito - vogliono avere risultati in fretta, ma vogliono anche avere un contatto con il personale e soprattutto supporto nei momenti di crisi. Ecco cosa si chiede ad un Personal Trainer in estrema sintesi: attenzione e relazione. Accade spesso che le aziende si concentrino in particolare sulla vendita nei propri rapporti con la clientela. Un tipo di approccio di questo tipo genera di solito un'elevata aspettativa sullo stesso frequentatore. “In x giorni se sarai costante otterrai questi risultati” Vista tuttavia la scarsa pazienza di ogni cliente nel raggiungere ciò che si è proposto, è possibile che il tempo previsto sia inferiore a quello che normalmente si dovrebbe utilizzare, facendo sì che i risultati non siano così soddisfacenti. Tutto questo produce come risultato: un cliente scontento, un Pt che lo è altrettanto, perché non può esercitare sino in fondo la sua funzione, per non parlare poi del club stesso che probabilmente perderà (forse definitivamente) il cliente. Un approccio concentrato sul risultato finale e che punta a risultati roboanti, difficilmente riesce ad ottenere frequentatori fedeli.

Fattori di sviluppo

 

Una premessa anzitutto. In molti sostengono che esistano solo tre fattori che consentono a qualsiasi business di svilupparsi e mantenersi nel tempo. Questi sono: una buona base di portafoglio clienti, un elevato numero di acquisti per cliente; un numero di transazioni in crescita nel tempo con frequenza sempre più continua. Facciamo dunque due conti: perché siano tutti soddisfatti, occorrerebbero circa 30 clienti al mese serviti da Personal Trainer. Ogni Pt dovrebbe lavorare con i clienti per almeno 40 ore alla settimana, tentando di non andare mai sotto le 30-35 ore. In questo modo l'indotto annuale sarebbe di circa 36.000 sterline (24.000 euro). Tutto questo in teoria, perché la realtà che conosciamo è un'altra. I clienti allenati da personal nei club sono in realtà (in media) non più di dieci al mese per un incasso di 12.000 sterline all'anno (8.000 euro). In effetti non è un granché e necessita di un rapido incremento perché non si trasformi in un circolo vizioso come quello descritto prima.Una volta tenuto conto di queste stime di base è bene andare a considerare i due fattori essenziali per arricchire il nostro business:1. bisogna conservare i propri clienti il più a lungo possibile 2. occorre sviluppare la base dei clienti potenziali.

Fiducia nel programma

 

Il primo punto all'ordine del giorno ha come obiettivo la fidelizzazione del nostro cliente. Come bisogna fare dunque per poter trasformare il cliente saltuario di Pt in abituale? Per poterlo soddisfare è necessario - come abbiamo già detto - accompagnarlo nella ricerca del risultato auspicato nel minor tempo possibile. Si parte da uno profilo tecnico approfondito sugli obiettivi attesi che si possono ottenere grazie alle informazioni che ogni Personal sa di dover approfondire per redigere un programma di allenamento adeguato. Una volta partiti il Personale sa bene che deve fare in modo di ottenere una fiducia incondizionata dal cliente, perché ogni ostacolo possa essere superato e affinché il cliente possa mantenere una certa costanza nel tempo. Per avere dei miglioramenti certi sono sufficienti tra le 25 e le 30 ore di personal training. Qualora poi via sia un intervallo di una settimana tra una lezione e un'altra bisognerebbe anche tentare di rimanere in contatto col cliente nei giorni in cui non si presenta in palestra. Un altro interessante step che potrebbe essere perseguito anche se non tutti i clienti lo apprezzano, è quello di porre una serie di mini traguardi allo scopo di trasformare il ciclo di incontri in un'esperienza non solo piacevole e redditizia dal punto di vista fisico e psicologico ma anche in una sorta di sfida che consenta di innalzare progressivamente i limiti. Si tratta di un escamotage stimolante in grado di mantenere alto il livello di motivazione.

A caccia di nuovi clienti

 

Veniamo a questo punto al secondo e importante fattore per far crescere il business del Pt, lo sviluppo della base dei clienti potenziali. Il club come sanno tutti è sempre a caccia di nuovi tesserati, figuriamo poi chi si vuole affidare a un Pt. Un primo appunto da suggerire è che qualora siate un Personal profumatamente pagato o con stipendio da terzo mondo, dovete comunque essere sempre e comunque imprenditori di voi stessi in ogni momento della giornata. E quindi dovete sempre essere in grado di parlare ai clienti e magari coinvolgerne dei nuovi, per voi stessi e/o per il vostro club. Una delle prime raccomandazioni da dare è che bisogna incontrare a quattrocchi chi si vorrebbe avvicinare al Pt e non dare informazioni solamente su orari e prezzi al telefono o via mail. In questo senso la reception dovrebbe essere adeguatamente istruita in questo senso nella fissazione degli appuntamenti. Una volta entrati in contatto dovete spiegare bene la vostra attività fornendo loro informazione e formazione laddove ve ne sia bisogno perché il cliente deve e vuole capire. Ma anche voi dovete capire le persone che vi stanno di fronte percependone convincimenti che li hanno spinti a ricercare nuove soluzioni. Un'altra questione importante è che riescano a percepire il valore del servizio che proponiamo. Che non significa solamente fare determinati esercizi. E quindi arriviamo a un capitolo delicato: quelle delle soluzioni da offrire. L'approccio auspicabile è quello che si potrebbe definire olistico, ossia di benessere a 360° che ogni club deve poter offrire e che prevede un impegno su fronti quali stile di vita e, soprattutto alimentazione sana ed equilibrata. La caccia al nuovo cliente deve tenere conto di un tacito comandamento che molti venditori scafati sanno bene: non cercate mai clienti che non hanno bisogno di voi.

Un mese in più toglie il medico di torno

 

Su questo punto è bene soffermarsi un attimo, per ricordare a coloro che spesso lo dimenticano che sono la maggioranza quelli che si iscrivono nei club solo ed esclusivamente per perdere peso. Sembra un'ovvietà ma non lo è, anche perché l'approccio anche per il personal trainer deve tenere conto di questa che definiamo madre di tutte le necessità del frequentatore di palestra. Secondo un'indagine svolta in Gran Bretagna, il 20% dei frequentatori ama stare lì e ci vorrebbe rimanere fino al raggiungimento dell'obiettivo, il 60% - quindi la maggioranza - entra non per abitudine ma solo per perdere chili e addirittura il 20% se potesse scapperebbe via perché su questa minoranza pesa un forte senso di colpa che fa considerare il club quasi un luogo di redenzione rispetto alle cattive abitudini quotidiane. Noi dobbiamo insistere sulle prime due fasce di clientela, quelli che amano affidarsi al Pt e quelli che lo fanno con una certa disciplina ma che in realtà celano un desiderio di dimagrimento che si infrange sul desiderio di trasgredire una volta abbandonato il club, nei sei giorni che non si incontra il Personal..A questo punto siamo arrivato al momento centrale nei rapporti con il cliente e più in generale per la salute economica del nostro club. In quel mare magnum composto da 8 clienti su 10 si deve insinuare il bravo Pt che deve saper stimolare anche emotivamente il pragmatico che vuole tornare a piacersi o il pentito che vuole rianimare la propria autostima a rimanere uno, due mesi in più, perché quel prolungamento imprevisto diventi necessità, abitudine. E quindi business.

Solo il PT può risolvere il problema

 

Limitiamoci a considerare il fatto che i nostri frequentatori vengono in palestra spinti dalle motivazioni più diverse. C'è chi vuole perdere peso, chi vuole diventare mister muscolo o chi solamente vuole superare i continui e fastidiosi mal di schiena. Ed è qui che il personal trainer deve sapersi inserire e parlare con la gente per conoscere gli obiettivi che vogliono raggiungere, le soluzioni che vengono adottate dai nostri interlocutori e gli ostacoli che si frappongono al loro conseguimento Questo è un punto estremamente importante perché consideriamo una normale sequenza di situazioni che si vengono a creare e la cui criticità può essere superata con il pieno soddisfacimento del cliente. Esistono infatti tre livelli di problemi che il cliente normalmente deve superare:
  • Un problema generico non completamente focalizzato per cui vi è più la semplice necessità di ascolto
  • un tipo di problema per cui il cliente si affida a una serie di pareri e in questo ambito il PT deve assumere il ruolo di esperto tra gli altri
  • il problema irrisolto per il quale deve intervenire un personal trainer (perché il cliente ne è convinto). È ovvio che la situazione ideale è sempre quest'ultima, ma arrivarci è molto spesso un percorso anche tortuoso che deve tuttavia passare attraverso la necessità di camminare per il club e parlare con le persone. Anche un semplice apparecchio installato sul braccio del più esperto tanto di moda) può essere argomento di conversazione.

Un parere ritenuto autorevole che porta a una soluzione efficace ed in grado di raggiungere un risultato premiante, può trasformare un habitué in un cliente soddisfatto che crede maggiormente in ciò che fa e che spende più volentieri i propri per ciò che vede e in cui crede.

 

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News AISS (2008-07-02;22:49:28)

 

LA PALESTRA PER I DIVERSAMENTE ABILI

 

A cura di Rocco Di Simone
Oggi giorno, sempre più giovani e non, vengono costretti alla sedia a rotelle per cause il più delle volte traumatiche. All’inizio la vita sembra finita ma poi la voglia di andare avanti ed il forte istinto di autoconservazione spingono i disabili a ricominciare ad occuparsi del proprio benessere fisico partendo spesso dalle cose più semplici. Uno degli elementi trainanti in questi casi potrebbe proprio essere lo sport ed in particolare il lavoro con i pesi.

La storia delle competizioni per atleti diversamente abili risale al 1948. In quell’anno a Stoke Mandeville in Inghilterra, si svolsero le prime gare sportive per atleti disabili, nello stesso giorno della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici che si svolgevano quello stesso anno a Londra. Il mondo dello sport per disabili deve ringraziare Sir Ludwig Guttman, neurochirurgo inglese che durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre che curare i feriti rimasti bloccati sulla carrozzina iniziò a farli gareggiare tra loro in diverse discipline al fine di rafforzarli nel corpo ma soprattutto nello spirito. Quattro anni più tardi un’altra competizione per atleti diversamente abili fu organizzata in Olanda, dando origine al movimento delle Paraolimpiadi. Da allora, manifestazioni di questo tipo sono cresciute sempre di più sia in termini di partecipanti che di discipline praticate. Gli atleti Paraolimpici hanno iniziato a godere di una considerazione e di una credibilità diversa rispetto al passato. All’inizio il pubblico aveva pressoché sentimenti di compassione nei loro confronti; ben presto le cose iniziarono a cambiare. Gli atleti diversamente abili incominciarono a trasmettere emozioni pure, legate alla competizione, l’agonismo, il divertimento. Dopo un momento di titubanza, anche gli sponsor iniziarono a guardare con attenzione il mondo delle competizioni per disabili. Il settore crebbe sempre più guadagnando popolarità e successo. Finalmente le competizioni Paraolimpiche iniziarono ad essere considerate alla stregua di quelle Olimpiche.
Oggi, gli atleti disabili vengono apprezzati in primo luogo per le abilità atletiche ed in seconda battuta per essere degli individui diversamente abili ma esclusivamente nel senso migliore del termine. In pratica persone forse più sfortunate sotto il profilo fisico ma senza dubbio un esempio di forza, tenacia e determinazione. In pratica una sintesi di tutti quei valori che lo sport dovrebbe insegnare prima di essere una mera competizione sportiva dove si misurano le abilità individuali in una piuttosto che un’altra disciplina. Una delle ultime espressioni di questo fenomeno è Oscar Pistorius, Sudafricano di nascita e detentore dei record del mondo per disabili nei 100, 200 e 400 metri. Quando aveva poco meno di un anno di vita, gli vennero amputate entrambe le gambe per una malformazione congenita, era nato senza i talloni. Due mesi più tardi gli vennero applicate le prime protesi. Quando parla di se stesso in terza persona, Oscar non si definisce un disabile bensì una persona senza gambe. Oggi il suo obiettivo è quello di correre insieme ai normodotati.
Negli ultimi anni, insieme alle discipline classiche, ha iniziato a farsi largo tra gli atleti paraolimpici il sollevamento pesi, una disciplina aperta ad atleti su sedia a rotelle, amputati e cerebrolesi.
Quando si soffre di una qualche disabilità fisica, uno degli aspetti peggiori è l’insorgenza di patologie secondarie all’handicap, prima tra tutte la depressione psichica che rende il soggetto totalmente astenico, demotivato e privo di volontà, puro oggetto delle cure mediche che subisce passivamente. Per questo, l’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nella cura della persona, permettendogli di riconquistare fiducia in se stesso per ricollocarlo in un ambito sociale paritetico.
Naturalmente, a tale scopo occorre un contesto adatto, un ambiente favorevole dove trovare gli stimoli e la giusta motivazione per risollevarsi. Grazie a programmi e tecniche di allenamento mirate, la persona disabile può ricostruire la propria esistenza attraverso il duro lavoro con i pesi. L’obiettivo è puntare sulle potenzialità rimaste, sviluppando ad esempio la muscolatura di braccia e tronco, in modo da raggiungere risultati superiori a quelli offerti dalla normale chinesiterapia. Oltre agli sport classici come nuoto, corsa, lanci, tiro con l’arco, è possibile lavorare in palestra per migliorare lo stato fisico generale. Per la pratica del bodybuilding, occorre tenacia, costanza e pazienza, tutte doti che il disabile dovrà potenziare per poter affrontare le continue sfide che la vita gli porrà dinanzi. L’attività svolta in palestra, si rivolge a tutte quelle persone comuni che non ambiscono a partecipare a gare o manifestazioni sportive ma vogliono comunque praticare uno sport che li aiuti sia sotto il profilo fisico che psichico. Quando si parla di disabili si fa riferimento a tutte le categorie, compresa quella dei non vedenti.
L’attività in palestra si prefigge i seguenti obiettivi:
  • Rimotivare la persona aiutandola sotto il profilo psicologico per permettergli quindi un adeguato reinserimento sociale
  • Rinforzare la muscolatura
Per assolvere al primo compito potrà essere utile formare dei gruppi di ascolto supervisionati da personale specializzato dove è possibile parlare del dramma subito al fine di esorcizzarlo.
Per quanto concerne il secondo obiettivo, bisognerà allenare tutta la muscolatura residua per un completo recupero psico-fisico.
Il programma di allenamento dovrà potenziare la muscolatura debilitata al fine di:
- Incrementare la forza fisica
- Migliorare la coordinazione dei movimenti
- Migliorare le capacità motorie e sensoriali
- Migliorare la capacità respiratoria
- Aumentare la capacità di resistere alla fatica
 
 
Nell’impostare il lavoro, si dovrà tenere conto del tipo di disabilità fisica e costruire il programma di allenamento in base alle possibilità individuali. È naturale che alcuni esercizi non potranno essere svolti, altri si potranno fare ed altri ancora si potranno addirittura fare in maniera migliore. Gli atleti in carrozzina non potranno di certo eseguire squat tanto meno stacchi da terra. Per supplire all’effetto metabolico offerto da questi due esercizi sarà possibile eseguire trazioni alla sbarra o alla lat-machine in tutte le varianti possibili (presa prona, supina, parallela). La scelta sarà legata al tipo di disabilità. Individui con amputazione degli arti inferiori potranno eseguire l’esercizio sia alla sbarra che alla lat-machine, per persone affette da paralisi spinale sarà più semplice iniziare con la lat-machine e solo in seguito, in base al caso specifico, mettersi alla prova con l’esecuzione alla sbarra. Squat e stacco da terra non sono di certo esercizi miracolosi. Sono degli ottimi movimenti che oltre ad allenare cosce e schiena innescano un eccezionale effetto metabolico che realizza una fenomenale crescita generale su tutto il corpo. Il motivo essenzialmente sta nel fatto che le cosce sono i muscoli più grossi del copro. Il secondo in ordine di grandezza è la schiena (i 2/3 del peso corporeo è distribuito su cosce e schiena). Nel caso di persone che non hanno l’uso delle gambe, il dorso è la parte del corpo con la maggiore muscolatura. Per aumentare la capacità respiratoria, si potrà utilizzare il pullover eseguito con manubrio o alla macchina in posizione da seduto. In caso di immobilità, la capacità respiratoria è spesso compromessa. Le attività aerobiche possono essere eseguite con maggiore difficoltà. Per questo, esercizi come il pullover diventano ancora più importanti in quanto realizzano un buon lavoro generale sul tronco e contemporaneamente ampliano la gabbia toracica. Per le persone non vedenti, la situazione è sicuramente più semplice. Una volta presa dimestichezza con l’ambiente di lavoro, essi potranno eseguire quasi tutti gli esercizi a patto che riescono a mantenere sempre una buona condizione di equilibrio fisico fondamentale per la sicurezza in tutti i movimenti in piedi. Allo squat con bilanciere sarà il caso di preferire quello al multipower o meglio ancora la leg-press, oppure per variare il movimento si potrà eseguire lo stacco da terra con barra quadrata.
Per i non vedenti, il bodybuilding è forse una delle attività fisiche più semplici da praticare sotto il profilo pratico. Anche se è essenzialmente uno sport individuale, nulla vieta di scegliere un compagno di allenamento. Questo garantirà oltre che uno spunto alla motivazione anche maggiore sicurezza durante l’allenamento.
Prima di iniziare l’attività con i pesi, sarà necessario fare una serie di esami clinici:
  1. visita medica comprendente l’anamnesi, le misure antropometriche, alla quale si deve aggiungere per i non vedenti una visita specialistica oculistica.
  2. Elettrocardiogramma a riposo e da sforzo.
  3. Esame delle urine, che nei soggetti con lesioni midollari (come tetraplegici, paraplegici) vanno integrati con esami più specifici tipo azotemia, creatinemia.
La buona regola per quanto concerne l’attività fisica è prima di tutto di non nuocere. Tutte le attività che si svolgono in palestra debbono partire da questo principio; il raggiungimento dei risultati è subordinato a questo. In casi così particolari come quelli di una qualche disabilità fisica sarà necessaria una stretta collaborazione tra l’istruttore ed il medico curante. Altro punto fondamentale sarà la sensazione post-allenamento che avverte l’individuo; un buon lavoro non deve lasciare dolori ma solo dei leggeri fastidi legati all’accumulo di tossine e prodotti di scarto successivi all’attività fisica. La loro durata può variare da diverse ore a qualche giorno. La cautela ed il buon senso sono gli elementi migliori per allenarsi in sicurezza. Oltre al lavoro svolto in sala pesi, sarà utile riservare alcune ore alle attività di gruppo, come il Pilates o lo Yoga. Discipline di questo tipo sono definite spesso della mente perché prevedono una forte componente psichica. I muscoli si muovono per dar corpo agli esercizi solo se si è raggiunto un alto livello di concentrazione. Il più delle volte, soggetti non vedenti sono più predisposti a questo tipo di lavoro perché riescono a mantenere un livello di concentrazione più alto durante tutto l’arco della lezione. Gli esercizi nel Pilates vanno prima visualizzati e poi eseguiti.Allenamento per i non vedenti (Programma base total body)
  Esercizio Serie x Rip /Durata Recupero Note
  Cyclette 10’   Riscaldamento
  Leg-Press 2x15 120”  
  Simulatore di sciata 10’    
  Trazioni alla Lat Machine 2x10 90”  
  Chest Press 2x10 90”  
  Curl con manubri seduto 2x10 60” Da alternare seduta per seduta con i tricipiti
  Push Down per tricipiti 2x10 60"  
  Crunch 3x15 60”  
  Cyclette 8’   Defaticamento
NB: Utilizzare macchine con pacco pesi integrato sarà più semplice, rapido e sicuroAllenamento per le persone con problemi alla deambulazione (Programma base)
  Esercizio Serie x Rip /Durata Recupero Note
  Esercizi di mobilità articolare per gli arti superiori 5’   Riscaldamento
  Trazioni alla Lat Machine oppure alla sbarra 3x15/12/10 90” Variando la presa ad ogni seduta (prona, inversa, parallela)
  Pullover con manubrio o alla macchina in posizione seduto 2x10 90” Ottimo per la gabbia toracica e la capacità respiratoria
  Croci ai cavi alti e bassi da posizione seduto 3x10 90”  
  Lento con manubri 2x8 90”  
  Curl con manubri seduto 2x8 60” Da alternare seduta per seduta con i tricipiti
  French Press con manubrio 2x8 60”  
  Crunch seduto ai cavi 3x15 60”  
  Stretching e mobilità articolare 8’   Defaticamento


NB: 3x15/12/10 significa la prima serie da 15 ripetizioni , la seconda da 12 e la terza da 10 cercando di incrementare il carico di lavoro ad ogni serie.

 

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News AISS (2008-07-16;19:50:06)

 

Preparazione mentale

Pensiero positivo

 

 

Alla fatidica domanda riguardo quale parte del bicchiere si guardi più spesso, non tutti rispondono il "bicchiere mezzo pieno". Una buona parte della popolazione, infatti, tende a porre maggior attenzione al negativo ("bicchiere mezzo vuoto"). E succede che ciò che, inizialmente, sembra essere solo una predisposizione poi diventa inevitabilmente un'abitudine. E' proprio così, nella grande differenza interindividuale, c'è chi spontaneamente, aprendo la porta di una stanza sconosciuta (come la vita), guarda (o cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi, le cose piacevoli e chi, invece, altrettanto naturalmente, guarda (o cerca) prevalentemente gli oggetti, gli arredi, le cose spiacevoli. Il perché di tale realtà è, certamente, radicato su dinamiche psicologiche complesse che, a seconda dei casi, poi trova conferme e/o disconferme nell'esperienza della quotidianità. Una verità ancor più importante è che in ogni individuo, senza alcuna ombra di dubbio, il positivo c'è. In alcune persone è chiaro, evidente ed in bella mostra, in altre è da ricercare con il lumicino, ma c'è.

 

Il pensiero positivo, quindi, prima ancora di essere una tecnica di preparazione mentale, è una filosofia di vita. Senza tale approccio interiore, senza cioè ricercare il positivo esistente negli altri, è davvero difficile e quantomeno bizzarro utilizzare questa importante tecnica di mental training. Si cadrebbe, empaticamente, in contraddizione.
 

La tecnica. Per poter effettuare tale pratica, è importante che lo psicologo sportivo conosca bene l'atleta in modo da sapere qual' è la sua predisposizione iniziale "a pensare positivo". Bisogna capire come l'individuo, che si vuole preparare, vive gli eventi positivi e quelli negativi. In seguito a cosa, a suo avviso, si è vinto o perso. Bravura, fortuna, fatalità? Anche da questi elementi è possibile valutare l'autostima dell'atleta e l'autoefficacia (autostima gesto-specifica) sapendo che chi pensa spesso in negativo, probabilmente, ha una bassa autostima E' bene, pertanto, aiutare l'atleta a cercare, inizialmente insieme, ciò che di lui è positivo per poi cominciare a "tirarlo fuori". E' un allenamento continuo: spostare il negativo, vedere positivo, stoppare i pensieri neri, far avanzare solo quelli chiari. Mano a mano, ciò che sembra uno sforzo diventa naturale. L'atleta scopre che ha imparato a pensare positivo. E siccome il pensiero positivo è "contagioso", senza rendersene pienamente conto, l'atleta comincia ad insegnare a pensare in positivo a chi sta accanto a lui. Questa è la migliore prova che la tecnica è stata compresa, accettata e praticata.

 

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News AISS (2008-07-29;21:52:55)

 

L’Odontoiatria nel Miglioramento della Prestazione Sportiva

 di: Francesco Perrotta

 

 

È diffuso scientificamente dagli addetti ai lavori che modificando in maniera non invasiva l’occlusione dentale si hanno positivi miglioramenti sugli atleti per le prestazioni sportive con un incremento che va dal 20 al 40 % e con riduzione di consumo di ossigeno e di minore produzione di acido lattico nei muscoli. Nella gara l’atleta brucia meno ossigeno e accumula meno acido lattico ,migliora la sua performance con meno problemi di rottura. La comunità scientifica italiana ha sperimentato tra le prime, questo metodo di ricerca mediante un intervento di più discipline mediche : odontoiatria, oculistica, otorino-laringoiatra e ortopedica.

Questo tipo di intervento già adottato sui calciatori e giocatori di basket professionisti e valido anche su qualsiasi disciplina sportiva ed è un ottimo rimedio per qualsiasi giovane praticante che voglia aumentare la sua prestazione sportiva. Naturalmente non essendo una metodica invasiva , l’applicazione va a potenziare le strutture preesistenti senza frenare tuttavia l’ attività sportiva.
Negli Stati Uniti d’America questa metodologia è di grande attenzione e in particolare nel gioco del football americano, pertanto un atleta prima di intraprendere un’attività sportiva a livello agonistico professionale e tesserarsi con la società sportiva viene sottoposto all’esame ortodontico per visualizzare se l’articolazione mandibolare si presenta in modo del tutto normale e quindi buone saranno le potenzialità dell’atleta o in caso contrario intervenire con la terapia odontoiatrica .Nel nostro paese questa cultura sta prendendo piede oramai da tempo e alcune società di calcio di serie A ,utilizzano già da molto questa metodologia sul funzionamento del l’articolazione mandibolare e sulla postura dei propri atleti. È Scientificamente accertato che l’articolazione temporo-mandibolare Atm,è completamente coinvolta nei meccanismi di compensazione dovuti alle anomalie della nostra postura ,rappresentando il cardine con la quale la mandibola è collegata al cranio. La postura mandibolare e quella cranio-cervicale e del corpo intero sono direttamente collegate tra loro e vale a dire che ad ogni postura della testa e del corpo corrisponde una precisa posizione della mandibola E viceversa. La conseguenza di uno stress dentale ne scaturisce una errata posizione dell’Atm –articolazione temporo-mandibolare e con ripercussione negative di stress fisico, e non vi è possibilità in cui il nostro corpo possa trovare alcun sollievo. In un arto traumatizzato può essere tenuto in stato di riposo ma non sarà possibile invece lasciare fermo l’articolazione temporo-mandibolare, in quanto i 2000 atti di deglutizione al giorno circa ,cioè ogni qualvolta i nostri denti si incontrano in rapporto occlusale alternato ne scaturisce sempre una situazione da stress.
Nel corso degli anni le patologie come la
cervicalgia, dorsalgia, lombalgia, tendinite la cura dei medici era solo quella di soffermarsi su di esse tirandole fuori dal contesto generale con l’utilizzo di interventi di forma curativa farmacologica e in casi gravi risolta chirurgicamente, inoltre con l’utilizzo di tecniche di manipolazione, dando come risultato finale certamente un beneficio della sintomatologia con la progressiva remissione, ma nel corso del tempo purtroppo si riproponeva di nuovo la sintomatologia algica. Questa domanda ci impone chiederci perché avviene di nuovo la sintomatologia se tutte le terapie sono state effettuate tempestivamente ed efficacemente sull’atleta. Una possibile risposta scientifica ci arriva oggi dalla posturologia,cioè quella scienza che studia la posizione del corpo con riferimento alle diverse situazioni che si hanno tra l’ individuo e l’ambiente in cui vive e si muove dove il principale responsabile è il sistema tonico posturale. il STP ha un ruolo principale per il nostro equilibrio posturale il quale perché sia rinnovato e mantenuto è necessario che i recettori gli occhi,i recettori della cute -propriocettori,dei piedi,e dei denti con l’articolazione temporo-mandibolare sia del tutto integri. Uno studioso medico-ortopedico ha affermato che una postura scorretta è dovuta anche per causa di denti storti, infatti molti paramorfismi (atteggiamenti in scoliosi) causati da una cattiva postura in particolare in età evolutiva(adolescenza)sono in rapporto stretto alla chiusura non corretta dell’arcate dentarie e pertanto la teoria dell’articolazione perfetta è direttamente proporzionata ad una esatta postura e l’uso consigliate dai medici dentisti negli adolescenti delle macchinette per i denti aiutano nel tempo anche a migliorare la postura ; possiamo dire che come si creasse una specie di arco riflesso fra la non esatta chiusura della mandibola con i vizi posturali negli adolescenti con la torsione del rachide. Naturalmente un’articolazione ottimale migliora l’attività sportiva o al contrario se la chiusura dei denti non è perfetta l’atleta corre male, con inevitabili complicazioni muscolari come la tendinopatia cronica agli arti inferiori, la talagia dello sportivo, fascite plantare, o addirittura un’infiammazione della aponeurosi plantare con dolore dovuto a sovraccarico del peso. Nel basket ad esempio è frequente il problema del ginocchio del saltatore con dolore a carico dell’apparato estensore conseguente al sovraccarico del tendine rotuleo(jumper knee).Questo problema spesso si espande ad un numero alto di praticanti dello jogging che accusano quasi sempre di mal di schiena,la lombalgia dello sportivo,causata alla sindrome di rachiadattamento legato al modo di correre o alla corsa sbagliata per enorme sovraccarico che grava eccessivamente sulla cerniera lombosacrale, dovuto ad un sbagliata postura. Oggi parliamo di prevenzione degli infortuni con metodi di allenamento differenziati secondo i vari ruoli dei giocatori , gli sport praticati e l’impegni agonistici di campionato. Questo si rende necessario anche perché si tenta di migliorare sempre di più la prestazione dell’atleta, proprio in virtù delle numerose performances tenute alla settimana , ad esempio nei calendari di calcio un tempo si disputava una partita a settimana di domenica,oggi si pretende sempre di più dai giocatori con anche 2 o 3 incontri settimanali con tempi di riposo ridotti o quasi inesistenti, con presenze in campo anche di 50/60 partite a stagione rispetto alle sole 30 partite di una volta.

 

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News AISS (2008-08-21;09:05:22)

 

ALIMENTAZIONE NATURALE ED OBESITA´

L´obesità e´ data da un eccedenza di grasso nel corpo, le cause possono essere fisiologiche, metaboliche, e psicologiche, in genere e´ dovuta ad uno squilibrio tra un eccessivo apporto tra calorie energetiche e consumo. E´ la malattia dei paesi industrializzati, che sta assumendo la caratteristica di una epidemia, al primo posto sono Stati Uniti e Germania. Responsabile e´ la vita sedentaria, il mangiare troppo e male, guardare troppa televisione. Questo problema comporta un aumento delle malattie cardiache, cardiocircolatorie, metaboliche ed una maggiore incidenza dei tumori. I chili di troppo sono un attentato alla nostra salute, e bisogna cominciare a fare attenzione alla propria linea fin da bambini, perché il corpo tende in età adulta ad avere lo stesso peso che aveva nella giovinezza e nella pubertà. L´80 per cento dei giovani grassi non riuscirà a non esserlo in età adulta e se ci riuscirà, lo farà solo a prezzo di molti sacrifici. Un individuo sano e´ un individuo magro e che non tende ad ingrassare. Chi mangia per sentirsi sù in genere e´ una persona che tende alla ipoglicemia e che ha bisogno di complessi MULTIVITAMINICI, chi mangia in continuazione per i crampi allo stomaco e´ una persona che tende a somatizzare i problemi e soffre di ansia o di una scarsa resistenza allo stress. Potrebbe essere utile in questo caso l´assunzione di GIN-SENG (per gli uomini), di ELEUTEROCCO ( per le donne).

La tendenza ad ingrassare, può essere dovuta anche da un tratto dell´intestino troppo lungo, o che la TIROIDE ha un andamento rallentato o ci si alimenta in modo sbagliato. Di solito comunque ci si ingrassa quando le CALORIE sono superiori al fabbisogno calorico Chi ha la tendenza ad ingrassare dovrebbe mangiare più FIBRE. ( CRUSCA)
Le persone dal peso medio hanno una vita più lunga, hanno più energia, e di solito si sentono meglio L´eccesso di peso può peggiorare malattie già esistenti come le cardiopatie, gli scompensi renali, il diabete, la ipertensione, può causare complicazioni in gravidanza e problemi psicologici. Le principali cause della obesità´ sono i problemi ORMONALI, la malnutrizione, la tensione emotiva la noia , l´abitudine e l´ amore per il cibo .Una alimentazione non adeguata, porta all´eccesso di peso, in quanto la assunzione delle sostanze nutritive e´ inadeguata ed il grasso non può essere bruciato efficacemente e completamente. I grassi vengono bruciati quando viene prodotta una quantità sufficiente di energia e la produzione di energia e´ data dalla presenza di vitamine del gruppo B. La LECITINA aiuta le cellule a bruciare i grassi, ed una carenza della produzione di lecitina dovuta a carenze di inositolo e di colina provoca una utilizzazione parziale dei grassi. Anche i disturbi al FEGATO sono comuni tra le persone obese. Quando il fegato ha problemi, e´ incapace di sintetizzare una quantità sufficiente di enzimi produttori di energia Per ritrovare una corretta funzionalità epatica si consiglia una dieta che includa proteine complete, vitamine del gruppo B, colina, vitamina B12, C , E e LECITINA.
Le persone che hanno una FAME INCONTROLLABILE, possono avere danni alle cellule cerebrali nell´IPOTALAMO, la zona che controlla il desiderio di mangiare, questo danno può essere causato da certi cibi o da sostanze alle quali la persona può essere allergica. Altre sostanze che possono influenzare negativamente sono i tranquillanti, le infezioni virali, le carenze nutritive o le lesioni cerebrali. Alcune persone sentono il bisogno di certi cibi verso i quali hanno una dipendenza allergica, a volte una dieta ricca di elementi nutritivi essenziali e l´eliminazione della sostanza allergenica, puo´ gradualmente provocare una riduzione di peso, Essenziale e´ anche il controllo delle calorie e l´esercizio fisico per perdere peso. Il GRASSO si forma quando si assumono più calorie di quante se ne riesca a metabolizzare, non e´ solo la quantità di cibo a fare aumentare di peso ma anche la qualità. Gli alimenti integrali contengono tutte le sostanze nutritive necessarie per una efficiente produzione di energia, mentre i cibi raffinati non solo non contengono elementi nutritivi ma in più richiedono un aumento del fabbisogno organico delle stesse sostanze.
Una dieta equilibrata deve contenere tutte le sostanze nutritive, l´eliminazione di una sostanza può essere dannosa per l´organismo, come ad esempio la eliminazione dei carboidrati, provocando uno scompenso metabolico irreparabile, e un danno cellulare irreparabile, I carboidrati vanno assunti sotto forma di cereali integrali. Il grasso in eccesso e´ difficile da metabolizzare e può disturbare le funzioni del fegato e dei reni, in generale per perdere peso basta diminuire la quantità del cibo ingerito, preferendo la qualità ed aumentando la attività fisica quotidiana.
Quando la ingestione di molecole simili al glucosio ottenute dai carboidrati o dai cibi grassi supera la quantità necessaria all´organismo, la parte eccedente viene immagazzinata nei muscoli e nel fegato sotto forma di glicogeno e se le riserve di glicogeno sono sature, l´eccesso di glicogeno viene convertito in grasso e depositato nelle cellule adipose. Se si mangia meno di quanto se ne ha bisogno, verrà utilizzato il glicogeno di riserva, e ad ogni unita´ di glicogeno utilizzata si perdono 9 unita´ di acqua., quando le riserve di glicogeno sono esaurite, il grasso viene convertito in glicogeno. Le diete ipocaloriche provocano inizialmente una perdita di acqua e quindi di peso, ma non appena si mangia normalmente si riacquista immediatamente peso, e quindi per dimagrire e´ sufficiente mangiare meno quantità di cibo e fare più esercizio fisico. Ogni persona funziona in base al suo particolare metabolismo e nella sua capacita´ di trasformare il cibo in energia ,alcune persone non trasformano bene il cibo perchè hanno un metabolismo lento e di conseguenza trasformano in grassi il cibo che ingeriscono. Quando si fanno le diete ipocaloriche si crea uno scompenso nel metabolismo, in quando il corpo avverte una riduzione di cibo diminuisce immediatamente il metabolismo, si perdono solo i liquidi e pochissimi grassi e quindi non appena si mangia normalmente il liquido si trasforma di nuovo in grasso.
Per poter combattere l´obesità, occorre un corretto regime alimentare, una regolare attività fisica, un atteggiamento mentale positivo, l´uso di medicamenti naturali. Oggi e´ in netto aumento il numero delle persone in sovrappeso compresi i bambini, i quali sono sempre più grassi a causa di una alimentazione scorretta, troppi spuntini e merendine industriali, mangiati davanti alla televisione, tutto questo e´ estremamente pericoloso, perché un bambino grasso o addirittura obeso è destinato ad avere molte probabilità di sviluppare malattie come la ipertensione, il diabete, la aterosclerosi, l´ipercolesterolemia, disturbi all´apparato respiratorio e muscolo scheletrico. In genere l´obesità e´ dovuta ad una dieta troppo ricca di grassi ed a una vita sedentaria, a scarsa o assente di attività fisica.
Per riuscire a dimagrire occorre CAMBIARE DIETA e STILE di VITA, lasciarsi morire di fame non e´ una soluzione alla obesità. Il nostro organismo ha dei meccanismi di difesa contro la RIDUZIONE ECCESSIVA di CIBO, ovvero RALLENTA DRASTICAMENTE il METABOLISMO, per evitare le conseguenze della DENUTRIZIONE, quando si ha una dieta troppo povera di calorie, e se successivamente si riprende a mangiare normalmente il METABOLISMO RALLENTATO, provoca un RAPIDO AUMENTO di PESO. Per dimagrire correttamente, occorre una dieta nutriente ma calorica ed e´ necessario fare del movimento. Altrimenti è estremamente difficile riuscire a dimagrire in modo permanente ed a mantenere il proprio peso forma. La cosa essenziale da fare per riuscire a dimagrire e´ quella di CAMBIARE soprattutto il TIPO di ALIMENTI, e contemporaneamente cercare di ridurre il NUMERO delle CALORIE. In genere le diete non funzionano perché si tende a ridurre la quantità di cibo senza migliorare e cambiare la qualità del proprio METABOLISMO.
In realtà bisognerebbe cercare di far si che il proprio metabolismo bruci più calorie, chi riesce ad ingrassare pur mangiando poco ha un metabolismo che non va. Anche le persone obese possono ottenere lo stesso metabolismo delle persone magre.

CAUSE della TENDENZA ad INGRASSARE
La tendenza ad ingrassare, comincia dal CONCEPIMENTO, a prescindere dal fatto che esista o meno un gene della obesità, esiste una PREDISPOSIZIONE EREDITARIA ad ingrassare. Per capire se si ha ho meno la tendenza ad ingrassare, bisogna sapere che tipo di alimentazione ha adottato la madre al concepimento e quale sia stata la alimentazione nei primi anni di vita.
Si ha generalmente un tipo di obesità´, tipicamente INFANTILE, chiamata OBESITA´ IPERPLASTICA, si intende in questo modo un tipo di obesità caratterizzato da un NUMERO ECCESSIVO di CELLULE ADIPOSE nel corpo., Questo tipo di obesità ha conseguenze meno gravi rispetto alla OBESITA´ IPERTROFICA, caratterizzata dall´AUMENTO di DIMENSIONE delle SINGOLE CELLULE ADIPOSE, questa e´ alla base di gravi patologie come il DIABETE, problemi di CUORE, ed altri disturbi legati al METABOLISMO.
Nella OBESITA´ IPERTROFICA, il GRASSO, si distribuisce INTORNO alla VITA, e´ un tipo di obesità classificata come di TIPO MASCHILE o ANDROIDE, in quanto si manifesta generalmente negli uomini. Se la circonferenza della vita e´ più larga delle anche, si soffre di OBESITA´ ANDROIDE, se invece sono le anche ad essere più larghe si tratta di OBESITA´ GINOIDE o di TIPO FEMMINILE.
Si tende spesso a pensare che una persona tenda ad ingrassare e a mangiare molto perché è golosa o perché è insensibile al regolatore interno di fame e sazietà e quindi non riesce a controllarsi. Ma anche se in questo c´è una parte di verità, in realtà si ha la tendenza ad ingrassare più per fattori BIOLOGICI, che PSICOLOGICI
GUARDARE MOLTA TELEVISIONE INDUCE OBESITA´, in quanto lo stare fermi a guardarla rallenta il metabolismo, ed in più si tende a fare poco esercizio fisico
Non si dimagrisce nemmeno se si tende semplicemente a ridurre le calorie, ovvero la quantità di cibo assunta dalla persona, anzi spesso le persone obese assumono meno calorie delle persone magre, eppure ingrassano, perché nella loro tendenza ad ingrassare ci sono oltre che stile di vita, fattori psicologici, ma anche FATTORI BIOLOGICI.
Per riuscire ad ottenere il dimagrimento e´ consigliabile adottare delle tecniche che favoriscano una MAGGIORE AUTOSTIMA, ed una immagine positiva di sé. In genere ci sono degli atteggiamenti discriminanti nei confronti delle persone obese, e quindi la persona che ha questo problema, cade in un circolo vizioso dovuto alla mancanza di accettazione di se´ stessa. Se ci si sente meglio con sé stessi e´ più facile modificare le proprie abitudini alimentari.
C´è comunque da dire che l´obesità e´ dovuta alla sensibilizzazione della persona a segnali interni dovuti dal modificato METABOLISMO delle CELLULE ADIPOSE, ogni persona ha un punto di regolazione della fame, attraverso il quale viene regolata la assunzione delle calorie, però sembra che nelle persone obese le SINGOLE CELLULE ADIPOSE, esercitino un CONTROLLO su questo punto ideale, quando la cellula adiposa non riceve cibo, diminuisce di volume e questa invia al cervello un segnale che indica la necessita´ di mangiare, poiché la persona obesa ha un numero maggiore di cellule adipose, di grandi dimensioni, il risultato finale e´ un grande bisogno di mangiare, questo spiega perché le diete non funzionano, l´obeso riuscirà a combattere questo impulso a mangiare per un certo periodo di tempo, ma inevitabilmente il segnale di mangiare sarà troppo forte per essere ignorato, ed il risultato sarà un consumo eccessivo di cibo, ed una aumento del punto di regolazione della fame.
Il PUNTO di REGOLAZIONE della FAME e´ influenzato dalla SENSIBILITA´ all´INSULINA delle CELLULE ADIPOSE. L´obesità porta alla PRODUZIONE di INSULINA e viceversa.

ALCUNI CENNI all´INSULINA ed il suo RAPPORTO con l´ OBESITA´
L´insulina e´ un ORMONE, secreto dalle CELLULE BETA del PANCREAS. Essa aumenta il ritmo con cui gli ZUCCHERI contenuti nel sangue, GLUCOSIO, vengono ASSORBITI dalle cellule di tutto il corpo, se si verifica un CALO dell´INSULINA o le cellule diventano INSENSIBILI all´INSULINA, insorge il DIABETE, che altro non e´ che una DEVIAZIONE CRONICA del METABOLISMO dei CARBOIDRATI, dei GRASSI e delle PROTEINE, caratterizzato da un AUMENTO della CONCENTRAZIONE di ZUCCHERI nel SANGUE a digiuno con conseguente rischio di MALATTIE CARDIACHE, INFARTO, DISTURBI RENALI, e perdita delle FUNZIONI NERVOSE. Quando le cellule diventano insensibili all´INSULINA, si ha sia uno SQUILIBRIO nel trasporto degli ZUCCHERI alle cellule, ma anche una SCORRETTA COMBUSTIONE delle RISERVE di GRASSO, che sono deputate alla PRODUZIONE di ENERGIA. Il DIABETE e l´OBESITA´ sono provocati da una DIETA SCORRETTA fatta di GRASSI SATURI e di CARBOIDRATI RAFFINATI, i quali riescono ad influenzare i meccanismi interni che controllano i LIVELLI GLICEMICI, per riuscire ad uscire fuori da questo meccanismo e´ bene riequilibrare il PUNTO di REGOLAZIONE della FAME, delle CELLULE ADIPOSE e di conseguenza la loro sensibilità all´insulina.( in questo caso è ottimo il COMPOSTO AL GLUCOMANNANO che è un antifame)
Questa condizione, può essere migliorata da una DIETA SPECIFICA dall´ESERCIZIO FISICO e da INTEGRATORI NATURALI. Quindi affinchè una dieta abbia successo nel lungo periodo e´ necessario migliorare il punto di sensibilità all´insulina, con una minore secrezione della stessa. Quando le cellule adipose si gonfiano a causa degli alti livelli di grasso, l´insulina spinge l´organismo a fabbricare un NUMERO MAGGIORE di CELLULE ADIPOSE, le quali inviano messaggi al cervello di mangiare così che possa essere saziata con il grasso. Se la persona obesa perde peso lo perde dalle singole cellule adipose che si restringono ma che certamente non possono diminuire di numero. Quindi la QUANTITA´ di CELLULE ADIPOSE predispongono la persona al sovrappeso, a prescindere dalla dieta.

COME AVVIENE IL CONTROLLO DELLA GLICEMIA :
Dopo il pasto, l´organismo risponde all´aumento della glicemia producendo insulina, la quale abbassa il livello di glucosio nel sangue, aumentando la velocità di assorbimento del glucosio da parte delle cellule di tutto l´organismo; il calo della glicemia può avvenire sia a digiuno che sotto sforzo, provocando la secrezione di GLUCAGONE, un ormone prodotto dal PANCREAS, il quale stimola la liberazione del glucosio immagazzinato nei tessuti, specie nel fegato, sotto forma di glicogeno, se si ha un repentino calo glicemico, o un accesso di collera, o di paura, il corpo secerne EPINEFRINA, ADRENALINA, e CORTICOSTEROIDI , (CORTISOLO) , da parte delle ghiandole surrenali, il cortisolo, che è un ormone, produce una rapida demolizione del glucosio, al fine di rendere immediatamente disponibile una quantità aggiuntiva di energia durante una crisi o in caso di un aumento del fabbisogno, in questo modo l´organismo controlla il livello degli zuccheri nel sangue.
L´insulina e´ indispensabile sia per il corretto livello del glucosio che per il dimagrimento, e l´oligoelemento che partecipa al suo corretto funzionamento è il CROMO, ( vedi OLIGOELEMENTI) ma spesso il suo apporto può essere insufficiente a causa di cibi coltivati in terreni poveri di questo oligoelemento, o per una alimentazione a base di alimenti non integrali, per l´eccessivo consumo di farine bianche,o per mancanza di attività fisica, senza cromo l´azione dell´insulina rimane bloccata ed il tasso di zuccheri nel sangue aumenta. Quindi i supplementi di cromo, mantengono entro certi limiti normali il livello degli zuccheri a digiuno, regola i livelli di insulina, del colesterolo totale, e dei trigliceridi e fa aumentare il colesterolo buono HDL. Il CROMO è contenuto anche nel Lievito di Birra e nella SPIRULLINA e´ essenziale sia nel DIABETE che nella IPOGLICEMIA.
Somministrazione di supplementi a base di CROMO, fanno diminuire il peso corporeo ed aumentare la massa magra del corpo con una migliore sensibilità alla insulina, fa perdere il grasso in eccesso e fa aumentare il tessuto organico magro, vale a dire la massa muscolare, (una maggiore massa muscolare significa una maggiore combustione dei grassi), ed ancora, una integrazione alimentare con il cromo, aiuta a controllare la glicemia e contribuisce ad abbassare il colesterolo ed i trigliceridi.

DIABETE ED OBESITA´
Esistono 2 tipi di DIABETE di tipo I e II, il TIPO I e´ il DIABETE MELLITO INSULINO DIPENDENTE, nel quale le cellule beta del pancreas che producono insulina si distruggono, è frequente nei bambini e negli adolescenti, in genere questo tipo di diabete va curato per tutta la vita. Il DIABETE di TIPO II, e´ il DIABETE MELLITO NON INSULINODIPENDENTE, generalmente insorge dopo i 40 anni, e dipende da una diminuita sensibilità delle cellule del corpo all´insulina, e spesso si associa alla obesità, in genere quando la persona diminuisce di peso, guarisce anche dal diabete, altrimenti c´è rischio di morire precocemente e di avere comunque una pessima qualità di vita

SINDROME X , ovvero sindrome a rischio di PATOLOGIE ed OBESITA´
Questa sindrome e´ caratterizzata da più fattori, ovvero, dalla INSENSIBILITA´ all´INSULINA, da ALTE PERCENTUALI di COLESTEROLO e TRIGLICERIDI, da PRESSIONE ALTA, ed OBESITA´ di TIP0 ANDROIDE. E´ una SINDROME METABOLICA ad ALTO RISCHIO CARDIOVASCOLARE, chiamata anche SINDROME di REAVEN, o INSULINO RESISTENTE, o ATEROTROMBOGENETICA, questa e´ data soprattutto da SCELTE ALIMENTARI e di VITA SBAGLIATE. L´assunzione quotidiana di cibo come ZUCCHERO BIANCO, SALE, GRASSI SATURI, porta all´insorgenza di questa sindrome metabolica caratterizzata da un ELEVATO TASSO di INSULINA e di conseguenza anche alla OBESITA´.

SMALTIMENTO delle CALORIE ed OBESITA´ e TERMOGENESI
La PREDISPOSIZIONE alla OBESITA´ e´ dovuta ad una SCARSA TERMOGENESI, ad una maggiore sensibilità ad una dieta ricca di lipidi, alla mancanza di esercizio fisico, ad un aumento delle cellule adipose, ad una minore sensibilità alla insulina, ad un metabolismo rallentato
La TERMOGENESI , è un sistema con il quale il corpo dissipa le CALORIE, attraverso la produzione di ENERGIA. Nell´obeso l´energia contenuta nel cibo viene accumulata anzichè dissipata. L´INSENSIBILITA´ alla INSULINA e´ la causa della DIMINUZIONE della TERMOGENESI. questo disturbo è legato anche ad un malfunzionamento del SISTEMA NERVOSO SIMPATICO, il quale controlla molte funzioni dell´organismo, compreso il METABOLISMO, a volte l´obesità può essere correlata a mancanza di stimoli del sistema nervoso simpatico, esistono dei preparati termogenetici in grado di attivare il metabolismo. Comunque anche dopo il dimagrimento le persone soggette alla obesità, hanno una TERMOGENESI RIDOTTA rispetto ai magri. Quindi e´ necessario tenere sempre sotto controllo la propria sensibilità all´insulina ed il metabolismo se si vuole mantenere il proprio peso ideale. ( sotto stretto controllo medico si puo assumere per mantenere stabile il livello di zuccheri nel sangue il COMPOSTO alla GALANGA)

CELLULE ADIPOSE BRUNE ed OBESITA´
La maggior parte del tessuto adiposo consiste in una RISERVA di ENERGIA che contiene GRASSI, TRIGLICERIDI, i quali sono racchiusi in una grossa goccia, questo tessuto adiposo ha una colorazione BIANCO-GIALLASTRA, e la dispersione di energia e´ minima Invece le CELLULE ADIPOSE BRUNE, sono delle CELLULE SPECIALI, formate da diverse gocce che si dispongono intorno a numerosi organuli cellulari preposti alla produzione di energia, chiamati MITOCONDRI, i quali bruciano i GRASSI, un minor numero di queste cellule brune, che regolano anche la termogenesi, provoca obesità. Ad ogni modo una persona obesa che sia diventata magra, per mantenere il suo peso ha necessita´ del 25% in meno di calorie rispetto ad un´altra persona come lei ma tendenzialmente magra.

AUTOSTIMA per combattere l´OBESITA´
La qualità della propria vita e´ in relazione alla propria salute, bisogna essere autodeterminati per migliorarla, ed essere in sovrappeso mette in serio repentaglio la propria vita, in quanto avere chili in più, può causare PRESSIONE ALTA, MALATTIE CARDIOVASCOLARI, DIABETE, ARTRITE, TUMORI, DIABETE ed altre malattie
Per riuscire a dimagrire bisogna assumersi la responsabilità dei chili di troppo, in quanto solo noi siamo responsabili di quello che mangiamo, e´ bene fare delle scelte più sane, la gran parte di quello che mangiamo e´ condizionato dalla pubblicità e dall´abitudine, e spesso non sono sollecitazioni sane. Bisognerà fare uno sforzo consapevole per scegliere la salute, e solo allora si scoprirà di essere capaci di iniziare un programma di dimagrimento ottenendo buoni risultati. Se si migliora il rapporto con se´ stessi, si potrà raggiungere qualsiasi obiettivo Quando si decide un obiettivo non vanno mai usate parole negative, bisognerà affermare che si desidera mangiare cibi sani e nutrienti e con poche calorie, bisogna cominciare con le piccole cose che contribuiranno a fare la differenza, con obiettivi facilmente raggiungibili., l´obiettivo va definito al presente e non al futuro, bisogna credere di averlo già a portata di mano, come se lo si fosse già raggiunto.

AFFERMAZIONI POSITIVE
"Sono una persona completa, so gestire la mia vita, sono aperto all´amore e alla gioia, sono pieno di pace e di saggezza, sto ascoltando le esigenze del mio corpo, sono una persona forte, sono una persona sana"
Mettersi comodi e tranquilli per 5 minuti al giorno, iniziare facendo 10 respiri profondi, il livello di determinazione e´ alla base del successo.

ESERCIZIO FISICO ed OBESITA´
In genere nelle diete si perde per prima cosa la MASSA MUSCOLARE che viene bruciata prima del grasso, ed anche questo e´ bene fare attenzione alle diete dimagranti drastiche.
L´esercizio fisico aiuta a perdere peso, ad avere più forza, un esercizio fisico regolare fa funzionare meglio il corpo ed aumenta la sua resistenza, migliora la funzionalità cardiovascolare e quella respiratoria, migliora l´afflusso di ossigeno e di sostanze nutritive alle cellule, migliora il trasporto della anidride carbonica e di tossine dalla circolazione del sangue agli organi della eliminazione. Riduce soprattutto il rischio di malattie cardiache, abbassa il colesterolo, migliora l´afflusso di sangue e ossigeno al cuore , aumenta la capacita´ funzionale del cuore, riduce la pressione sanguigna, esercita effetti positivi sulla coagulazione del sangue. Chi tende ad essere attivo, avrà meno probabilità ad essere obeso. Aiuta a contrastare la riduzione del ritmo metabolico, maggiore e´ la massa muscolare , migliore e´ la capacita´ di bruciare le calorie provenienti dai grassi. La attività fisica aiuta a migliorare l´atteggiamento mentale, le tensioni le depressioni, il senso di inadeguatezza, le preoccupazioni, hanno un impatto positivo sull´amore, e sulla capacita´ di affrontare le situazioni di stress, diminuiscono anche i sintomi come l´ansia, l´irrequietezza, la tensione, la depressione, la sensazione di debolezza, l´insonnia, si ha una maggiore autostima e ci si sente più felici. L´esercizio fisico regolare aumenta le ENDORFINE, effetto endogeno morfino-simile, che migliorano l´ umore.
I SEDENTARI, sono più stressati, minori quantità di beta –endorfine, e più depressi. L´esercizio fisico migliora l´apparato MUSCOLO-SCHELETRICO, aumenta la forza muscolare, l´elasticità dei muscoli e della mobilita´ delle articolazioni, aumenta la resistenza di ossa, legamenti e tendini, diminuisce il rischio di traumi, migliora la postura, migliora le condizioni fisiche generali. E´ utile all´apparato CARDIOVASCOLARE, rallenta la frequenza cardiaca a riposo, aumenta la funzionalità cardiovascolare, fa diminuire la pressione sanguigna, migliora l´afflusso di ossigeno a tutto l´organismo, migliora la irrorazione sanguigna muscolare, dilata le arterie cardiache
Se si e´ in buone condizioni fisiche si avranno maggiori probabilità di godere di una vita più lunga e più sana. Avere un ictus e´ di 8 probabilità ad 1 in chi ha una buona forma fisica.
ATTENZIONE, l´esercizio fisico può essere molto dannoso e perfino letale, nel caso in cui il cuore non fosse in grado di rispondere alle maggiori esigenze dettate dalla attività fisica., quindi rivolgersi al medico prima di svolgere una qualsiasi attività fisica in caso di malattie cardiovascolari, fumo, pressione alta, eccesso di affanno sotto sforzo, dolore o senso di oppressione al petto, braccia, denti, mandibola, collo sotto sforzo, giramenti di testa, mancamenti, alterazioni della funzione cardiaca, palpitazioni, aritmia.
E´ bene CAMMINARE almeno per 30 minuti al giorno a passo sostenuto.

DIETA
La dieta valida dovrebbe determinare la perdita di peso, utile per la salute, aiutare la persona a seguire una alimentazione che non la faccia aumentare di peso ma che nel contempo favorisca la salute in generale, ed essere inoltre relativamente facile da seguire. Normalmente in una DIETA sana si perde mezzo chilo di grasso la settimana e tutto quello che si perde in più sono solo i liquidi, che si riacquistano rapidamente In una dieta e´ determinante la qualità del cibo che si consuma. Ill nostro corpo e´ programmato per funzionare basandosi sul consumo di CARBOIDRATI COMPLESSI, ovvero a LENTO RILASCIO, come i CEREALI INTEGRALI, LENTICCHIE, CECI, FRUTTA e VERDURA. Il lento rilascio determina un livello di energia più costante ed una assenza più prolungata della sensazione di fame, fornendo all´organismo un migliore utilizzo del cibo invece di trasformarlo in grasso. Di solito chi presenta un sovrappeso ha anche uno squilibrio nella glicemia. Per queste persone e´ essenziale una dieta a basso contenuto di stimolanti ed un elevato consumo di carboidrati complessi, inoltre gli stimolanti come il caffè ed il guaranà consumati a lungo termine, possono ostacolare la diminuzione di peso. E´ essenziale una dieta strettamente vegetariana e che includa cereali integrali, e alcuni grassi presenti nelle noci,nelle mandorle, nei semi e nei loro oli, in quanto i grassi essenziali aiutano a bruciare i grassi. Quindi riducendo drasticamente i grassi saturi senza escludere le noci, i semi ed i pesci, si ottiene il miglior equilibrio fra una dieta ipolipidica ed una nutrizione ottimale. Evitare assolutamente i cibi fritti, preferire quelli cotti al forno, lessati o cotti al vapore. Usare acqua, o salsa di soia, succo di limone ed aromi non usare i grassi. Gli alimenti ricchi di fibre riducono il senso di fame, con altri vantaggi per la salute. Non assumere solo la crusca, ma assumere anche le fibre contenute nella frutta e nella verdura, nell´avena e nelle lenticchie, le quali danno più facilmente un senso di sazietà ed inoltre aiutano ad abbassare la glicemia. La dieta, dovrà essere bilanciata oltre a contenente fibre dovrà anche essere equilibrata in grassi. proteine e carboidrati. Evitare lo zucchero e gli alimenti dolcificati, il caffè, il tè e le sigarette, gli alcolici. Integrare la dieta con VITAMINE e MINERALI, importanti le vitamine del COMPLESSO B, e la vitamina C, ed i minerali come lo ZINCO ed il CROMO,( vedi OLIGOELEMENTI) integrare la dieta con 3 grammi di GLUCOMANNANO al giorno o 5 grammi di fibra di Konjak.
Per mantenersi in forma, niente ALCOOL, pochissimi grassi al massimo 2 cucchiai di olio al giorno di spremitura a freddo, no alle farine bianche, allo zucchero bianco, mangiare moltissime verdure. Il segreto per cucinare senza grassi e´ di usare molti odori, si può sostituire l´olio con il vino. La FARINA BIANCA rallenta il transito e diventa più assimilabile della farina INTEGRALE che ha un alto contenuto di fibra grezza, lo ZUCCHERO BIANCO poi non ha quelle sostanze che si traducono in vitamine adibite alla rapida metabolizzazione Occorrono almeno 20-30 grammi di fibre al giorno, contenuta nella AVENA, FRUMENTO, MAIS, ORZO, SEGALE, CRUSCA, iniziare per quanto riguarda la crusca, a piccole dosi per evitare i crampi intestinali, e bene all´inizio mangiarla cotta. Scegliere come VERDURE, porri, cavoli bianchi, lattuga romana, cavoli rossi, ravanelli, indivia, cavolfiore, cavoli verdi, sedano, spinaci, carote, ed e´ bene cuocerle a vapore; per evitare la fame mangiare 1 ora prima del pasto un po´ di crusca con del latte di soia, di riso o di cereali, in modo da far sentire lo stomaco sazio.
Quando si inizia una dieta dimagrante e´ essenziale non lasciarsi morire di fame, per evitare che il metabolismo rallenti in modo inadeguato, e mangiare più quantitativi di cibi salutari ricchi di fibre e con poche calorie come verdure, legumi, frutta e cereali integrali. EVITARE gli SPUNTINI, evitare le BEVANDE ALCOLICHE e GASSATE, mangiare lentamente e masticare bene i cibi, non andare a letto subito dopo aver mangiato. LIMITARE l´apporto di ZUCCHERI SEMPLICI E GRASSI, e´ una dieta che oltre ad essere ottimale per l´OBESITA´ lo e´ anche per il DIABETE. Una Dieta ad alto contenuto di carboidrati complessi aiuta a diminuire il senso di fame, e di conseguenza il desiderio di mangiare cibi ad alto contenuto di grassi.
Una dieta ricca di fibre, verdure e leguminose e´ indicata anche per i diabetici.( seguire sempre la dieta del proprio centro diabetologico) E´ importante assumere CIBI di QUALITA´.
Una attività fisica moderata aiuta a perdere peso nel tempo e riduce anche l´appetito. Chi fa una vita sedentaria ha più fame. L´esercizio fisico inoltre, agisce sul metabolismo.

LISTA ALIMENTI

VERDURE,
sono ottime fonti di vitamine, minerali, carboidrati e proteine, e acidi grassi essenziali, sono antiossidanti, inibiscono i radicali liberi che si legano alle cellule del corpo e che sono responsabili dei tumori e delle malattie cardiache. Non vanno bollite, meglio cotte al forno o appena sbollentate NO ai sottaceti che contengono nitriti e si trasformano in nitrosammine responsabili del cancro dell´esofago. ASPARAGI, BARBABIETOLE, BROCCOLI, CARCIOFI, CAROTE, CAVOLINI DI BRUXELLES, CAVOLFIORE, CIPOLLE, CRAUTI, FUNGHI, SEDANO RAPA, BIETOLE, CAVOLO, TARASSACO, SPINACI, CIME DI RAPA, ZUCCA, ZUCCHINE
VERDURE CHE SI POSSONO CONSUMARE A VOLONTA´ dagli OBESI
CAVOLO CAPPUCCIO, CAVOLO CINESE, CETRIOLO, CICORIA, CRESCIONE, GERMOGLI di ALFA-ALFA, INDIVIA, LATTUGA, PREZZEMOLO, RAPE, RAVANELLI, SCAROLA, SEDANO

FRUTTA,
contiene FRUTTOSIO, che viene assorbito lentamente dall´organismo lasciando all´organismo il tempo di assimilarlo, e´ fonte di minerali, vitamine, e fibre, essendo ricca di calorie, va consumata con moderazione e sempre da sola e lontano dai pasti.
ALBICOCCHE, albicocche secche, AMARENE, ANANS, ANGURIA, ARANCIA, MORE, MIRTILLI, LAMPONI, RIBES, FRAGOLE, BANANA, CACHI, CHICCHI di UVA, CILIEGIE, CLEMENTINE, DATTERI, Fichi d´INDIA, FICHI SECCHI, MANDARINI, MANGO, MELA, MELA COTTA, MELONI, NESPOLE, PAPAIA, PESCHE, PESCHE NOCI, POMPELMO, PRUGNE, UVETTE
Da MANGIARE con MODERAZIONE per gli OBESI
Marmellata o gelatina 1 cucchiaino, miele 1 cucchiaino, zuccherodi canna 1 cucchiaino

AMIDI e CEREALI
Con la assunzione dei Carboidrati complessi, il livello di zucchero nel sangue rimane costante, i cereali integrali contengono vitamine del gruppo B, le altre vitamine, minerali e fibre, prevengono e curano le malattie croniche degenerative, specie il cancro ,il diabete le malattie cardiovascolari le vene varicose, le patologie del colon, coliti, emorroidi, e diverticolite, contengono inoltre più proteine dei cibi raffinati I cereali vanno sciacquati, per togliere loro le impurità. Cottura dei cereali, GRANO 25 minuti, GRANO SARACENO 15 minuti, GRANTURCO, 25 minuti, MIGLIO 45 minuti, ORZO 1 ora e ¼, RISO INTEGRALE 45 minuti.
QUANTITA´
CASTAGNE 4, CEREALI COTTI mezza tazza, CEREALI SOFFIATI non zuccherati 1 tazza CHICCHI di MAIS mezza tazza, FARINA 2 cucchiai e mezzo, FARINA d´AVENA macinata grossa cotta, mezza tazza, FARINA di MAIS 2 cucchiai, FIOCCHI di CEREALI non soffiati e non dolcificati ¾ di tazza, FOCACCIA una piccola GERME di GRANO ¼ di tazza, GNOCCHI di PATATE mezza tazza, FIOCCHI di CRUSCA mezza tazza, MAIS in pannocchia, PANE BIANCO una fetta, PANE di GRANO INTEGRALE 1 fetta, PANE di SEGALA una fetta, pane di SEGALE una fetta, pangrattato 3 cucchiai, PASTA bianca o integrale COTTA mezza tazza, PATATA BIANCA 1 piccola, PATATA DOLCE un quarto di tazza, PATATA SCHIACCIATA mezza tazza, POP CORN mezza tazza, RISO o ORZO coti mezza tazza, ZUCCA mezza tazza, BISCOTTI 1, CIALDE 1, CRACKERS 3, CREPES 1, FETTE BISCOTTATE 3, GRISSINI 3, PAN CARRE´ una fetta, PANE di MAIS 1 fetta, PATATE FRITTE 8,

LEGUMINOSE
Sono definite la carne dei poveri, ma in realtà combinate con i CEREALI costituiscono un pasto proteico completo. Stimolano la funzionalità epatica, abbassano il colesterolo, riequilibrano lo zucchero ematico, controllano il diabete.
LEGUMI SECCHI, e´ bene lavarli, e tenerli in ammollo durante la notte, in frigo per evitare che fermentino, l´ammollo ne riduce anche i tempi di cottura Se non si mettono in ammollo, aggiungere per ogni tazza di leguminose secche ¼ di cucchiaino da te´ di bicarbonato di sodio, farle bollire per 2 minuti, farle riposare in ammollo per 1 ora, il bicarbonato di sodio farà eliminare gli OLIGOSACCARIDI, che possono provocare FLAUTOLENZA, ed aiuta ad eliminare i tempi di cottura, dopo l´ammollo i semi vanno fatti bollire girandoli il meno possibile per non farli rompere.
LEGUMI CONSIGLIATI
SOIA, TOFU, TEMPETH MISO, e´ anche sotto forma di carne, e latticini CECI, FAGIOLI BIANCHI, BORLOTTI, CANNELLINI, LENTICCHIE, AZUKI

GRASSI
Il nostro organismo ha bisogno di una certa quantità di grassi ed in special modo dell´OLIO LINOLEICO e dell´acido LINOLEICO, gli ACIDI GRASSI POLINSATURI costruiscono le cellule nervose, le membrane cellulari e le prostaglandine, sostanze simili agli ormoni, il consumo degli ACIDI GRASSI ESSENZIALI, diminuisce il livello di colesterolo nel sangue.
VA ELIMINATO il consumo degli ACIDI GRASSI SATURI come la MARGARINA, i GRASSI di ORIGINE ANIMALE, che provocano forme tumorali e malattie cardiache, esercitando un effetto negativo sul controllo della glicemia diminuendo la sensibilità delle cellule all´insulina. I grassi contenuti negli alimenti preconfezionati portano oltre che all´obesità, al diabete, alle malattie cardiache, a livelli alti di colesterolo, maggior rischio di cancro, probabilità di nascita di bambini sottopeso, minore qualità e quantità del latte materno, produzione anormale dello sperma, incidenza di malattie della prostata, immunodepressione, carenza di acidi grassi essenziali. La margarina e gli OLII IDROGEINATI diminuiscono anche il tasso del colesterolo buono l´HDL, interferiscono sul metabolismo, ed espongono a malattie cancerogene, E´ altrettanto pericoloso un consumo insufficiente di ACIDI GRASSI ESSENZIALI, I grassi saturi sono contenuti nelle proteine di origine animale, e´ bene aggiungere alla dieta OLIO di LINO di ALTA QUALITA´.OLIO DI OLIVA SPREMUTO A FREDDO, consumarne 1 cucchiaio al giorno, contiene gli OMEGA-3 che si trovano nei pesci di acqua fredda come il salmone, lo sgombro e l´aringa, gli OMEGA-3 aumentano l´efficacia dell´insulina, mentre l´eccesso di acidi grassi saturi predispone al diabete di tipo II. Diminuire o eliminare il consumo di acidi grassi saturi, aumentare il consumo di acidi grassi essenziali, olio di lino, frutta secca, ricca di acidi grassi essenziali, vitamina E, proteine, minerali, fibre ed altre sostanze. La frutta secca migliora la sensibilità all´insulina, con una migliore termogenesi alimentare e contrasta l´obesità migliorando il metabolismo, protegge anche dagli attacchi di cuore, il consumo di mandorle, noci, nocciole ( moderato 4-5) abbassa il livello di colesterolo e di trigliceridi ed alza il colesterolo buono. Gli effetti benefici , del consumo moderato di frutta secca, sono dati dalla presenza di acidi grassi essenziali OMEGA-3, e dall´acido linoleico, e´ bene acquistarli con il guscio, per conservare la loro protezione naturale contro l´alterazione da radicali liberi a causa della luce e dell´aria, i gusci dovranno essere integri, senza incrinature e macchie, fori od altre imperfezioni, non mangiare i semi ammuffiti o alterati, molli o gommosi, scuri o avvizziti il loro consumo potrebbe essere estremamente dannoso, vanno conservati in recipienti ermetici se sono senza guscio, nel frigo o nel congelatore.
QUANTITATIVI
GRASSI MONOINSATURI, OLIO EXTRA VERGINE di OLIVA biologico e spremuto a freddo 1 cucchiaino da te´, 5 olive piccole,
GRASSI POLINSATURI da coltivazioni biologiche, arachidi 20 piccole, o 10 grandi, MANDORLE 10 intere, NOCI 6 piccole
Consumare Olio di provienza biologica e spremitura a freddo : OLIO di CARTAMO, GIRASOLE, LINO, MAIS SOIA, (un cucchiaio), semi di GIRASOLE, LINO, SESAMO, ZUCCA, (un cucchiaio) .
EVITARE
I GRASSI SATURI, besciamella, burro, maionese, pancetta, panna,
LATTE, e FORMAGGI, la CASEINA contenuta nel latte favorisce l´aterosclerosi,

SI
al LATTE di SOIA, di cereali, di riso, di mandorle, ai derivati della soia

PROTEINE ANIMALI A BASSO CONTENUTO DI GRASSI, per diete per l´OBESITA´( da consumare con moderazione)
Agnello 30 grammi, formaggio fresco scremato 60 grammi, gamberi 30 grammi, molluschi 30 grammi, pollo senza pelle 30 grammi, polpa di granchio 30 grammi, sgombro, tacchino, tonno vitello sempre 30 grammi, IDEM PER LA MOZZARELLA, IL PARMIGIANO, LA RICOTTA, LE FRATTAGLIE, IL MAIALE, IL MANZO, PROSCIUTTO CRUDO, UOVA 1, l´anatra, i formaggi grassi gli hamburgher, l´oca, il prosciutto cotto. ( è bene comunque ridurre al minimo tutti i prodotti di origine animale)

COLAZIONE MATTUTINA, va assolutamente fatta con cereali, pane integrale, frutta fresca, succhi appena spremuti. Mangiare cereali integrali a colazione abbassa i livelli di colesterolo, aumenta notevolmente in chi salta la colazione.

PRANZO, minestra, insalate, pane integrale per chi soffre di DIABETE, o di IPOGLICEMIA sono indicate le minestre a base di leguminose perché migliorano la regolazione del tasso ematico, le leguminose saziano e sono povere di calorie( per i diabetici seguire sempre le indicazioni del proprio medico)

SPUNTINI , a base di FRUTTA e VERDURA FRESCA, come le mele e le pere i pompelmi, crackers integrali., frutta secca.

PASTI SOSTITUTIVI, barrette energetiche, ma prive di caseina, con alta percentuale di proteine di buona qualità, no al latte scremato, 5 grammi di fibre alimentari, cromo, no agli additivi, allo zucchero, al saccarosio

CENA
Insalata fresca, minestra, contorno di verdure, pane e pasta integrali.

SUPPLEMENTI VITAMINICI
Vitamine del COMPLESSO B, B1,B2, B6 fino a 100 mg, contenute nel LIEVITO DI BIRRA, vitamina B12, COLINA, ACIDO FOLICO, INOSITOLO 500 mg, acido pantotecnico, Vitamina C fino a 1000 mg, contenuta nella ROSA CANINA, vitamina E fino a 600 UI, contenuta nel GERME di GRANO, CALCIO 500-1000 mg, FOSFORO, MAGNESIO 250-500 mg, contenuti nel GUSCIO d´OSTRICA, proteine, LECITINA, nella LECITINA DI SOIA, ACIDI GRASSI INSATURI, contenuti nell´OLIO DI PESCE.
La LECITINA è essenziale per il FEGATO ed il CERVELLO, è ricca di colina,, protegge anche il RENE ed il PANCREAS, diminuendo l´assorbimento del colesterolo, contiene acetilcolina, la cui carenza provoca il MORBO di ALZHEIMER ed altre forme di demenza , è benifica anche l´assunzione del COENZIMA Q10

ORMONI TIROIDEI
Un altro integratore utile per bruciare i grassi e´ l´ACIDO IDROSSICITRICO, HCA e´ un acido debole, che si ricava dalla corteccia del frutto di TAMARIDO, GARCINIA CAMBOGIA, usata come spezia in Oriente, l´HCA inibisce l´enzima che converte il glucosio in grasso o in glicogeno la riserva, un eccesso di carboidrati viene convertito in grassi dall´enzima ATP-CITRATO-LIASI, l´HCA, blocca questo enzima ed aumenta la quantita´ di glucosio disponibile inviando al cervello un segnale per ridurre l´appetito, e non provoca la perdita di proteine corporee, con 800 mg al giorno si ha una perdita media in grassi di 2 kg alla settimana, potenzia la combustione delle calorie ed aumenta i livelli energetici, l´apporto consigliato e´ di 250 mg 3 volte al giorno.
EVITARE assolutamente gli amido-bloccanti che sono dannosi alla salute.

PREPARATI TERMOGENICI ed OBESITA´
EFEDRINA ephedra sinica o ma buang
E´ ASSOLUTAMENTE DA EVITARSI PERCHE´ DANNOSA PER L´ORGANISMO.

SUPPLEMENTI NUTRIZIONALI e FITOTERAPICI
Il GLUCOMANNANO e´ una fibra senza eguali, viene ottenuto dal KONJAK, una pianta giapponese che assorbe l´acqua in misura di 10 volte superiore alla crusca di grano ed e´ quindi la fibra migliore per aumentare la massa intestinale. Ed inoltre e´ in grado di abbassare la GLICEMIA, in maniera tanto efficace da essere usato in GIAPPONE per i DIABETICI. Bastano 3 grammi di GLUCOMANNANO per indurre una perdita da 1 a 3 chilogrammi al mese senza nessun apprezzabile cambiamento nella dieta o aumentare l´esercizio fisico; 5 g di fibra di konjak forniscono 3 grammi di glucomannano, determinando una perdita significativa di peso.
La capacita´ di bruciare i grassi non dipende solo dalla qualita´ del cibo che ingeriamo, ma anche dalla presenza delle VITAMINE e dei MINERALI che aiutano a controllare l´esatta scissione del glucosio che a sua volta rilascia energia alle cellule dell´organismo. Qualsiasi carenza di questi nutrienti fondamentali comporterà minore energia e di conseguenza una maggiore predisposizione all´accumulo di grasso.
Il trasporto del GLUCOSIO dal sangue nelle cellule dipende dalla presenza delle VITAMINE B1, B2, B3, B5, e C ( presenti nel LIEVITO di BIRRA) dal FERRO e dal COENZIMA Q10. Una assunzione adeguata di questi alimenti costituisce un altro mezzo per aumentare l´efficacia di qualsiasi dieta dimagrante. Inoltre il CROMO ( vedi OLIGOELEMENTI) viene definito il MINERALE del METABOLISMO, e fa aumentare la combustione dei grassi, la formula più adatta è il CROMO-PICOLINATO, legato alla VITAMINA B3 il cromo- polinicotinato, è una forma molto utile per utilizzare questo minerale difficilmente ottenibile. La dose giornaliera dovrebbe essere di 200 MCG al giorno, o in preparati oligoterapici ( la forma migliore) . La sua assunzione fa ridurre il peso e l´appetito, aumentando i livelli energetici.il CROMO, è comunque contenuto anche nel LIEVITO DI BIRRA, è indispensabile perché per favorire il dimagrimento e´ necessario aumentare la sensibilità di tutte le cellule dell´organismo all´ormone dell´insulina, la quale e´ fondamentale per mantenere nel giusto livello gli zuccheri nel sangue, (glicemia) e stimola anche la termogenesi,
Un altro integratore utile per bruciare i grassi e´ l´ACIDO IDROSSICITRICO, HCA e´ un acido debole, che si ricava dalla corteccia del frutto di TAMARIDO, dalla GARCINIA CAMBOGIA, o dal GLUCOMANNANO, ( si trova anche nel COMPOSTO AL GLUCOMANNANO) è usata come spezia in Oriente; l´HCA inibisce l´enzima che converte il glucosio in grasso o in glicogeno la riserva. ( da tenere presente che, l´ eccesso di carboidrati viene convertito in grassi dall´enzima ATP-CITRATO-LIASI, l´HCA, con l´impiego di queste fibre, questo enzima viene bloccato, viene aumentata la quantità di glucosio disponibile e viene contemporaneamente inviato un segnale al cervello per ridurre l´appetito, il senso di fame, senza provocare perdita di proteine corporee)
EVITARE assolutamente gli amido-bloccanti ( beta-bloccanti) che sono assolutamente dannosi alla salute.

Tutte le metodologie, le tecniche, i rimedi suggeriti e quant´altro proposto sono ad esclusivo scopo informativo e non sostituiscono il medico. Per informazioni Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o al 3343541797, risponde Enrico Romeo Coppola


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News AISS (2008-08-26;15:01:50)

 

I segreti per dormire bene
 
Prima regola: ridurre stress e ansia


Aumenta ogni anno il numero di persone che soffre d’insonnia. E questo perché il nostro sonno è da sempre la spia delle nostre preoccupazioni quotidiane, delle nostre emozioni, del nostro umore. Problemi al lavoro, lo stress da affrontare tutti i giorni, litigi in famiglia, questioni di cuore irrisolte, depressione in agguato. Sono solo alcune delle tante cause che possono influire sul ritmo del sonno e provocare insonnia.

Le persone ansiose faticano ad addormentarsi, i depressi invece soffrono di insonnia mattutina.
Dormire poco fa male alla salute, perché il sistema immunitario s’indebolisce aumentando il rischio d’infezioni, cala la
memoria e la capacità di concentrarsi.
Riposare di notte e soprattutto farlo bene serve non solo a ricaricare le pile ma anche ad affrontare al meglio gli impegni di tutta la giornata.

Imperativo categorico è perciò quello di ridurre lo stress della vita quotidiana. Lo stress in piccole quantità aiuta a superare gli ostacoli, ma se diventa cronico crea seri problemi. Imparate perciò a respirare, date spazio alle emozioni, magari sottoponendovi a sedute di yoga o ad esercizi di respirazione durante il giorno, ritagliando degli spazi per voi, cominciate a porvi dei limiti.
Stress che aumenta ancora di più quando la sera, pur essendo stanchi ed esausti, non si riesce a chiudere occhio.
Cosa fare in questi casi?
Evitate di starvene sdraiati a guardare la sveglia, se il sonno tarda a venire dopo trenta minuti, alzatevi e provate a distrarvi: ascoltate della musica rilassante, leggete un libro divertente, fatevi un bagno caldo, preparatevi un bicchiere di latte caldo: il triptofano in esso contenuto concilierà il vostro sonno.

Se l’insonnia non è occasionale, è bene rivolgersi ad uno specialista che vi aiuterà a scoprire le cause del disturbo.

Rebecca Di Matteo

 

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News AISS (2008-09-04;15:32:30)

 Trova il tempo di lavorare: è il prezzo del successo.

 Trova il tempo di riflettere: è la fonte della forza

 Trova il tempo di giocare: è il segreto della giovinezza.

 Trova il tempo di leggere: è la base del sapere.

 Trova il tempo d'esser gentile: è la strada della felicità.

 Trova il tempo di sognare: è il sentiero che porta alle stelle.

  Trova il tempo d'amare: è la vera gioia di vivere.

  Trova il tempo di essere felice: è la musica dell'anima.

(Saggezza Irlandese)

 

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 News AISS (2008-09-28;18:50:50)

 La dieta post-vacanze

 

Per non vanificare in pochi giorni la forma fisica e lo stato di benessere conquistato quest'estate, ecco il menù del rientro

a cura di Samantha Biale, nutrizionista

Le ferie ti hanno regalato una silhouette più asciutta e una pelle radiosa? Merito del riposo e del sole ma, soprattutto, dell'alimentazione leggera e più sana tipica dell'estate che contribuisce a liberare l'organismo dalle scorie accumulate in un anno intero. Ma adesso che la maggior parte di noi è tornata al solito tran tran, come fare a prolungare il più a lungo possibile questo "stato di grazia"? Per non vanificare in pochi giorni lo splendore conquistato quest'estate, ecco il menù del rientro.

Studiato per chi torna al lavoro ed è costretta a pranzare al bar, ma anche per chi ha la fortuna di poter pranzare a casa. Si tratta di una dieta che lascia la massima libertà perché il menù lo potete creare da voi, ogni giorno. Scegliendo tra le alternative (colazioni, pranzi e cene) che, per questo scopo, sono state messe a punto in modo da fornire, all'incirca, lo stesso valore calorico e nutritivo.  Fondamentale, per non lasciare mai a corto di energia l'organismo e mantenere sempre una buona dose di sprint e di buonumore, fare 3 pasti al giorno.
Colazione da 300 calorie circa

Colazione 1:
- latte parz. scremato (200 ml)
- caffè
- 4 fette biscottate con un velo di marmellata light (25 g)

Colazione 2:
- latte di soia o parz. Scremato (200 ml)
- orzo
- 5 frollini

Colazione 3:
- latte parzialmente scremato (200 ml)
- caffè
- cornflackes (40 g)

Colazione 4:
- 1 yogurt bianco (125 g)
- spremuta di arancia o 1 frutto (200 ml)
- 1 fetta di pane (30 g)

Colazione 5:
- 200 ml latte intero o yogurt intero bianco
- muesli (40 g)

Colazione 6:
- 1 fetta di crostata (60 g)
- tè al limone

Colazione 7:
- cappuccio (200 ml latte intero + caffè)
- 1 brioche (50 g)
Pranzo da 500 calorie circa  

Pranzo 1:
- pasta (60 g) e piselli freschi (100 g) con 1 cucchiaio di olio
- zucchine al vapore o grigliate (250 g)
- crescenza light (50 g)  

Pranzo 2:
- riso (70 g) alla zucca o altra verdura (100 g) + grana (5 g) + 1 cucchiaio di olio
- cavolfiore o altra verdura (200 g) gratinato in forno con fiocchi di latte (100 g)

Pranzo 3:
- fusilli (70 g) al pomodoro + 1 fiocco di burro ( 5g)
- insalata di legumi misti freschi (piselli 100 g , fagioli 70 g) + 1 cucchiaino di olio 

Pranzo 4:
- carpaccio di pesce spada con limone (150 g) + 1 cucchiaio di olio
- patate al cartoccio o lesse (200 g) + 1 fiocco di burro (5 g)

Pranzo 5:
- spaghetti (70 g) con vongole (100 g)+ 1 cucchiaio di olio
- insalata di pomodori (200 g) + 1 cucchiaio di olio

Pranzo 6:
- riso (60 g) con zucchine (100 g) + 1 cucchiaio di olio
-fesa di tacchino (130 g) al forno con curry e carote affettate a piacere

Pranzo 7:
- pasta (70 g) con broccoletti (100 g) e zafferano + grana (5g)
- insalata verde mista (200 g) con gamberetti (130 g) e 1 cucchiaio di olio
Cena da 500 calorie circa

Cena 1:
- riso (75 g) e piselli freschi (100 g) + 1 fiocco di burro crudo (5 g)
- insalata verde (150 g) con tonno al naturale (100 g) + 1 cucchiaio di olio

Cena 2:
- 1 piatto di minestrone (200 g verdure + 40 g pasta)
- 1 uovo strapazzato (60 g) con asparagi (200 g) + 1 fiocco di burro crudo (5 g)
- pane integrale (50 g)

Cena 3:
- 1 pizza alle verdure


Cena 4:
- polpo (150 g) e patate (200 g) con prezzemolo + 1 cucchiaio di olio
- insalata di lattuga (100 g) e fungi champignons  (100 g) + 2 cucchiaini di olio
- 1 coppa di mirtilli al naturale

Cena 5:
- bistecca alla griglia (180 g)
- verdure miste (250-300 g) saltate o al vapore + 1 cucchiaio di olio
- 1 panino integrale (50 g)

Cena 6:
- fesa di tacchino ai ferri (180 g)
- spinaci con limone (240 g) + grana (5 g)  + 1 cucchiaio di olio
- 1 panino (60 g)

Cena 7:
- spezzatino di vitello (180 g) con patate (200 g)
- macedonia (250 g)
Se pranzi al bar...Pranzo 1:
- prosciutto crudo (90 g) e pane (50 g)
- insalata mista a piacere condita con 1 cucchiaio di olio

Pranzo 2:
- insalatona mista con: 1 uovo sodo, tonno al naturale sgocciolato (80 g), pomodori (100 g) lattuga a piacere, mozzarella (100 g) + 1 cucchiaio di olio

Pranzo 3:
- panino tipo francesino o arabo (80 g) con mozzarella e pomodoro
- macedonia al naturale (250 g)

Pranzo 4:
- 1 piatto di bresaola (100 g) con grana (40 g) e contorno di verdure al vapore o grigliate

Pranzo 5:
- cotoletta alla milanese (140 g)
- insalata di pomodori (250 g) con 1 cucchiaio di olio

 

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 News AISS (2008-11-06;17:59:39)

 

Lo sport genera benessere e qualità della vita (Intervista a Luca Pancalli*)

 

Le Paralimpiadi di Pechino e quello che hanno rappresentato, ma anche il presente e il futuro del movimento sportivo italiano delle persone con disabilità, l'esperienza di commissario straordinario della Federazione Italiana Gioco Calcio e altro ancora, in questa lunga intervista a Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), realizzata in esclusiva per il nostro sito e per la rivista «Mobilità» da Giuliano Giovinazzo.

 

Luca Pancalli, proviamo a tracciare un bilancio a freddo dell'esperienza paralimpica cinese. Si sapeva che i padroni di casa si stavano preparando da anni a questo evento non solo a livello logistico, ma soprattutto a livello atletico e agonistico e che avrebbero fatto la parte del leone nel medagliere. L'Italia è riuscita comunque a riportare ottimi risultati, anche al di sopra delle aspettative, visto un livello competitivo così elevato. Come delegazione potete essere soddisfatti dell'andamento dei Giochi...


Luca Pancalli (Presidente CIP) e Giampiero Guglielmi (Presidente AISS)

 

«Sembra quasi di avere assistito ad un film già visto, nel senso che era stato tutto ampiamente previsto. Sia il risultato della Cina - che peraltro aveva già sbalordito durante le perecedenti Olimpiadi di agosto - sia i risultati delle altre nazioni.
Personalmente, ad esempio, avevo preventivato l’eccellente piazzamento dell’Ucraina, perché ovviamente monitoriamo e conosciamo il lavoro che si sta compiendo negli altri Paesi. Soprattutto, nel mondo dello sport abbiamo un'importante cartina tornasole, che è rappresentata da competizioni quali i Mondiali, gli Europei e quant’altro, là dove hai l’opportunità di vedere e verificare.
Per quanto riguarda casa nostra, sicuramente non posso non ritenermi soddisfatto, nel senso che considerato il livello tecnico-agonistico che abbiamo trovato, e che comunque ci aspettavamo, il risultato è stato più che soddisfacente. Avevamo una previsione di quindici medaglie - un po’ pessimistica perché ovviamente è sempre pericoloso lanciarsi coi numeri - e le diciotto medaglie arrivate da sette delle dodici discipline cui partecipavamo, dal punto di vista della valutazione e della politica sportiva sono sicuramente soddisfacenti. Consideriamo poi che - come credo sia avvenuto spesso nel mondo dello sport - abbiamo subìto magari qualche torto e qualche ingiustizia, e qualche incidente di troppo, come i risentimenti muscolari dei due saltatori in lungo che purtroppo erano sicuramente in possibilità di arrivare in zona medaglia; o anche come l’incidente occorso al ciclista Viganò, che a trenta metri dal traguardo è svenuto per un colpo di calore e per disidratazione. Senza questi imprevisti saremmo potuti andare anche molto meglio, ma è chiaro che il risultato tutto sommato è più che positivo». Come giudichi l'accoglienza ricevuta a Pechino? «Alla grande. La Cina, chiuso il capitolo olimpico, ha saputo sbalordire il mondo, perché indubbiamente ha realizzato qualcosa di eccezionale dal punto di vista organizzativo, ma anche da quello della passione che è stata percepita intorno al mondo paralimpico.
Vero è anche che i numeri cinesi sono "altri numeri" - Pechino è una città con 18 milioni di abitanti - ma avere per tutto il periodo delle Paralimpiadi degli stadi e dei palazzetti completamente pieni, tutti i giorni, beh, un po' di differenza la fa, e si è sentita. Soprattutto gli atleti l'hanno sentita».

Dal punto di vista strettamente organizzativo, quindi, non avete incontrato difficoltà né logistiche né dovute a problemi con le autorità cinesi. «Una precisione teutonica, nel senso che veramente l’organizzazione è stata un orologio che ha funzionato perfettamente. Sono stati eccezionali, pur ovviamente nella severità della sicurezza e dei controlli, perché oramai l’evento paralimpico è una manifestazione che si impone agli occhi del mondo come seconda soltanto alle Olimpiadi, anche per l’attenzione mediatica che essa determina».
C'è stato un momento che ti ha dato delle emozioni particolarmente forti durante questa esperienza di Pechino 2008? «Direi tutto. So che ha colpito molto la cerimonia di apertura, anche se ricca di messaggi che forse per i nostri Paesi che hanno percorso un processo di crescita culturale sui temi della disabilità molto più accelerato di quanto non sia avvenuto in Cina, quei temi e quelle sollecitazioni possono apparire un po' retro, solilidaristico-pietistiche. Bisogna però considerare che quella cerimonia e i messaggi di essa non erano rivolti al mondo, ma alla Cina stessa, perché i cinesi hanno voluto cogliere in pieno questa occasione. E mi auguro che effettivamente possa essere così per il futuro, perché ovviamente anche su questo si è giocata la scommessa di affidare l’organizzazione di Giochi così importanti ad un paese come la Cina.
Considerando l’investimento sull’organizzazione dei Giochi Paralimpici, il mio auspicio è che questo sia avvenuto per lanciare e disegnare il futuro di un'attenzione maggiore ai diritti dei disabili in quel Paese». In un convegno nel 2006 a Torino, si parlava di una sorta di "eredità paralimpica dei Giochi Invernali", e degli effetti postivi che questo evento avrebbe avuto nel capoluogo torinese sotto molti aspetti. Ritieni che si potrà parlare di un "effetto Paralimpiadi" almeno a Pechino? «Io credo che ci siano forti possibilità. Mi raccontavano in Cina che da cinque anni a questa parte, ad esempio, hanno esteso l'assistenza sociale a tutte le persone con disabilità, che prima non avevano; è stato inoltre svolto un grande lavoro di reclutamento in vista delle Paralimpiadi, il che vuol dire provare a tirar fuori i ragazzi dalle scuole, dalle campagne, dagli istituti, con la creazione di tanti istituti per l’avviamento allo sport. Certo, si tratta dell’incipit, in un Paese nel quale partiamo da una situazione paragonabile a quella italiana degli anni Cinquanta». In una dichiarazione rilasciata a un anno dall'inizio dei Giochi, una delle più famose atlete paralimpiche inglesi, Dame Tanni Grey-Thompson, aveva dichiarato di aver riportato l'impressione, visitando Pechino, di essere la prima persona con disabilità che molti vedessero a passeggio...
«Ed è proprio esattamente così. Ripeto, non per nulla ho parlato di incipit, di un processo - mi auguro - di crescita nell’attenzione dal punto di vista della promozione di una nuova cultura, in un Paese che da questo punto di vista - voglio ribadirlo - è come l’Italia degli anni Cinquanta. Devo dire che le premesse ci sono tutte.L’investimento che è stato fatto è grandioso, anche in termini di comunicazione. Girare per le strade di Pechino e notare tutti i megaschermi sui grattacieli o nei negozi o nei pub che in continuazione mandavano immagini delle Paralimpiadi rappresenta un grande investimento sulla popolazione. Tu incontravi questa gente che per strada si fermava a vedere o la partita di tennis, o il nuoto o l’atletica che in quel momento andava in diretta. C’era un canale dedicato 24 ore su 24 della TV in chiaro, interamente centrato sulle dirette delle varie gare, per cui, sai, questo mi dà da pensare che non finisca tutto lì. O per lo meno questo è l'augurio da uomo di sport: che si possa effettivamente cogliere la grande opportunità che lo sport ha regalato in questo caso, per costruire qualcosa di importante per il Paese».C'è poi da dire che la Cina, a differenza dell'Italia, ha ratificato [il 1° agosto 2008, N.d.R.] la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità...«Esattamente. Sono segnali. Non sempre è detto che ai segnali corrisponda qualcosa, ma sono segnali importanti che vanno colti per quello che rappresentano e ovviamente letti in positivo e non in negativo».Prima hai accennato alla comunicazione e al riscontro che hanno avuto i Giochi presso gli organi d'informazione cinesi. In Italia mi sembra si possa dire che almeno il servizio pubblico abbia dato alcune risposte, o ti aspettavi di più?«Mah, direi che un successo si è ottenuto nel momento in cui non siamo più noi che protestiamo, ma è qualcuno al di fuori del nostro mondo che chiede/scrive che avrebbe voluto maggiore attenzione alle Paralimpiadi. E questo, se vuoi, è un risultato della politica che ho condotto fino ad ora, nel senso che bisogna evitare sempre "categorializzazioni" e "sindacalizzazioni" delle richieste.
Da parte mia, venendo da lontano, sono totalmente soddisfatto di quello che ha fatto la RAI, perché sarebbe stato inimmaginabile pensare un po' di anni orsono a quattro ore e mezza di diretta sul canale satellitare (per carità, satellitare, ma sempre quattro ore di diretta). Anche il sito era ben curato. Secondo me lo sforzo la RAI lo ha fatto e sono sempre più convinto che non siano importanti le rivoluzioni, ma molto di più i lenti processi riformatori che aiutano a costruire una cultura su questi temi. Perché vedi, i risultati ottenuti dalle rivoluzioni - ammesso e non concesso in questo caso che si fosse potuto trovare il modo di dedicare alle Paralimpiadi la stessa attenzione che era stata dedicata alle Olimpiadi - spesso determinano anche un tornare indietro con la stessa velocità con la quale si era ottenuto il risultato. Invece i processi lenti, ma inesorabilmente in avanti, sono quelli dai quali poi è difficile tornare indietro.
Oggi la RAI ha fatto un ulteriore passo in avanti importante. Certo, il bicchiere io lo vedo mezzo pieno, ma può essere visto anche mezzo vuoto. Si può fare di più e si sarebbe potuto magari fare di più, però tempo al tempo. Chi viene da lontano sa che stiamo costruendo un percorso, per cui sono soddisfatto. Certo, mi sarei aspettato forse un po’ più di attenzione non tanto dalle testate sportive della carta stampata, ma dagli altri quotidiani. Mi sarebbe piaciuto magari poter notare una maggiore attenzione. Assistere allo svuotamento del parterre dei media italiani in occasione di un evento paralimpico, affidandosi molto più a corrispondenti delle agenzie ecc. è un po’ triste, perché credo che i nostri atleti e tutto il movimento paralimpico internazionale abbiano molto da insegnare e da regalare in termini di storie e di messaggi». E dal confronto con la copertura riservata dai mezzi di comunicazione esteri, come ne usciamo?
«Bisogna sfatare dei miti. Il fatto che all’estero ci sia maggiore attenzione non è sempre vero. Soltanto la BBC si è distinta per la grande attenzione dimostrata, ma perché si sta facendo un lavoro di investimento per le Paralimpiadi di Londra 2012 e mi sembra evidente. E la Cina ovviamente. Gli altri Paesi avevano delle strutture dal punto di vista organizzativo e mediatico sicuramente molto forti, però noi ci difendiamo. Certo, non siamo i primi, ma non siamo nemmeno gli ultimi».
In una dichiarazione al rientro da Pechino hai invocato più risorse dallo Stato, borse di studio per gli atleti studenti, agevolazioni per i lavoratori e una serie di altre rivendicazioni. La vicinanza delle Istituzioni si è fatta sentire. Ad esempio il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con Delega allo Sport, Rocco Crimi, era con voi a Pechino...
«Dal punto di vista del sostegno non posso che essere grato - uso il plurale intenzionalmente - ai Governi, perché sia il rapporto con Giovanna Melandri che adesso con Rocco Crimi è stato positivo. Le risorse economiche ci sono state garantite e mi auguro che l’attenzione possa essere sempre adeguatamente sufficiente a quelle che sono effettivamente la portata e le potenzialità del movimento.
Personalmente sono sempre convinto che le risorse economiche siano importanti, ma che lo siano ancor più le idee, per cui mi piacerebbe essere sostenuto nelle idee, spesso per realizzare le quali non servono neppure risorse economiche. Da questo punto di vista continuo a rilanciare una preoccupazione: un livello sportivo agonistico come quello del quale stiamo parlando richiede la possibilità che si possa mettere questi ragazzi nelle migliori condizioni di poter essere a quel livello. Oggi il livello è altissimo e non è più immaginabile per il futuro pensare di portare i ragazzi ad appuntamenti così importanti - che comunque facendo il loro mestiere di atleta onorano il Paese e il tricolore - costringendoli a prendersi mesi e mesi di aspettativa non retribuita, costringendoli ad essere a Pechino o ad Atene o a Vancouver, utilizzando le loro ferie.
Io ho avuto un ragazzo che è ripartito tre giorni prima da Pechino perché aveva finito il suo periodo di ferie. Storie esemplari: Fabio Triboli, che ci ha regalato tante soddisfazioni nel ciclismo, è un ragazzo che fa il metalmeccanico e quando stacca dal lavoro alle cinque del pomeriggio va a correre in bicicletta; Paolo Addesi, che è stato il gregario protagonista del successo di Triboli nella cronometro su strada, è un ragazzo che guida i TIR. La notte non dorme e il giorno si allena.
Lo stacco tra il mondo olimpico e quello paralimpico è troppo forte. Bisogna tentare di aiutare gli atleti. Questi sono ragazzi che al di là del loro piacere di essere atleti, credo che regalino qualcosa al Paese, in termini non soltanto di onore. Lo sport, ad esempio, è trainante dal punto di vista comunicativo, per cui anche per il mondo della disabilità in genere e per il processo di crescita del Paese sulla disabilità questi sono ragazzi che svolgono del loro e io credo che debbano essere messi nelle migliori condizioni per poterlo fare. Il Comitato Paralimpico con le proprie risorse ha fatto e può arrivare sino a dove può arrivare. Chi di loro appartiene al club del top level percepisce da parte nostra borse di studio, borse lavoro, ma certo io non ho la capacità di incidere sui permessi non retribuiti, sulle ferie. Io posso porre all’attenzione delle Istituzioni dei problemi, così come sto facendo. Come quello dell’apertura dei corpi sportivi dello Stato smilitarizzati anche agli atleti disabili e auspicare - in questo senso non servono risorse, ma voglio sostegno nelle idee - che qualche illuminazione possa far comprendere la totale sostenibilità dal punto di vista giuridico e legislativo del percorso».Noti inoltre un calo di iscrizioni e di interesse nella pratica effettiva dello sport, questa volta di base, da parte delle persone con disabilità?«Diciamo che il movimento cresce, ma cresce proporzionalmente troppo poco rispetto alle potenzialità, nel senso che a fronte di circa un milione di persone tra i 6 e i 40 anni nelle fasce di disabilità che potrebbero essere potenzialmente interessate all’attività motoria, gli aderenti al nostro movimento - considerando ovviamente tutto ciò che ruota intorno alla famiglia del Comitato Paralimpico - non saranno più di 70.000. C’è allora un elemento di criticità».

Potrebbe essere un segnale del cambiamento della società italiana negli ultimi venti anni...
«Bravissimo. Ci sono varie considerazioni. Una è questa senz’altro. Oggi lo sport - ed è giusto che sia così, è una grande conquista - è stato collocato nella vita di una persona disabile per quello che deve essere, cioè una scelta libera di occupazione del tempo libero, al quale deve corrispondere un diritto all’attività motoria. Io scelgo, sono titolare di un diritto, mi si devono consentire pari opportunità nell'accesso. Punto. Venti o trent'anni fa, quando cominciai io, era quasi una scelta obbligata: non avevamo nulla da fare e facevamo sport perché non c’era la consapevolezza dell’essere titolare di un diritto al lavoro, allo studio, alla famiglia. Per cui questa tua considerazione è totalmente vera.
Dall’altra parte, però, c’è anche una carenza del Paese Italia dal punto di vista proprio della cultura sportiva, non solo nel mondo della disabilità. In questo viviamo la stessa negatività. Siamo uno degli ultimi tre paesi in Europa per praticanti di attività motorie. Questo vuol dire che è proprio scarsamente diffusa la consapevolezza dell’importanza delle attività motorie nel nostro Paese e questo coinvolge abili e disabili. Per cui nella negatività troviamo un elemento di normalità».

Le nubi addensatesi dopo l'approvazione del Decreto Legge
n. 93 del 27 maggio scorso - che stabiliva pesanti tagli ai finanziamenti destinati al Comitato Italiano Paralimpico - possono essere considerate superate o la situazione resta ancora preoccupante?
«No, no, il problema è stato risolto. Ci è stato anzi anche riconosciuto un milione di euro in più. Devo dire che il sottosegretario Crimi non soltanto aveva risolto il problema economico e ci aveva concesso appunto un milione in più per favorire la sostenibilità del mutuo per la costruzione della Città Paralimpica, ma poi è stato eccezionale perché quando è venuto a Pechino, devo dire che è veramente diventato uno di noi, cioè ha capito. Con grande umiltà ha girato con me tutti i campi di gara, parlando con i ragazzi, stando a mensa al villaggio con noi ecc. E ha capito le enormi potenzialità di un movimento e le difficoltà. Quindi io mi auguro che veramente si possa costruire un percorso per risolvere quei piccoli grandi problemi che abbiamo».

Quindi il prestito di 15 milioni di euro finalizzato alla costruzione della Cittadella dello Sport Paralimpico, sottoscritto dal presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo, Andrea Cardinaletti, non vi spaventa? «Noi abbiamo siglato il mutuo, ho firmato [sorride] e diciamo che a fronte di questo mutuo adesso ci sarà la gara europea per l’assegnazione dei lavori alla ditta che vincerà; i quindici milioni non spaventano, anche se pesano ovviamente. All’incirca si parla di un milione di euro per venticinque anni». Ma si può fare? «Io ho sempre immaginato che se non si pensa in grande non si andrà mai a realizzare in grande. Questo è un sogno che ho sempre avuto per il movimento paralimpico e ovviamente a volte bisogna anche saper rischiare. Rischio nella consapevolezza dell’importanza dell’iniziativa». Quali aspettative hai riposto su questo progetto? «Il bando di gara dovrebbe essere pubblicato a giorni e a gennaio ci potrebbe essere l’assegnazione e l’inizio dei lavori. Entro tre anni il progetto dovrebbe essere portato a termine e diventerà una sorta di "laboratorio a cielo aperto" riguardo a tutto ciò che si può fare sullo sport praticato dalle persone con disabilità. Può essere ad esempio un luogo di avviamento ad uno sport per giovani disabili che vogliano sperimentare diverse discipline, per poi scegliere la propria quando tornano a casa. Avremo infatti una foresteria di centoquaranta posti letto. Ma si può anche pensare di realizzare centri estivi integrati con bambini disabili e non disabili, in modo tale che i genitori possano lasciare lì i loro figli durante il periodo del termine della scuola. Si possono fare tante cose. Ripeto, sarà un laboratorio a cielo aperto. A me piacerebbe, e questa è la mia intenzione, fare in modo che gran parte del lavoro che genererà questa Cittadella sia poi svolto da persone con disabilità». In questa ottica che coinvolgimento immagini per le associazioni e le cooperative del Terzo Settore del territorio nell'implementazione delle attività della Cittadella? «Credo che dalle cooperative sociali possa venire sul territorio un grande aiuto per la promozione dell’attività sportiva e anche per un loro eventuale utilizzo  in maniera funzionale a quelle che sono le attività generate dall’attività sportiva. E sono tante le attività che vengono generate dal mondo dello sport che possono trovare poi un valido interlocutore nella cooperazione sociale.L’importante è che si comprenda che lo sport - e l’attività sportiva - non deve essere un nemico della disabilità. Io spesso percepisco da parte del mondo dell’associazionismo quasi che lo sport fosse una cosa destinata a pochi, ma non è così. Pochi sono quelli che arrivano a certi livelli, ma è così nel mondo dello sport in generale. Se noi pensiamo a quante persone praticano nuoto in Italia e a quanti arrivano a un'Olimpiade… Questa è la regola dello sport: in pochi vincono e in tanti lo praticano.
Io vorrei avere degli interlocutori e degli alleati nel garantire che in tanti lo pratichino, perché comunque è un'attività che regala benessere fisico, migliora la qualità della vita e abbassa i costi del Servizio Sanitario Nazionale. Perché tutti coloro che praticano attività motoria con assiduità - senza stare a pensare alle medaglie paralimpiche - sono ragazzi disabili che si rivolgono meno al Servizio Sanitario Nazionale. Anche in questo manca la lungimiranza di un Paese che investe poco nel mondo dello sport. Parlo a 360 gradi e non solo per la disabilità...
I Paesi dovrebbero capire che le risorse destinate allo sport non sono risorse destinate alla competitività nello sport, ma risorse che rappresentano un investimento per la crescita culturale del Paese e una crescita generale del Paese stesso, perché poi lo sport genera PIL, genera occupazione, genera tante cose. E se questo vale come accezione per il mondo della normalità, immagina per il mondo della disabilità». Gli atleti con disabilità che smettono di praticare l'attività sportiva e agonistica secondo te potranno andare a giovarsi del provvedimento promosso da Giovanna Melandri, riguardante il vitalizio per gli sportivi indigenti? «Gli atleti con disabilità già accedono a questo vitalizio relativo alla Legge Onesti. Mi pare che vi abbia avuto accesso addirittura Giuseppe Trieste e altri. Ovviamente sono delle cose importanti, ma io immagino che gli atleti che smettono di fare lo sport - ovviamente qui ci riferiamo ai grandi atleti - debbano veder loro riconosciuto un futuro, in quanto hanno regalato qualcosa al Paese. E così come gli olimpici hanno la possibilità di accedere a gruppi sportivi militari - e quindi possono trovare poi un loro futuro nei corpi militari dello Stato - io ho sempre immaginato che fosse assolutamente sostenibile immaginare la possibilità di accedere a sezioni paralimpiche che andranno costituite all'interno dei gruppi sportivi militari - o almeno quelli smilitarizzati - non già attraverso l’arruolamento nel corpo di riferimento, ma attraverso l’assunzione nel Ministero di riferimento.
Faccio un esempio: noi abbiamo le Fiamme Oro alle quali si accede attraverso l’arruolamento alla polizia; se le Fiamme Oro aprissero una sezione paralimpica, in quella sezione si potrebbe immaginare: assunzione nel Ministero degli interni, distacco al gruppo sportivo e nel momento in cui avranno terminato di rendere onore al Paese attraverso le gesta sportive, faranno i dipendenti del Ministero come gli altri vanno a fare i poliziotti. Lo stesso si può fare per i Vigili del Fuoco tramite il Ministero degli Interni, lo si può fare con le Fiamme Azzurre per la polizia penitenziaria, tramite il Ministero di Grazia e Giustizia e lo si può fare con le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza tramite il Ministero dell’Economia».
Com'è ben noto, nel 2006 sei stato nominato commissario straordinario della FIGC, per gestire un momento particolarmente difficile per il calcio italiano, e durante quel mandato hai dovuto affrontare i drammatici fatti di Catania e l'uccisione dell'agente Raciti. Cosa ne pensi dei recenti episodi di violenza delle tifoserie nostrane, anche a seguito della Nazionale in Bulgaria? «Il fenomeno della violenza mi sono trovato ad affrontarlo all’epoca ed è un fenomeno ben lungi dall'essere stato debellato. Ma questo è di fronte agli occhi di tutti. Le difficoltà ci sono. La strada è stata intrapresa, ma ci sono tante cose da fare per immaginare uno scenario nuovo del calcio italiano. Mai mi sarei immaginato che atti del genere potessero avvenire al seguito della Nazionale. La Nazionale è sempre stata un po' "un'isola felice", da questo punto di vista, anche se coloro che sono addentro al sistema avevano da tempo sentore che c'era fermento.
Detto questo, è evidente che la violenza fa parte del mondo calcio, ma non appartiene al mondo del calcio, nel senso che la ritengo offensiva per il sistema calcio, ma soprattutto per i milioni e milioni di tifosi e delle tifoserie organizzate virtuose. Bisogna stare attenti a non fare di tutta l’erba un fascio e che quattro delinquenti non inficino tutto ciò che c’è di buono nelle tifoserie organizzate virtuose. Io ho avuto la positiva esperienza dei rapporti che ho intrapreso con le tifoserie organizzate del mondo del basket, quando scrissi il Codice Etico per la Virtus Roma e ci sono situazioni di tifoserie organizzate assolutamente encomiabili. Bisogna capire e creare le pre-condizioni e le condizioni affinché la gente per bene che veramente crede nella propria squadra e che non ha fatto della passione sportiva un'ossessione sportiva, possa riappropriarsi dei nostri stadi e di quello che gira intorno al sistema calcio». Dopo questa significativa esperienza alla FIGC, nel tuo futuro immagini di tornare nuovamente a ricoprire un incarico di primo piano nel mondo del calcio italiano e dello sport in generale? «Se avessi la possibilità di vedere nel mio futuro, probabilmente tanti errori non li avrei commessi e sicuramente ne ho commessi in passato. Non lo so. Io mi ritengo un innamorato del mondo dello sport e un dirigente sportivo al servizio del mondo dello sport. Tant’è che ho praticamente precluso e limitato tutte le mie attività professionali e il mio lavoro, in quanto questo è il mio mondo, e lo vivo come spirito di servizio perché poi lo sport ha bisogno di passione.
È difficile gestire lo sport se non si ha anche la passione nel volerlo gestire in un certo modo. Non so quello che mi riserverà il futuro, ma certamente non mi tirerei mai indietro ovunque il mondo dello sport dovesse aver bisogno del mio servizio».

 (Giuliano Giovinazzo)

 *Intervista concessa in esclusiva per la rivista «Mobilità» e per il sito Superando.it.

 

crew AISS " Il nuovo modo di intendere lo Sport "


 

News AISS (2008-11-25;17:15:27)

Il potere terapeutico del fitness

di IHRSA

La strada per il benessere passa per il vostro club. Si tratta di una conclusione, ormai innegabile, alla quale sono giunti scienziati e medici di tutto il mondo. In una recente pubblicazione, The Healing Power of Exercise (Il potere terapeutico dell’esercizio fisico), l’IHRSA ha raccolto cinquanta nuovi studi che, ancora una volta, dimostrano come il regolare esercizio fisico aiuti a combattere diverse patologie, migliorando la qualità della vita e contrastando gli effetti negativi dell’invecchiamento. Tutte le evidenze scientifiche riportate afferiscono a ricerche condotte nel lungo termine – più di settant’anni, in alcuni casi – su campioni di popolazione statisticamente significativi. Sono stati inclusi anche rinomati progetti di ricerca come l’Harvard Alumni e il Framingham Heart, nonché studi pubblicati su alcune fra le più prestigiose riviste mediche del mondo.Presentiamo, di seguito, un estratto della pubblicazione. Invecchiamento e indipendenza - Non si può vivere per sempre, ma si può certamente vivere meglio riducendo i dolori artritici, conservando la flessibilità, prevenendo le malattie neurodegenerative e minimizzando i danni dell’invecchiamento. L’esercizio fisico rende possibile tutto ciò, e diventa particolarmente importante nei paesi (Usa e Italia compresi) nei quali si registra un progressivo invecchiamento della popolazione.Risultati delle ricerche: una regolare attività fisica riduce le probabilità di sviluppare handicap legati all’artrite.
Un’indagine condotta su un campione di 3.554 soggetti di età compresa fra i 53 e i 64 anni ha messo in evidenza che il regolare esercizio riduce la probabilità di sviluppare handicap funzionali in chi soffre di artrite nella misura del 10 per cento. Inoltre, coloro che praticavano 30 minuti al giorno di moderata attività fisica hanno riportato un netto miglioramento della mobilità articolare.
Aumento dell’aspettativa di vita - Molte ricerche mostrano che coloro che si mantengono attivi sono caratterizzati da un tasso di mortalità più basso rispetto ai sedentari. Questo incremento dell’aspettativa di vita è legato al fatto che l’esercizio limita i danni delle patologie croniche e aiuta a prevenire l’insorgerne di nuove.Risultati delle ricerche: una regolare attività fisica riduce il tasso di mortalità del 25-33 per cento e aumenta l’aspettativa di vita di 1-2 anni negli ultraottantenni.
Questo studio di lungo termine è stato condotto su un campione di ben 6.936 persone di età compresa fra i 35 e i 74 anni nell’arco di un quindicennio.
Prevenzione e trattamento del diabete - Secondo i dati in possesso del National Center for Health Statistics, il diabete è, insieme al cancro e alle patologie cardiovascolari e respiratorie, tra le principali cause di morte nella popolazione statunitense. Tuttavia, come sostiene anche l’International Diabetes Federation, fino all’80 per cento dei casi di diabete di tipo 2 può essere prevenuto grazie al movimento e a un regime dietetico più sano.Risultati delle ricerche: significativi cambiamenti nello stile di vita (attività fisica inclusa) sono più efficaci dei farmaci nel ridurre il rischio di contrarre il diabete di tipo 2.
Questo importante studio, compiuto in un periodo di tre anni su un campione di 3.234 cinquantenni, ha rivelato che adeguati cambiamenti nello stile di vita (compresa l’introduzione di 150 minuti alla settimana di esercizio fisico) possono ridurre la probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 del 58 per cento, un valore nettamente superiore al 31 per cento registrato nel caso della somministrazione di un farmaco (il Metformin).
Prevenzione delle patologie cardiovascolari e degli attacchi ischemici e cardiaci - L’attacco ischemico e cardiaco è al terzo posto tra le principali cause di decesso negli Stati Uniti. Anche se i fattori ereditari giocano un ruolo non trascurabile, opportuni cambiamenti nello stile di vita possono ridurre in modo significativo il rischio di essere colpiti da patologie di questa natura. Risultati delle ricerche: nelle donne in menopausa, lunghe passeggiate ed esercizi mirati riducono l’incidenza di attacchi cardiaci e di altre patologie cardiovascolari.
A prescindere da sesso, età e persino indice di massa corporea, le 73.743 donne in menopausa (tra i 50 e i 79 anni) facenti parte del campione hanno beneficiato in modo significativo di un regolare esercizio fisico.
Prevenzione e trattamento dell’osteoporosi - Con l’invecchiamento, l’integrità delle ossa e dei tessuti connettivi viene inevitabilmente compromessa. Nei soli Stati Uniti, le vittime dell’osteoporosi (l’80 per cento delle quali donne) sono ben 25 milioni. Anche in questo caso, il movimento può essere di grande aiuto.Risultati delle ricerche: un regolare allenamento isotonico e aerobico rallenta l’osteoporosi nelle donne in menopausa.
L’esercizio aerobico e isotonico ha incrementato la densità ossea di 710 donne in menopausa monitorate per vent’anni. I risultati di questo studio sono particolarmente significativi per le caratteristiche della popolazione esaminata all’interno del campione: bisogna infatti considerare che metà delle donne americane sopra i 45 anni soffre di osteoporosi.
Depressione e miglioramento del tono dell’umore - Secondo il National Institute of Mental Health, quasi 15 milioni di americani soffrono di un qualche tipo di disordine depressivo maggiore, mentre l’1,5 per cento della popolazione adulta convive con una lieve depressione cronica. Numerose ricerche hanno mostrato l’esistenza di un legame fra allenamento, controllo della depressione e incremento della funzionalità cerebrale.
Risultati delle ricerche:l’attività fisica protegge dalla depressione; l’attività atletica riduce il rischio di problemi depressivi e psichiatrici nelle donne durante gli anni successivi al college.
In questo studio, condotto per dieci anni su un campione di 3.940 alunne di college, i ricercatori hanno constatato una relazione fra il regolare esercizio e il basso numero di casi in cui sono stati diagnosticati disturbi psichici negli anni successivi al diploma. Trattamento e prevenzione dei tumori - L’American Institute for Cancer Researche e il World Cancer Research Fund sostengono che il controllo del peso, l’esercizio fisico e una nutrizione adeguata sono elementi chiave per ridurre il rischio di sviluppare neoplasie maligne. Il che è tanto più vero quanto prima queste abitudini vengono adottate nel corso della vita. Le ricerche provano anche che l’attività fisica può essere di aiuto nell’affrontare le terapie antitumorali.Risultati delle ricerche: un’intensa attività fisica riduce il tasso di mortalità per cancro del 38 per cento.
In un’indagine svolta lungo un periodo di nove anni, 7.735 uomini di mezza età, caratterizzati da un elevato livello di fitness (misurato dal battito cardiaco a riposo), sono risultati essere meno esposti al rischio di morte per cancro rispetto a coetanei non allenati.
Benefici per bambini e adolescenti - Secondo uno studio condotto dalla Johns Hopkins University, entro il 2015 quasi il 24 per cento dei giovani americani sarà sovrappeso o obeso. I genitori che desiderano una vita più sana per i propri figli possono fare qualcosa di concreto insegnando loro l’importanza di adottare uno stile di vita attivo. Le ricerche mostrano infatti che bambini e adolescenti possono trarre grandi vantaggi dalla pratica sportiva.Risultati delle ricerche: gli adolescenti che praticano regolarmente attività fisica hanno minori probabilità di assumere comportamenti a rischio e maggiori probabilità di avere un buon curriculum scolastico rispetto ai coetanei sedentari.
Lo studio è stato condotto su 11.957 adolescenti sensibilizzati (anche con il coinvolgimento dei genitori) all’importanza della pratica sportiva. I benefici riscontrati sono stati numerosi, con un minor coinvolgimento in comportamenti ad alto rischio (come uso di stupefacenti, violenze e delinquenza) e una maggiore probabilità di elevata autostima.
Migliorare la qualità della vita nel suo complesso - L’attività fisica regolare non permette soltanto di prevenire e trattare le patologie maggiori. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che il fitness arreca numerosi benefici alla salute nel suo complesso e migliora la qualità della vita, aiutando le persone a gestire problemi cronici e altre patologie minori.Risultati delle ricerche: gli uomini che si impegnano in un’attività fisica regolare hanno il 30 per cento di probabilità in meno di sviluppare disfunzioni erettili rispetto ai sedentari.
Grazie al fitness, un campione di 22.086 uomini di età compresa fra i 40 e i 75 anni, esaminato per 14 anni, ha ricavato grandi benefici in termini di riduzione del rischio di disfunzioni erettili.
Le numerose ricerche riportate nella pubblicazione dell’IHRSA permettono di concludere che, adottando e rispettando quattro regole fondamentali – niente fumo, elevato consumo di frutta e verdura, moderato consumo di alcool, regolare esercizio fisico – è possibile vivere decisamente meglio. E più a lungo.

 

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News AISS (2009-01-17;20:08:08)

Salvare le ossa che invecchiano: Osteoporosi, invecchiamento ed attività fisica

a cura del Prof. Alessandro Ammassari

 

Il calcio nell’organismo.Si tratta del minerale più abbondante nel corpo umano. Il calcio, legato al fosforo, costituisce la struttura delle ossa e dei denti. Questi due minerali insieme, rappresentano circa il 75% del contenuto totale in minerali dell’organismo. In forma ionizzata libera (1% ) il calcio è cruciale nel processo della contrazione muscolare e nella conduzione dell’impulso nel sistema nervoso. Funziona da attivatore di molti enzimi, entra nella composizione della forma attiva della vitamina D, è importante nel processo di coagulazione del sangue e nel trasporto di sostanze attraverso la membrana cellulare.L’assorbimento intestinale del calcio (Ca) avviene con un meccanismo attivo di trasporto per il quale è indispensabile la presenza della vit. D3. Essa si trova negli alimenti e si può anche formare nella cute per azione dei raggi UV. L’assorbimento del Ca è regolato in base alla sua concentrazione nel sangue. Circa il 70% del tessuto osseo è costituito da sali di Ca (fosfato di Ca e carbonato di Ca); le ossa, quindi, rappresentano il maggior deposito di questo elemento. Una notevole parte di Ca osseo è facilmente mobilizzabile a seconda del livello della calcemia. La quantità di calcio nel sangue (9-10 mg/100ml) dipende dall’equilibrio tra i processi di: assorbimento intestinale, fissazione e mobilizzazione dal tessuto osseo e di eliminazione renale. Se la calcemia si abbassa, si ha mobilizzazione dalle ossa, diminuita escrezione renale ed aumentato assorbimento intestinale. Se si alza, il contrario. Il controllo ormonale della calcemia.Il contenuto di Ca del sangue è mantenuto entro un ambito ristretto grazie alla produzione e all’azione di due ormoni: il paratormone (PTH) e la calcitonina (CT). Il PTH è prodotto dalle paratiroidi, quattro piccole formazioni ghiandolari annesse alla tiroide. La CT è prodotta da specifiche cellule della ghiandola tiroide. L’azione del PTH è quella di innalzare la calcemia, mobilizzando il calcio dalle ossa, diminuendo l’escrezione renale ed aumentando l’assorbimento intestinale. La CT ha effetti opposti a quelli del PTH: riduce la calcemia,diminuisce la mobilizzazione dalle ossa, aumenta l’escrezione renale, diminuisce l’assorbimento intestinale. La produzione dei due ormoni è regolata dal contenuto di Ca del sangue che giunge alle ghiandole, attraverso un meccanismo di autoregolazione (feedback negativo): Una diminuzione della calcemia stimola la produzione di PTH e inibisce quella della CT; in senso opposto agisce un aumento della calcemia. Le basi cellulari del rinnovamento osseo,L’organismo rinnova e rimodella costantemente le ossa per tutta la vita, grazie a due tipi di cellule: gli osteoclasti, che distruggono il tessuto osseo vecchio e gli osteoblasti, che producono nuovo osso.Gli osteoblasti e gli osteoclasti derivano da precursori presenti nel midollo osseo. Gli osteoblasti sono in grado di promuovere o inibire la moltiplicazione e il differenziamento degli osteoclasti attraverso la produzione di tre diverse molecole-segnale: due stimolano lo sviluppo degli osteoclasti, mentre una lo blocca. Gli ormoni estrogeni sono in grado di interferire con la produzione di queste molecole segnale, con la conseguenza di stimolare la vita degli osteoblasti e di ridurre il numero degli osteoclasti. Quest’azione dell’estrogeno tiene in equilibrio i due processi.L’osteoporosi: cos’è e da cosa dipende; la sua prevenzione.L’osteoporosi è una malattia in cui le ossa si assottigliano, diventano fragili e porose, soggette a fratture. A partire dai 40 anni, specie nelle donne, si osserva una diminuzione marcata della densità ossea. In particolare, dopo la menopausa (che avviene intorno ai 50 anni) tale situazione subisce un’accelerazione tale da portare ad una perdita di massa ossea del 15% entro la prima decade dopo la menopausa, e del 30% entro i 70 anni. Alla base dell’osteoporosi c’è un rimodellamento difettoso: i processi di distruzione dell’osso, mediati dagli osteoclasti, prevalgono su quelli di ricostruzione, supportati dagli osteoblasti. Questo squilibrio dipende dalla diminuzione, e poi dalla cessazione, della produzione di estrogeni conseguente alla menopausa. La malattia colpisce in prevalenza le donne, in quanto nell’uomo la produzione di testosterone (che in parte si converte in estrogeno) si riduce, ma continua per tutta la vita. La terapia oggi, prevede la somministrazione di farmaci in grado di ridurre il numero degli osteoclasti (bifosfonati) e di aumentare la vita e l’attività degli osteoblasti (dosi intermittenti di PTH).Fattori di rischio sono la familiarità, il fumo, l’alcool, il sovrappeso, la vita sedentaria, lo scarso apporto di calcio. La prevenzione passa per l’eliminazione dei fattori di rischio, l’assunzione di un adeguato apporto di calcio con la dieta e un’attività fisica regolare, specie gli esercizi di potenziamento muscolare. In particolare, esperimenti di laboratorio hanno rivelato che esistono differenze di forza in donne in menopausa con o senza osteoporosi. I risultati hanno evidenziato chiaramente che la forza era maggiore del 13-20% nelle donne con densità ossea normale, rispetto a quelle con osteoporosi. Questi studi indicano che in effetti la misura della forza muscolare può rappresentare un buon indicatore dell’osteoporosi in donne in menopausa. Altri dati più recenti correlano una minor massa magra (e quindi una minor forza muscolare) alla ridotta densità ossea. Tali evidenze non fanno altro che ribadire il ruolo negativo della sedentarietà, unita a scorrette abitudini di vita, sull’invecchiamento e la salute.

 

 

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News AISS (2009-06-17;18:36:02)

 

Intolleranze alimentari

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Le intolleranze alimentari sono le "allergie non allergiche". Questa definizione risale al 1991, quando l'allergologo Kaplan presentò un suo articolo in cui descriveva l'esistenza di stati allergici che non era possibile correlare alle immunoglobuline E (IgE). Quindi, il primo punto da comprendere è che allergie tradizionali e intolleranze alimentari non sono la stessa cosa.
Se una sostanza verso la quale si è intolleranti raggiunge il nostro organismo le difese (i globuli bianchi, in particolare i linfociti) vengono distolte dai loro normali compiti per far fronte all'aggressore; in tal modo si crea una diminuzione delle difese immunitarie generali.
Le intolleranze accertate - Attualmente la medicina convenzionale ha evidenziato intolleranze solo nei casi del lattosio e del glutine (celiachia). Anche per queste due intolleranze occorre comunque procedere con i piedi di piombo ed evitare di attribuire ad esse malesseri del soggetto; non a caso in entrambi i casi molti sono i falsi positivi a test troppo "disinvolti".
A tutt'oggi non esiste una causa dimostrata e da tutti accettata sulla natura delle intolleranze (fra le più gettonate,(l'introduzione precoce del latte vaccino, le infezioni intestinali virali o batteriche, l'uso massiccio di antibiotici, lo stress ecc.) e ciò è fonte di gravi contraddizioni e di posizioni scientificamente prive di valore.

 

Intolleranze e patologie

 

Il campo delle intolleranze alimentari è in continua evoluzione; secondo chi opera con le intolleranze, il 40-50% della popolazione ne sarebbe afflitto, secondo la scienza ufficiale non più del 5-10% avrebbe disturbi dovuti alle intolleranze.
Poiché le intolleranze alimentari sono responsabili di una minor difesa dell'organismo, alcune patologie potrebbero essere significativamente interessate: riniti, asma, congiuntiviti, dermatiti, dermatosi, eczemi, psoriasi, coliti. Per altre si ipotizza l'importanza del ruolo degli aspetti immunitari dell'alimentazione, ma sembra ancora prematuro inserirlo fra i fattori prioritari di considerazione. Ciò che è importante notare è che la relazione fra patologia e intolleranza è probabilistica nel senso che la patologia
può dipendere dall'intolleranza, non dipende necessariamente da essa. Utilizzando la legge di guarigione totale, il soggetto che soffre di una patologia e al quale è stata diagnosticata un'intolleranza, nel momento in cui elimina l'intolleranza, deve guarire dal suo problema: un generico leggero miglioramento o un semplice allungamento delle recidive deve far continuare l'indagine delle cause al di fuori del campo alimentare. In altre parole non si deve incorrere nell'errore di monocausa, rapportando ogni stato del soggetto al suo profilo alimentare.
Credi di avere un'intolleranza alimentare? - Abbiamo esaminato 86 casi di soggetti che lamentavano presunte intolleranze (nessuno di essi era risultato intollerante ai test per la celiachia o per il lattosio condotti con i metodi della medicina ufficiale) e che erano risultati positivi a test vari nell'ambito della medicina alternativa. Molti di essi lamentavano sintomi genericamente riconducibili all'apparato digerente, altri stanchezza, altri sintomatologia dermatologica o respiratoria. Alla fine dell'esame un risultato eclatante: NESSUNO di loro aveva un buon stile di vita. Anziché pensare a intolleranze avrebbero sicuramente fatto meglio a migliorare prima il loro stile di vita.

 

I test per le intolleranze

 

Esistono diversi test che promettono di rivelare le intolleranze alimentari. Nella medicina convenzionale i test attualmente riconosciuti sono rivolti a un solo alimento (lattosio, glutine); ciò è garanzia di serietà. In campo non convenzionale si pretenderebbe con un'unica tipologia di test di scoprire tutte le intolleranze possibili.
Quando si parla di "test per le intolleranze" (al plurale e generico) si vuole indicare un test che vada bene per tante intolleranze. Limitandoci a questa definizione, è quindi importante distinguere fra:
§ test non convenzionali § test validabili convenzionalmente. I primi (che chiameremo non scientifici)
non hanno basi scientifiche (cioè non spiegano scientificamente i motivi dell'intolleranza; per esempio dire che l'intolleranza è prodotta da tossine che si accumulano nell'organismo è una spiegazione di validità nulla, se non si spiega il meccanismo d'accumulo, di quali tossine si tratta, se non le si rilevano realmente ecc.). Si basano su concetti generici molto discutibili che tendono a dare di un fenomeno una determinata spiegazione (l'intolleranza) fra le tante possibili (errore di partigianeria).
Non sono mai sottoposti a test di validazione su campioni di popolazione molto numerosi, anzi chi li promuove evita queste verifiche.
I secondi (
test scientifici) sono molto recenti e sono la risposta della scienza ufficiale al dilagare (spesso facilitata da enormi interessi commerciali) di test non scientifici. Negli ultimi anni sono nati alcuni test che, partendo da una spiegazione dell'intolleranza, si prefiggono di rilevarla. Purtroppo, nonostante l'entusiasmo dei promotori, sono ancora sotto esame e nulla di definitivo si può affermare.
Vediamo le difficoltà dei test per le intolleranze.
La sensibilità - È la probabilità che soggetto malato (quindi intollerante) presenti un test positivo. Se il test è affidabile dovrebbe essere il 100%. Poiché si conosce e si riesce a diagnosticare l'intolleranza al glutine (celiachia), si può usare questa forma di intolleranza per valutare la sensibilità dei test. I test non scientifici hanno dimostrato sensibilità che non arrivano mai al 30%, nonostante siano molto propensi a giudicare un soggetto intollerante a qualche alimento. Alcuni test scientifici sotto esame sembra possano arrivare al 70%, una percentuale comunque non soddisfacente. Ricordiamo che una percentuale non indica affatto un successo: anche inventando un test a caso, è possibile giudicare intolleranti individui celiaci con percentuali dell'ordine del 20-30%. Il trucco è semplice: basta considerare l'80% della popolazione intollerante a qualcosa, privilegiare le intolleranze più conosciute e si azzeccherà almeno nella metà dei casi di celiachia.
La specificità - È la probabilità che un soggetto sano presenti un test positivo. Dovrebbe essere zero. Questo è il punto dolente dei test anti-intolleranze.  I falsi positivi sono quella percentuale (variabile da test a test) che risulta intollerante, ma non presenta problemi, cioè è sana. Per i test non scientifici tale percentuale è molto alta, circa l'80%: se prendiamo cioè 100 soggetti sani e li sottoponiamo al test, ben 80 risultano malati! A questo punto il test diventa scarsamente affidabile anche sui malati.
La tipologia degli alimenti - Alcuni test come il VEGA vogliono verificare l'intolleranza su alimenti complessi, per esempio il cioccolato. Il problema è come fare a capire se uno è intollerante a latte, cacao, nichel, zucchero, lecitina di soia, o grassi idrogenati vegetali. Altri (come il DRIA) raffinano gli alimenti. Però anche se si semplificano gli alimenti, si tratta sempre di cibi costituiti da decine di sostanze. E se si scoprisse che l'intolleranza è per una certa vitamina (per esempio chi è intollerante al lievito potrebbe essere intollerante a vitamine del gruppo B contenute nel lievito) o per un certo aminoacido, che senso ha testare alimenti anche semplici che contengono decine di vitamine o decine di aminoacidi?
La quantità degli alimenti - Generalmente si arriva a 30-40, nei test più costosi a 100-150. Non è credibile scientificamente che ne bastino così pochi. A volte si ragiona per classi (i formaggi), ma ciò nasce dal non sapere esattamente ancora qual è la vera sostanza che produce l'intolleranza. Analizzare il grana e supporlo rappresentante di tutti i formaggi (ricotta, pecorino, groviera) dal punto di vista scientifico è l'equivalente per un biologo analizzare un topo anziché un elefante (tanto sono tutt'e due mammiferi). Basta pensare che gli additivi sono centinaia per capire come è rozzo definire una persona intollerante ai salumi: e se fosse intollerante ai conservanti contenuti in essi, piuttosto che all'alimento in sé (la maggior parte dei salumi contiene nitriti e nitrati). È molto più ragionevole pensare che un soggetto sia intollerante a un additivo (e, ripetiamo, sono centinaia) che a un alimento.
Le estensioni - Molti terapeuti hanno visto che eliminando gli alimenti positivi la situazione del paziente non migliorava (già questo è un limite al test); allora hanno esteso gli alimenti proibiti a partire dall'alimento trovato positivo. A prescindere dal fatto che se le estensioni sono troppo vaste l'alimentazione diventa un incubo, che senso ha escludere alimenti che sono risultati negativi? Per esempio l'intolleranza al solo lievito chimico genera l'esclusione di tutto ciò che è fermentato; genera anche l'esclusione del lievito di birra, del formaggio grana, del dado da brodo ecc. In genere ciò viene spiegato con il fatto che nel meccanismo di somma infiammatoria che si determina mangiando cibi verso cui esiste intolleranza, ogni cibo che determina fermentazione ha un minimo effetto o grande effetto nel determinare la sommatoria finale. Spiegazione a livello di stregoneria, piuttosto che di scienza, poco convincente perché a questo punto il cibo incomincia a diventare un GRANDE NEMICO.
L'incompatibilità - I vari test sono fra di loro incompatibili nel senso che non danno gli stessi risultati. Questa non è una prova di condanna generale (potrebbe essercene uno valido e gli altri no), ma deve far riflettere. Inoltre molti test non scientifici risalgono a 40-50 anni fa: nonostante ciò non sono riusciti ad affermarsi con credibilità.

Riportiamo un riassunto dall'inserto
Salute di Repubblica.
Vega -In due recenti studi (2001-2002) la metodica non si è dimostrata in grado di distinguere i sani dai malati allergici ad acari o gatto.
Citotest - Nulla dimostra che l'allergia alimentare sia sostenuta da meccanismi di citotossicità; il test non individua reazioni immunologiche.
Test del capello - In uno studio del 1987 (pubblicato su Lancet) si è valutata l'incapacità di discriminare soggetti affetti da allergie alimentari al pesce da soggetti sani. In 5 diversi laboratori stesso negativo risultato.
DRIA - Uno studio pubblicato dal British Medical Journal (1988) ha dimostrato che la capacità di discriminare pazienti con patologie è "puramente casuale".
Dosaggio IgG specifiche - Almeno 4 studi controllati evidenziano che anticorpi IgG specifici per i comuni allergeni alimentari possono essere riscontrati in soggetti sani e in altre patologie. Il loro dosaggio non fa parte della diagnostica dell'allergia alimentare.
Iridologia - Una rassegna di studi controllati disponibili (4) ne esclude la validità diagnostica.
Perché hanno successo? "Offrono una risposta ai malesseri" risponde Carolina Ciacci, gastroenterologa al Federico II di Napoli "sono facilmente accessibili, si decide da soli quando farli, basta pagare. Io, però, li vieterei".

Anche noi...

 

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 News AISS (2009-07-29;11:34:30)

 

Piccoli italiani crescono… di peso

Un milione e centomila bambini italiani tra i 6 e gli 11 anni sono sovrappeso o obesi: questo l’importante dato che emerge dall’indagine Okkio alla Salute condotta dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con Scuole, Regioni e Asl.

Parte di un più ampio progetto del Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie intitolato “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, Okkio alla Salute mira alla raccolta sistematizzata di dati e informazioni su parametri antropometrici, abitudini alimentari e attività fisica dei bambini delle scuole primarie.

Per riuscire nell’obiettivo prefissato, l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato una preziosa collaborazione con gli istituti scolastici italiani che hanno acconsentito a un monitoraggio, costante negli anni, dei loro alunni.

Nel corso del 2008, in particolare, sono stati pesati e misurati 45.590 alunni d’età compresa tra i 6 e gli 11 anni in 18 regioni italiane e, sulla scorta di un questionario somministrato a genitori e figli, si sono raccolte preziose informazioni sullo stile di vita dei bambini e sulla percezione del problema da parte dei genitori. In base ai risultati emersi, il 12,3% dei bambini è obeso e il 23,6% è in sovrappeso.

In altri termini, più di un bimbo su 3 ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età: un dato, questo, che un’incidenza più elevata al Sud. È inoltre risultato che circa la metà dei bambini di età compresa tra gli otto e i nove anni superano di gran lunga il tempo massimo giornaliero, fissato dagli specialisti in 2 ore, da trascorrere davanti a videogiochi o tv.

L’esame delle abitudini alimentari dei bambini ha inoltre prodotto una statistica preoccupante: l’11% dei bambini non fa colazione; il 28% fa colazione in maniera non adeguata; l’82% fa una merenda di metà mattina troppo abbondante; il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura.

Solo un bambino su 10 fa attività fisica in modo adeguato per la sua età. Se la giusta regola consiste davvero nel far fare ai bimbi almeno un’ora al giorno di attività fisica (anche giochi all’aria aperta), siamo alquanto lontani dai risultati sperati. I genitori di bambini obesi o sovrappeso sono spesso restii a riconoscerne i problemi: addirittura quattro su dieci non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo rispetto all’altezza.

Bisognerebbe piuttosto rendersi conto dell’importanza di riuscire ad affrontare il disturbo alimentare prima che diventi un problema da affidare a un medico specializzato.

 

 

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News AISS (2009-08-24;11:25:19)

 

 Ansia

Copyright by THEA 2009

 

 Insieme a depressione e stress, l'ansia è uno degli stati che possono avvelenare la vita di una persona, abbassandone notevolmente la qualità della vita. Non a caso, nella nostra definizione di stile di vita uno dei punti riguarda proprio l'assenza di stati ansiosi.
Non si deve infatti pensare che l'ansia sia uno stato di normalità: accanto a soggetti per cui essa è uno stato quasi quotidiano, esistono soggetti che l'hanno provata pochissime volte nella vita.

Un po' di teoria

Si potrebbe definire l'ansia come una paura non correlata a un reale pericolo, tanto che può assumere varie sfumature, andando dalla semplice apprensione (preoccupazione) al vero e proprio panico.
Si parla di
ansia primaria quando non è causata da alterazioni cerebrali oppure da altre patologie, anche di natura psichiatrica.
Spesso è correlabile con un'esagerazione di un pericolo (lo studente che teme di non passare l'esame) cui il corpo risponde con stimoli di difesa: aumento della pressione del sangue, della frequenza cardiaca, della sudorazione. Può esserci tremore, pallore, diminuzione della temperatura corporea delle estremità, nausea ecc. A medio termine, nell'ansioso, si riducono le difese immunitarie.
Da un punto di vista clinico è importante separare il
disturbo d'ansia generalizzato (DAG) da altre situazioni, oggettivamente più limitate nel tempo e/o nella causa, come gli attacchi di panico, le fobie, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi post-traumatici.
Come dicono i termini, il disturbo d'ansia generalizzato si riferisce a una situazione più o meno costante, con fluttuazioni, ma con una componente ansiosa sempre presente. Il soggetto "teme", ma non sa cosa, è in un perenne stato di tensione. Più comune nelle donne (due donne per ogni uomo colpito), è una condizione decisamente invalidante. La terapia è attuata con la combinazione di psicoterapia e di farmaci (per approfondimenti si consulti il nostro articolo che tratta degli ansiolitici).

 

L'ansia in un soggetto sano (ansia comune)

 

Non si deve scambiare il disturbo d'ansia generalizzato con una certa propensione all'ansietà, tipica di moltissime persone (usualmente definite ansiose). Nel DAG c'è una cronicità della situazione e soprattutto un livello d'ansia non minimale sempre presente.
Molte persone invece sviluppano ansia sempre in relazione a una situazione specifica (la madre apprensiva, lo studente o lo sportivo di fronte alla prova, il manager prima di un'importante presentazione ecc.). A volte la situazione è sempre diversa (per esempio anche il semplice contatto con un superiore), ma comunque è identificabile un oggetto scatenante, a differenza di quanto accade nel DAG; non a caso, ansia e stress sono concetti che la persona confonde e tende a identificare: in una situazione di pieno relax e non stressante, nella persona ansiosa l'ansia è assente.
Purtroppo molti ansiosi ricorrono ad ansiolitici per affrontare gli stress della vita quotidiana, di fatto abbassando continuamente la loro soglia di reazione di fronte alle avversità e sviluppando vere e proprie dipendenze. Non a caso, molti ricercatori sostengono che i farmaci anti-ansia portino ad assuefazione. Infatti, già dagli anni '60 si sa che il Valium dà dipendenza se assunto continuativamente per più di due settimane. La sospensione di molti ansiolitici provoca effetti collaterali, a volte anche gravi (vedi per esempio lo Xanax) e comunque sempre spiacevoli.
Nell'ansia comune appare quindi più ragionevole fortificare la personalità del soggetto, piuttosto che ricorrere a una terapia farmacologica.

 

Ansia e personalità perdenti

 

Se si considerano le personalità del Well-being, è impossibile trovare fra gli ansiosi soggetti equilibrati. In altri termini, un soggetto equilibrato non è particolarmente predisposto all'ansia.
Semplificando un poco la questione, ma trattandola da un punto di vista molto pratico, esiste una base comune dell'ansia:
l'ansia nasce dal mancato controllo della situazione.Un'interpretazione stranamente non presente in letteratura, ma che ha un riscontro pratico in tutti gli ansiosi.
Ciò è abbastanza chiaro se si considera un soggetto definito "sicuro di sé". Cosa ci colpisce nel suo atteggiamento? Che domina ciò che lo circonda, lo controlla e, se si presenta un imprevisto, ha subito pronta una risposta efficiente.
Nell'ansioso non c'è controllo o, se c'è, si crede che non ci sia. Un ulteriore esempio dell'importanza del controllo è la differenza di comportamento nel salire su un aereo e nel salire su una macchina. La percentuale di persone che ha paura dell'aereo è decisamente più alta di quelle che hanno paura dell'automobile. Non si tratta dell'altezza o del volo, si tratta del fatto che l'aereo è visto come più incontrollabile: se cade è la fine. Anche in macchina si possono avere incidenti mortali, ma il guidatore può sempre operare per evitarli con successo. Tant'è che, mediamente, la paura di salire in macchina scende percentualmente se siamo proprio noi al volante. Esercitiamo un maggior controllo e quindi ci sentiamo più sicuri.
L'ansioso vive nel mondo circostante come su un aereo, temendo sempre che qualcosa gli sfugga e lo porti a un danno significativo.

 

La prova per l'ansioso

 

La prova è valida per diverse personalità che hanno in comune l'ansia.

Per ogni evento della giornata, valutate la vostra posizione e cercate di "controllarlo". Anche un insuccesso può essere controllato, se viene inquadrato nella logica delle cose. Essere efficienti vuol dire imparare a controllare il più possibile che le cose dipendano da voi. Prima di iniziare, stilate un piano di controllo che preveda anche imprevisti, insuccessi, blocchi ecc.

Dove crolla di solito la strategia dell'ansioso? Dove trova la maggiore difficoltà?
Di fronte a un evento il tentativo di controllarlo esiste, ma viene ben presto frantumato da quelle che si identificano come ipotesi negative. Se sto finendo un lavoro importante ecco che scattano le ipotesi negative:
§ e se non ho tempo per finirlo?§ E se non ho tempo per rivederlo?§ E se qualitativamente non è buono?§ E se contiene troppi errori?§ E se sarà giudicato insufficiente?È chiaro che di ipotesi negative se ne possono fare centinaia: dal loro numero e dalla loro gestione (controllo) dipende il livello dell'ansia.
La tipologia delle ipotesi negative dipende strettamente dalla personalità dell'ansioso. Per esempio, un sopravvivente dotato di una bassa autostima diventa ansioso di fronte a un lavoro importante o a un esame perché non si ritiene all'altezza; un indeciso diventa ansioso perché non sa procedere in una direzione o in quella opposta ecc.
Ripeto che è dunque fondamentale curare la propria personalità, migliorandola.
Esiste però anche la strada di usare l'ansia per conoscersi meglio e migliorare sé stessi. Infatti l'ansioso non ha spesso piena coscienza delle ipotesi negative. La strada consiste proprio nel:
§ esaminare l'evento che si vuole controllare;§ esplicitare le ipotesi negative;§ risolverle.Supponiamo che un soggetto sia estremamente ansioso prima di un esame all'università. Presenta tutti i sintomi negativi che abbiamo elencato nel paragrafo dedicato all'attivazione. Ovvio che l'evento da controllare sia l'esame, ma come? Il nostro studente è schiacciato dall'ansia e non riesce che a formulare la banale conclusione: "purtroppo non posso avere la certezza che l'esame andrà bene, è logico che abbia paura!".
Questa strategia è disastrosa perché non solo non elimina l'ansia, ma rischia di amplificarla a ogni piccolo inconveniente (per esempio, il professore caccia in malo modo lo studente precedente). Adottiamo invece la nostra strategia del "controllo totale". Ovviamente le ipotesi negative cambiano da persona a persona e in questo esempio elencheremo le più plausibili.
Il soggetto si siede e, invece di sfogliare nervosamente i libri per un improbabile ultimo ripasso, cerca le ipotesi negative:

1) posso essere bocciato
2) il professore mi chiede proprio quelle parti che ho studiato meno
3) ho un'improvvisa amnesia
4) i miei familiari non sono contenti del voto
5) posso prendere un voto inferiore a quello di Tizio
ecc.

Vediamo alcune risoluzioni.

1) Se sono bocciato, posso ridare l'esame. Che problema c'è? Mi laureerò con sei mesi di ritardo, un anno, ma è meglio laurearsi in ritardo che passare da ansioso gli anni dell'università. Se vedo come un'onta l'essere bocciato devo cambiare la mia visione della vita e il giudizio sulle persone e su di me in particolare. Se poi i miei non capiscono, vado al punto 4.
2) Faccio presente al professore che è una delle parti che non conosco e lo invito a spiegarmela durante l'interrogazione e, mentre dialoghiamo, capirà che ho studiato. Forse non gli farà piacere la mia ignoranza su quella parte, ma apprezzerà la mia maturità. Se poi mi boccia lo stesso vado al punto 1.
3) Le improvvise amnesie esistono solo se si è studiato a memoria. Io ho capito la materia perché mi sono sforzato di amarla e di apprezzarne i lati positivi.
4) Il valore della mia persona non dipende dal giudizio degli altri. Se i miei familiari non lo capiscono sono problemi loro.
5) Tizio potrà rinfacciarmi di essere più bravo, ma se Tizio è un imbecille che cosa mi importa del suo giudizio?
Da questa analisi si scoprirà che per esempio il soggetto è ansioso perché ha grandi problemi di autostima, autostima su cui dovrà lavorare seriamente.

Qualcuno potrà obbiettare che le risposte date sono tipiche di una personalità forte, per niente ansiosa. La mia esperienza mi suggerisce però che l'ansioso non arriva nemmeno a stilare il famoso elenco: le risposte negative gli frullano inconsciamente in testa, danzando tutte insieme e abbattendo le sue resistenze. Una volta formulato l'elenco, ecco che comunque non è in grado di trovare la chiave della risposta. Uno dei punti di forza del Well-being è proprio il fornire risposte a quesiti come quelli sopra riportati. Per cui, se siete arrivati all'elenco delle ipotesi negative e non trovate le soluzioni, fatevi pure aiutare da una persona che ritenete equilibrata. Studiate le risposte e fatele vostre e assumete il controllo della situazione.

 

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News AISS (2009-09-03;13:29:00)

 

Adolescenti scontrosi e ribelli?

 Egocentrici ma teneri, aggressivi ma vulnerabili: sono i nostri teenager. Musoni e silenziosi a casa quanto loquaci e inesauribili al telefono o in chat. Loro si sentono incompresi mentre gli adulti si sentono impotenti. Come uscire dal vicolo cieco? "Mio figlio utilizza la casa come fosse un albergo". "Mia figlia torna a casa, si siede al tavolo mangia in silenzio e non fa in tempo ad ingoiare l'ultimo boccone che è già sgusciata via". "Quando faccio una domanda al mio primogentio risponde (quando risponde) con un grugnito". Quanti genitori si riconoscono in queste scenette familiari? Molti. Ma sono ancora più numerosi quelli che lamentano di non essere più in grado di comunicare con loro. Situazione disperata dunque. Niente affatto. E' il modo normale (per loro) e incomprensibile (per i genitori) di comportarsi dei nostri adolescenti. E' sempre stato così? Siamo andati a chiederlo alla dottoressa Anna Renaldin, psicologa e psicoterapeuta.

Quali sono i motivi tipici che spingono un adolescente ad andare da uno psicologo?
Sostanzialmente sono abbastanza simili a quelli degli adulti. Intanto bisogna premettere che un ragazzo o una ragazza difficilmente va da uno psicologo, ma deve essere "spinto" ad andarci. Mentre l'adulto si muove direttamente perché riesce a concettualizzare, l'adolescente invece vi ci deve essere spinto. Gli adolescenti vanno dallo psicologo per problemi di scarsa autostima, tutto ciò che ha a che vedere con il corpo, casi di anoressia, di autolesionismo, di depressione, legati sostanzialmente alla crescita. Un'altra grande categoria è quella legata alle difficoltà relazionali e alla gestione dei propri fallimenti a scuola.

Qual'è la differenza tra l'approccio terapeutico all'adulto rispetto all'adolescente?
Con l'adulto si può parlare, la concettualizzazione è più facile. Con l'adolescente invece si lavora soprattutto sugli aspetti simbolici, quasi ludici. Bisogna perdere il proprio statuto di terapeuti in un qualche momento per posizionarsi al loro livello. Con l'adulto posso mantenere il mio status adulto, con la mia funzione di supporto e di guida. L'approccio con l'adulto non richiede un estraniamento dal mio ruolo per entrare in un momento evolutivo diverso come lo richiede invece l'approccio con gli adolescenti.

D'accordo, ma come si traduce nella pratica questo adeguarsi al suo livello?
Semplicemente, si deve essere capaci di parlare delle cose di cui parlano loro. Vuol dire parlare di erba, di fumo, di alcol, di ragazze. Tutto questo naturalmente richiede da parte del terapeuta un salto all'indietro nel proprio eloquio, nel proprio modo di porgersi. L'altro aspetto molto importante riguarda i dissapori familiari, le separazioni e i divorzi. Ormai il 50 per cento dei ragazzi ha genitori separati, ormai è una prassi. Per l'adolescente è sempre un problema.

E' più un problema per l'adolescente che per il bambino?
In qualche modo sì. Il bambino ha maggiori risorse di fuga, di pensiero il suo apparato emozionale è più istintivo e in qualche modo riesce ad allontanarsi meglio. Adesso sto esagerando naturalmente, la separazione dei genitori ha nei due casi effetti drammatici. Ma l'adolescente avendo già una maggiore capacità elaborativa si fa dei pensieri dai quali non riesce a sfuggire. Ha quindi minori possibilità di fuga. Per il bambino il problema è la sofferenza e "se ci gioco su può anche darsi che mi passi".

Quando si parla di adolescenti si sente sempre menzionare la mancanza di comunicazione. I genitori hanno spesso l'impressione che i veri momenti di dialogo siano ridottissimi. Ma forse ne esistono degli altri che non passano attraverso la classica conversazione
Lei sta toccando il nocciolo della questione. C'è un altro livello di comunicazione che non è quello verbale al quale noi adulti siamo abituati. Con l'adolescente è difficile. I piani di comunicazione sono altri e non verbalizzabili, sono piani che raggiungono livelli emotivi. Lui comunica con noi quando lo percepiamo nell'intimo, non con l'uso della parola. Piuttosto attraverso lo sguardo, il comportamento, attraverso "discorsi altri" che l'adulto dovrebbe rileggere in una chiave diversa.

Cosa si intende per discorso "altro"?
L'adolescente quando parla del suo rapporto con tale amico o amica parla in realtà di se stesso. Così come parla di se stesso anche quando parla del suo rapporto con i genitori. L'adolescente procede per proiezioni. Dietro le quinte c'era il genitore. Non c'è bisogno che lui venga a dirci e a raccontarci. Mentre il genitore ha bisogno di sentirsi dire per sua sicurezza e per sua insicurezza le cose papali papali che si può riassumere in un "parliamone". L'adolescente quando si sente dire "parliamone" scappa a gambe levate, nella migliore delle ipotesi. Il "parliamone" con l'adolescente non funziona. Poi è da vedere se funziona con gli adulti ma questo è un altro discorso... Internet, le chat, Facebook sono spesso accusati di essere soltanto dei mezzi troppo reali e che non rispettano i criteri di realtà. Ma è vera comunicazione?
L'adolescente come tutte le età della vita riflette il modello culturale del suo tempo. Io non sono in grado di dire se è vera a comunicazione o no, ma di certo è il modo di comunicare della cultura di oggi. E quindi siccome l'adolescente è forse più dell'adulto condizionato dalla cultura del momento è chiaro che non può non farlo.  Sapremo poi cos'ha davvero provocato questo modo di comunicare diverso. E' troppo presto per dirlo ora. Oggi si può solo dire che un adolescente deve farlo. Non può fare a meno di farlo. Non è questione di giudicare è bene, male, è giusto o sbagliato. Se non lo fa è uno "sfigato", detto in linguaggio adolescenziale.

Spesso il ragazzo ci assilla con richieste di ricariche sul cellulare. Ma non potrebbe utilizzare il fisso?
Sì, molti genitori mi ripetono più o meno la stessa frase: "Ma come, hai qui un telefono fisso a disposizione, perché ti ostini a chiamare o a farti chiamare sul cellulare?". E si sentono tutti dare la solita risposta: "Perché se lo facessi nessuno mi chiamerebbe più, io devo per forza chiamare al cellulare o dal cellulare".

Il genitore a questo punto cosa può fare?
La cosa peggiore che un adulto può fare è dire "ai miei tempi". Questo è già, come dicono gli adolescenti "segato in partenza".  Senza giudizi, si tratta di portare l'adolescente a una sua dimensione personale nell'utilizzo dei mezzi di comunicazione.

E sarebbe?
Quella che non scimmiotta un modello prevalente. Oggi i giovani passano in media due ore al giorno davanti al computer. Non si deve perdere tempo nel giudicare se è giusto o sbagliato. E' così e basta. Bisognerebbe invece intervenire per trasformare quest'attività, da consuetudine dettata da usanze sociali a un utilizzo che è congeniale all'adolescente  perché frutto della sua scelta personale.

Non intendevo mettere in dubbio l'utilità di pc e internet che sono ormai mezzi riconosciuti e accettati. Volevo invece chiederle se il loro uso indiscriminato non può creare confusione tra il reale e il virtuale?
In un adolescente normale e cioè con problematiche normali questo rischio non sussiste.

Interessante. Generalmente si sentono opinioni assolutamente opposte...
L'adolescente sa distinguere ciò che è reale e ciò che è virtuale. L'adolescente ha una capacità di stare sul piano della realtà molto elevata. Ma anche quella di stare su piani diversi come quella della fantasia o altri piani ancora. In questa comunicazione l'adolescente impara a esprimersi, impara a essere se stesso, un po' nascosto magari, ma in questo momento ha bisogno di stare nascosto. In questo caso il mezzo può essere anche uno strumento di crescita e non deve essere demonizzato come forma di "non comunicazione".  Lui lì riesce a comunicare, a tirare fuori i suoi pensieri più profondi. Si rende conto che il mezzo utilizzato è virtuale ma intanto lo ha fatto. Poi si tratta di far venire fuori questa esperienza e trasformarla in realtà.

 

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News AISS (2009-08-24;10:46:59)

 

Ricerca IUSM, i club chiedono più marketing e customer care

È in estrema sintesi quanto emerge da una ricerca dal titolo Attese del mondo del lavoro, competenze e figure professionale, alla luce del percorso formativo IUSM” effettuata dal Centro Studi e Ricerche di Mercato dello stesso istituto. Lo studio ha voluto commisurare il rapporto tra il livello di conoscenza e competenza degli studenti derivante dal processo formativo (Isef, laurea, preparazione post-universitaria.) e le legittime aspettative provenienti dal mondo del lavoro e più in specifico degli operatori presenti sul mercato.
I dirigenti sportivi così come gli istruttori in futuro dovranno colmare quella carenza diffusa in materie quali la gestione e il marketing di club e piscine. La ricerca ha coinvolto 94 organizzazioni suddivise tra circoli/centri sportivi (46,8%), centri fisioterapici e di rieducazione motoria(4,3%), palestre (34%), centri benessere (6,4%), centri sportivi municipali (2,1%).
Tra i dati che emergono viene evidenziato che coloro che si occupano dell’area gestionale –dirigenti, titolari o gestori – hanno evidenziato scarsità frequenti relative a “gestione e marketing” (48,6%), “ mancata condivisione di mission e vision” (25,7%) e  scarsa affidabilità professionale (22,9%). Nell’area della direzione tecnica –gli istruttori di sala pesi o di piscina - si individua la stessa carenza espressa nella “gestione e marketing” (47,1%), nella “mancanza di aggiornamento” (26,5%) e nella “scarsa capacità di lavorare in team” (23,5%).Nell’area fitness – wellness si evidenziano carenze nella “condivisione della mission e vision aziendale” (32%), nel “sapere teorico” (28%) e nelle “conoscenze in ambito biomedico” (28%).Nell’area tecnico – sportiva si evidenziano invece carenze nel “sapere teorico” (37,9%), nella “condivisione della mission e vision aziendale” (34,5%) e nella “capacità di metodo nell’attuazione della pratica sportiva” (34,5%). Nell’area medico sportiva vi è una mancanza nella condivisione della “mission e vision” e nella “capacità di lavorare in team”.Un dato interessante che emerge dall’inchiesta è quello relativo all’età: la quasi totalità del personale impiegato è tra i 26 e 40 anni, il 37,6% ha fra in 26 e i 30 anni; il 47,3% ha un’età compresa fra i 31 e i 35 anni; il 12,9% ha un’età compresa fra i 36 ed i 40 anni. Un altro dato importante è quello relativo alla disponibilità ad acquisire nuovo personale nel prossimo futuro. Viene dichiarata dal 41,5% degli intervistati. Le caratteristiche attese in caso di assunzione puntano sempre alla capacità organizzativa, di lavorare in team e di avere un forte orientamento alla clientela. È interessante notare che il 54% dei rispondenti nell’area manageriale non sa indicare alcuna caratteristica tra quelle necessarie per avere un’adeguata preparazione / formazione. I nuovi assunti verrebbero impiegati soprattutto nell’area tecnico sportiva (81,5%) e nell’area fitness – wellness (40,7%). Viene inoltre di gran lunga dichiarata la preferenza per un titolo di studio di grado universitario (ISEF o laurea in Scienze Motorie Sportive) completato da una formazione tecnica specifica quale il brevetto (38,7%); anche il solo titolo di laurea in scienze motorie e sportive raggiunge una buon livello di preferenza (20%). Tre sono le figure professionali più richieste: il manager sportivo, l’esperto in marketing e comunicazione e l’esperto in attività motorie preventive e adattive esclusivi.

 

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News AISS (2009-09-03;13:33:25)

 

Basta, cambio vita!

Smettere di fumare, perdere peso, cambiare lavoro, fare nuove amicizie, trasferirsi in un'altra città, ottenere una promozione... Sono tante le cose che vorremmo fare per noi e che alla fine rimandiamo sempre. Come si rimedia? Con un life coach Si torna dalle vacanze estive con mille idee che frullano per la testa e tanta voglia di cambiamento. Il relax e il contatto con se stessi portano ad ascoltare di più le aspirazioni e i sogni che durante l'anno restano sopiti. E così ci si scopre desiderosi di fare tante cose nuove, di modificare le vecchie, di arricchirsi e migliorarsi. Ma poi si finisce sempre per tornare al solito tran-tran. Per evitare l'ennesima rinuncia e raggiungere finalmente i propri obiettivi, un metodo c'è: rivolgersi a un life coach. Una specie di allenatore di vita. Perdere peso, smettere di fumare, cambiare lavoro, ottenere una promozione, imparare una lingua straniera, fare nuove amicizie, migliorare i rapporti interpersonali sul lavoro o in famiglia, cambiare città... Sono tante le cose che si possono fare, basta avere l'approccio giusto. «La vita che vuoi è la sola che avrai» è il motto di Giovanna Giuffredi, psicologa, vicepresidente della Federazione Italiana Coach, fondatrice e responsabile scientifico di Life Coach Italy e protagonista della trasmissione tv "Adolescenti: istruzioni per l'uso". È con lei che abbiamo parlato di come diventare artefici del proprio destino.

In che cosa consiste il lavoro del life coach?
Il coaching si rivolge innanzitutto alla sfera privata e a tutto quello che la riguarda. Attività di organizzazione familiare o del lavoro, ma sempre a livello personale. Si può lavorare sullo sviluppo della propria carriera, su un cambiamento di lavoro, sulle relazioni interpersonali tra genitori e figli, relazioni affettive, miglior gestione del proprio tempo o denaro. Oppure per ottenere un obiettivo: andare in palestra, perdere peso, imparare una lingua straniera.
Da dove nasce questa professione?
La parte “Life” di questo lavoro, quella che appunto riguarda la vita privata delle persone, è un’applicazione del metodo “coaching”, che ha un approccio maieutico, aiuta le persone a trovare da sole le proprie risposte. Partiamo dal presupposto che si abbiano dentro di noi le soluzioni a ogni quesito, che si sappia esattamente dove si vuole andare, ma che qualche volta si faccia fatica a focalizzare la meta in maniera precisa, a trovare delle strade consone. Noi aiutiamo le persone a trovare la consapevolezza per definire gli obiettivi e le strategie migliori e a eliminare gli ostacoli che spesso sono solo mentali.
Niente a che vedere con l’analisi
No, la terapia analitica e il life coaching sono due cose diverse. Ma il life coaching si può tranquillamente affiancare all’analisi.
Un caso che le è rimasto impresso?
Una donna che è venuta da me, dopo anni di analisi e lungo lavoro su se stessa, per sbloccare una situazione lavorativa. La sua carriera era ferma. Anni di studi, di attestati, di master ma nessun progresso. E un enorme interesse per l’arte, per la quale però lei non si sentiva mai abbastanza brava. L’ho aiutata a diventare responsabile di se stessa e a dare risposte ai suoi desideri. Alla fine ha progettato e realizzato, ottenendo anche dei finanziamenti, una libreria in cui organizzava anche corsi di scrittura creativa per bambini, piccole mostre, esposizioni.
Chi si rivolge a lei spesso chiede anche di essere aiutato a smettere di fumare o a perdere peso
Sì e noi cerchiamo di partire con il piede giusto utilizzando un linguaggio positivo. Non si cerca, per esempio, di tornare al peso di qualche anno fa o a chi vuole abbandonare la sigaretta chiediamo di focalizzarsi su cosa otterrà quando avrà smesso di fumare. Troviamo obiettivi trainanti: starà meglio, non dovrò più chiudermi sul balcone a fumare mentre il resto della mia famiglia e in casa e fuori fa freddo. Il coaching ha un approccio molto pragmatico. Si aiutano le persone a fare un piano d’azione a individuare dei passi concreti. Che cosa, entro quando, in che direzione.
Il coaching ha un’applicazione anche sull’amore e i rapporti interpersonali? Per esempio storie sbagliate, violenza domestica, donne che si innamorano sempre di uomini difficili
Sì ma queste sono situazioni che affrontiamo con molta delicatezza. Abbiamo un codice deontologico molto rigoroso. Non possiamo, per esempio, toccare zone di profondo disagio psicologico che sono appannaggio della psicoterapia. Nel caso di una rottura sentimentale, invece, che non abbia le implicazioni sopra citate, possiamo aiutare la persona a riprendere in mano la propria vita o a migliorare le relazioni anche in campo famigliare. Si vanno a individuare delle leve positive verso le quali la persona vuole andare. Per esempio nel caso di un divorzio: voglio mantenere un conflitto perenne con il mio ex o voglio che ci sia serenità in modo da dimenticarlo e potermi dedicare alla realizzazione di me stessa? Sono queste le domande che andiamo a porre per superare un momento difficile.
Esiste uno schema da seguire nel portare una persona al raggiungimento dei propri obiettivi?
Assolutamente sì. Il coaching è semplice ma molto rigoroso, con modelli di riferimento per gestire al meglio gli obiettivi. Intanto, come dicevamo, la persona si deve porre un obiettivo in termini positivi: non voglio litigare, non voglio più mangiare così tanto… La dizione positiva aiuta a capire cosa si vuole realmente, quindi: voglio avere più amici, voglio sentirmi meglio con il mio corpo, per esempio. Poi verificare che l’obiettivo sia sotto il diretto controllo della persona. Se implica che qualcun altro cambi idea o intervenga non è un obiettivo allenabile, come diciamo noi, gestibile (per esempio, voglio che lui torni da me, ndr.). Inoltre chiediamo alle persone di spiegare che cosa accadrà quando l’obiettivo sarà raggiunto, in modo da renderlo più reale possibile. E verifichiamo che la persona abbia tutte le capacità e le informazioni e le competenze per arrivare dove vuole, altrimenti la aiutiamo a ottenerle. Infine si stabiliscono i tempi. A volte aiutiamo anche a trovare delle alternative. A volte l’obiettivo non è quello che ci espongono ma parlando viene fuori ben altro.
Ci può indicare dei casi tipi da life coach?
Smettere di fumare, dimagrire, migliorare i rapporti con i propri figli (parental coaching) o con il partner, migliorare il bilanciamento vita privata e lavorativa, organizzare meglio i tempi, riprendere in mano il privato. Casi di cambio o ricerca di lavoro, ragazzi che vogliono un aiuto per scegliere il percorso universitario migliore (career coaching) o studenti bloccati con gli studi. Sviluppo di carriera. Persino cambio di casa, una decisione più complessa di quel che si pensa. Noi dicamo stesso che con il coaching noi gettiamo un ponte tra la situazione attuale e quella desiderata. Noi lavoriamo sul presente e sul futuro e non sul passato.

 

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 News AISS (2009-09-24;17:51:42)

 

Perrone: «Lecce traina la classifica
del benessere nel Salento e in Puglia»

 

Il sindaco orgoglioso del "piazzamento" della città nello studio del Sole 24 Ore: forte incoraggiamento

LECCE - «Sono convinto che la città di Lecce sia l’elemento traino di questo significativo risultato». È il commento del sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ai risultati della classifica de Il Sole 24 Ore sul grado di benessere delle province italiane (Bil), che pone la provincia di Lecce al 44° posto. «È chiaro - puntualizza il primo cittadino - che la graduatoria rispecchia innanzitutto la cronica distanza tra Nord e Sud del Paese, come qualsiasi graduatoria che misuri ricchezza, qualità della vita, produttività o benessere. Ma proprio per questo motivo risulta ancora più importante il fatto che la nostra provincia si ponga come la quarta del Mezzogiorno, preceduta solo da Potenza, Campobasso e Matera, e soprattutto come prima in Puglia a distanze straordinarie dalle altre». «Mi sembra fisiologico - aggiunge Perrone - considerare che nei parametri utilizzati dalla classifica gioca un ruolo decisivo la crescita complessiva della città capoluogo. I criteri che fanno riferimento alle condizioni di vita materiali, all’istruzione ed ai rapporti sociali, alla sanità e all’ambiente, alla sicurezza, infatti, sono proprio i solchi nei quali la crescita di Lecce negli ultimi anni è più visibile. Del resto, prima ed in maniera altrettanto significativa di questa classifica, altri fatti e circostanze dimostrano che la nostra città è una città appetibile e nella quale vale proprio la pena venire a vivere: l’interesse degli operatori economici, la centralità politica che ha avuto in occasione dei recenti lavori del G8, la rilevanza politica ed economica che acquisirà per gli imminenti Seminari Aspen di ottobre, l’attitudine crescente ad essere palcoscenico cinematografico». Il sindaco ha poi così concluso: «Segnali forti ed incoraggianti per chi come noi ha responsabilità istituzionali e deve lottare quotidianamente per stemperare le asprezze di un tessuto economico e sociali ancora molto difficile».

R. W.
23 settembre 2009

 

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News AISS (2009-10-15;19:17:30)

 

Il cibo dà alla testa

Caffè, cioccolato, formaggio ma anche pomodoro e fragole: sono solo alcuni degli alimenti in grado di scatenare la cefalea. Ecco quali sono gli altri e come comportarsi L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha annoverato l'emicrania tra le venti maggiori cause di disabilità: chi ne soffre, e in Italia sono 6 milioni (soprattutto donne), sa quanto possa essere invalidante, soprattutto quando si accompagna a nausea, vomito, fotofobia o intolleranza ai rumori, talvolta per più giorni. Anche un più banale mal di testa, magari come quello alla fine del pasto, può però avere le sue conseguenze negative. Premesso che le cause possono essere molteplici - comunque da accertare con uno specialista - esistono anche cibi e sostanze dagli effetti cefalgici. È bene quindi non confondere il mal di testa alimentare, che non necessita di cure o rimedi urgenti, con altri disturbi come allergie o intolleranze.Attenzione agli additivi:
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conservanti, il più comune è il gluttamato o sodio monoglutammato (MSG): salse e concentrati di pomodoro, salse di soia, lavorazione del formaggio parmigiano, dadi da brodo, estratti in polvere per brodo o arrosti e nei prodotti a sapore salato (ad esempio i saporitori per arrosti o per pesce).
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solfiti (diossido di zolfo, acido solforoso, tutti i sali che possono liberare zolfo): alimenti fermentati (dai formaggi ai vini)
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nitrati (E251, E252) e nitriti (E249, E250): presenti in natura, vengono usati nelle preparazioni di salumi, carni in scatola e pesci marinatiOcchio alle sostanze attive che si trovano negli alimenti o vengono prodotte durante la digestione:
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Amine come la tiramina (formaggi fermentati e stagionati, estratto di lievito, conserve di pesce come sardine, tonno e aringhe, vini e birra, banane, semi di soia, nocciole, avocado, oli di semi vari), l'istamina (pesci, crostacei, maiale, salumi, albume, pomodori, cavoli, fragole, vini e birra) la dopamina, la serotonina e la feniletilenamina (carne, pesce, uova e formaggi)
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Metilxantine, come la caffeina (le bevande a base di caffè e negli alimenti insaporiti all'aroma di caffè), la teofillina (nelle bevande a base di ) e la teobromina (nelle bevande e negli alimenti a base e all'aroma di cacao)Dicevamo che molte di queste sostenze possono provocare anche altre reazioni oltre alla cefalea. Quali? Orticaria (amine), ipotensione (amine), arrossamento del volto (amine), acidità di stomaco (amine e metilxantine), tachicardia (amine e metilxantine), ipotensione (amine), contrazioni della muscolatura liscia vasale (amine), vasospasmo (metilxantine). Tra gli additivi, il sodio monoglutammato può causare la cosiddetta sindrome del ristorante cinese - alterazioni della sensibilità e dolori del capo e del collo, del torace e degli arti superiori, palpitazioni e senso di debolezza - mentre i solfiti che si trovano negli alimenti fermentati possono dare talvolta lievi accessi asmatici, orticaria e arrossamento del volto.Che fare quindi? Oltre a consultare il medico, tanto per cominciare si può provare a identificare la sostanza incriminata, magari tenendo un diario in cui si indicano i cibi assunti, la quantità, l'orario. Dopo di che si può provare a scartare il "sospetto" dalla dieta (attenzione ai tagli drastici: magari non è necessario eliminare tutta la categoria!). Come per ogni cosa, vale la regola del buon senso: un'alimentazione sana e equilibrata, fatta soprattutto di frutta e verdure fresche, mentiene non solo in forma, ma anche in salute.

 

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News AISS26-08-2010;08:43:30

L’Attività Fisica come Strumento di Equilibrio

di: Francesco Perrotta

Secondo il modello originariamente formulato in: “ La costruzione della realtà”, l’esperienza è il frutto dell’interazione dinamica tra due sottosistemi connessi nell’ambito del sistema psicologico, sottosistemi che vengono universalmente indicati come “organismo” ed “ambiente”. In altri termini, il sistema psicologico è un sistema dinamico, composto da due sottosistemi in interazione che vengono convenzionalmente individuati come “soggetto” ed “oggetto”, sebbene nell’interazione sociale le due denominazioni possano essere indifferentemente scambiate tra i due sottosistemi. In questo modo l’esperienza psichica, che è il vero oggetto di indagine della Psicologia, può essere ridefinita eliminando la contrapposizione tra un soggetto che esperisce ed un oggetto che è esperito.
In questo modello basato sull’interazione dinamica tra l’individuo ed il suo ambiente, la concezione piagetiana del “comportamento come adattamento” acquista una nuova valenza, dal momento che ogni comportamento, come manifestazione esterna di una esperienza interiore, tende al recupero dell’equilibrio con un ambiente che, a sua volta, è parte attiva nella relazione dinamica e tende esso stesso al mantenimento, o al recupero, dell’equilibrio intrasistemico.
D’altro canto, l’ambiente è ben lungi dall’essere quella “realtà oggettiva” che il senso comune normalmente intende, dal momento che l’unico ambiente che l’individuo conosce è quello della sua rappresentazione mentale. In questo senso, nel momento in cui il neonato riconosce la madre come altro da sé e l’Io si costituisce a partire dal tu, il problema dell’equilibrio organismo-ambiente si qualifica come il problema dell’interazione sociale.
L’interazione sociale rappresenta un problema in quanto le categorie cognitive non garantiscono l’oggettività del sapere che si costituisce come modalità strutturata dell’esperienza individuale. Pertanto, secondo questo modello, se i due sottosistemi in interazione, l’individuo ed il suo interlocutore, non arrivano a ristabilire l’equilibrio relazionale, ricercato a livello affettivo dalle due parti, ci può essere un bellissimo discorso in perfetto linguaggio scientifico, ma non c’è comunicazione e non c’è comprensione.
Il modello presentato toglie, dunque, al sistema cognitivo umano la sua centralità, non solo per l’impossibilità di raggiungere la realtà oggettiva, ma anche perchè ciascun individuo presenta, in quel momento e per quel tipo di squilibrio, conformemente alle modalità della sua esperienza, una modalità unica di recuperare l’equilibrio con l’ambiente. In questo quadro non ha più alcun senso parlare di abilità “diverse”, essendo diverse da individuo a individuo le abilità di ciascuno.
La peculiarità del processo continuo per cui ciascun individuo tende al recupero dell’equilibrio intrasistemico nella maniera che per lui è più economica si basa sul sistema di costanza dell’Io. Tale sistema, come insieme di autocategorizzazioni ed autovalutazioni relative alle proprie capacità di trattare con il flusso delle stimolazioni ambientali, si va costituendo congiuntamente all’identità personale e funziona come un economizzatore a più livelli, salvaguardando contemporaneamente la costanza del sistema cognitivo ed affettivo individuale. Il sistema di costanza dell’Io, determinato dall’esperienza passata del soggetto a livello biofisiologico e psicoculturale, fonda il livello di aspirazioni dell’Io e funziona come probabilità nei riguardi dell’azione.
La sintetica esposizione di questo modello ci permette di cogliere due ordini di conseguenze rilevanti, rispetto alla tematica dello sport.
Innanzitutto, la pratica sportiva è destinata a migliorare la costanza dell’Io a livello biofisiologico (il miglioramento delle prestazioni conseguenti all’esercizio traducendosi in un miglioramento dello schema corporeo) ed a livello psicoculturale (grazie all’aumentata gamma di prestazioni ed interazioni che si traduce in atteggiamenti più positivi nelle dinamiche interazionali).
In un contesto psicologico più generale, la ricerca più recente sui fondamenti neuro-pcicologici del comportamento cognitivo dimostra che la plasticità neuronale consente di incrementare e/o compensare con modalità differenti quelle che sono comunemente ritenute le “massime” capacità cognitive dell’individuo cosiddetto “normale”.
Ma poiché la norma è solo un concetto statistico ed una statistica dell’esperienza soggettiva non può essere realizzata, diventa molto difficile parlare di esperienza normale. Si deve dunque concludere che, grazie alla plasticità neuronale, la pratica sportiva consente a qualsiasi sistema cognitivo nella sua peculiarità di ottimizzare le dinamiche interattive di riequilibramento del sistema organismo-ambiente, sia nell’individuo sano, che in quello cosiddetto “malato”.
Infatti, gli effetti a lungo termine della malattia ipocinetica non sono ancora conosciuti a fondo, ma alcuni dati sembrano indicare l’esistenza di un significativo deterioramento delle capacità motorie in molti bambini. L’aumento dell’obesità tra i giovani da una ricerca effettuata ha potuto riscontrare il 25% della popolazione infantile è obesa con un incremento del 20% rispetto allo precedente decennio. È stata provata l’esistenza di proporzionalità diretta tra percentuale di massa grassa e tempo trascorso davanti alla televisione o ai video-games e PC. I bambini obesi mostrano una ridotta funzionalità cardiorespiratoria da sforzo anche eliminando gli effetti del sovrappeso corporeo (riferendo cioè i valori alla sola massa magra). Il sovrappeso corporeo è apparso collegato con un aumento significativo del rischio di coronaropatia precoce, un tema del quale ormai si stanno occupando numerosi gruppi di ricercatori.
Le attività motorie, sembrano influenzare positivamente nel bambino e giovane obeso anche il controllo nervoso autonomo del cuore riducendo il livello di attività simpatica.
In questa realtà, ci appare indispensabile sottolineare il ruolo riservato alle Scienze motorie e sportive, una scienza che nel nostro Paese ha ormai da un po’ di anni una vera e propria facoltà universitaria e può contare di veri e propri professionisti del movimento – chinesiologi – con centri fitness e strutture di riferimento. Il ruolo delle scienze motorie mira a prevenire e aiutare alla crescita psicofisica globale, all’accertamento dello stato di salute dell´essere umano e deve invece avere oggi sicuramente una incidenza più ampia, spaziare nei campi più vasti e socialmente importanti delle attività motorio sportive come mezzo di prevenzione e cura (sport-terapia) importante per le numerose patologie tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza, l’obesità, è quindi sarà necessario innanzitutto consigliare ai lettori di:
1. approfondire le nostre conoscenze di chinesiologia - fisiologia e la fisiopatologia dell’esercizio fisico nel bambino ed adolescente adulto ed anziano;
2. razionalizzare ed armonizzare, per quanto possibile la metodologia e la tecnica delle attività motorie
3. diffonderle, soprattutto tra i genitori, la scuola, i dirigenti e gli educatori
4. avere una più solida cultura “sportiva”, pubblicizzando l’importanza della attività motoria preventiva ben fatta e
5. l’utilità di un monitoraggio del “giovane sportivo” nel tempo, finalizzato ad ottenere che egli svolga correttamente il proprio allenamento, e rispetti i tempi di riposo e di recupero (specialmente dopo un infortunio o una malattia ), mantenga sempre alte le abitudini di vita igieniche, mangiando in maniera sana ed equilibrata, evitando di fumare e bere alcool e, soprattutto di, non utilizzare integratori e farmaci, i quali, in tutti i casi in queste età e non solo sono dannosi alla nostra salute.
Il sapere,nella sua valenza conoscitiva,prende forma attraverso il corpo,il movimento e l´azione motoria,inoltre dall´esperienza e dall´insieme di relazioni con l´ambiente e con gli altri.
Lo studio della prassi e del processo conoscitivo danno statuto epistemiologico all´azione motoria e sportiva fino a considerarle vere e proprie scienze.
La salute passa attraverso il movimento e l´alimentazione sana ed equilibrata in un connubio multidisciplinare e transdiscilpinare che abbraccia le scienze motorie e sportive e l´educazione alimentare,una delle sei educazioni che fanno capo alla Conviveza Civile ,trasversale a tutte le discipline.

 

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News AISS (03-09-2010;11:29:45)

Una vita "fit" h24


Allenarsi tutto il giorno, anche mentre si sta facendo altro. Ma attente a non diventare ossessive

Non ci sono davvero più scuse per essere pigre. Palestre aperte anche la sera, dvd dimostrativi, attrezzi per allenarsi in casa: tutto concorre a indurvi a stare in forma. E infatti la passione per il fitness continua a far proseliti. L'ultima edizione del Rimini Wellness ha stabilito un record: più di 130mila visitatori (+30% rispetto all'anno scorso) alla ricerca dell'ultima frontiera dell'allenamento.

Sono i giovani tra i 25 e i 39 anni i più wellness maniaci, secondo una ricerca presentata durante la fiera, molto meno i 40/60 enni. In generale frequenta meno chi vive con partner e figli. Bella scoperta: coniugare lavoro, casa, bambini, partner e palestra è praticamente una mission impossible. Ecco perché vanno forte le vendite di tapis roulant da tenere in camera come si faceva una volta con la cyclette, e ai fitness center si richiede un orario di apertura sempre più flessibile.
I consigli dell'ex modella e neo-patita di wellnes Mugdha Godse (un tempo era pigra, ammette).

1- Operazione palestre aperte. Trovane una che abbia degli orari compatibili con i tuoi: ingresso prima delle 9, chiusura in tarda ora, apertura anche la domenica. Così sarà più facile organizarti, e frequentandola in orari più tranquilli riuscirai anche a concentrarti meglio.
2- Fai esercizio a letto. Ti hanno già detto che facendo sesso bruci un mucchio di calorie e tonifichi i muscoli? Ecco, allora metti in pratica. Se invece sei single, buttati sugli addominali: appena sveglia tre serie da 10. E avrai ancora più voglia di trovarti al più presto un fidanzato.
3- Danza del ventre alla scrivania. Sei bloccata in una pallosissima riunione: ora immagina di disegnare un cerchio con i tuoi muscoli addominali. Aiuta anche a praticare meglio l'esercizio al punto due.
4- Organizza la pausa pranzo. Un corso di flamenco, di yoga o di nuoto sincronizzato: fissalo all'ora di pausa, ma fai sempre uno spuntino leggero e nutriente dopo lo sforzo fisico.

Come per tutto, vale sempre la regola del non esagerare. Con il boom del fitness "viene avanti un nuovo fenomeno, la  vigoressia, conseguenza di chi sottopone il proprio fisico a forme di allenamento estreme e ad un'alimentazione molto elaborata e finalizzata alla sopportazione dei carichi di lavoro", denuncia il professor Emilio Franzoni (Direttore del Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell'Università di Bologna). Chi ne soffre trascorre tutto il tempo libero in palestra o scrutando lo specchio per valutare lo sviluppo dei singoli muscoli, si sottopone a diete iperproteiche, si pesa in continuazione e utilizza un enorme quantità di integratori. Tutto sommato, è sempre meglio il punto due.

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